Mi suicido. Ma no, dai, ti sparo!

Il caso dell’uomo che a Firenze, non avendo il coraggio di suicidarsi, spara al primo che capita, un migrante, uccidendolo. Notizie talmente assurde che si spera quasi non siano vere.

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Quando hai il dubbio di esserti appena fatto un acido perché quello che hai di fronte è follia pura e non puoi o non vuoi credere che sia realmente successo, beh, è proprio in quel preciso attimo che ti rendi conto di quanto la realtà possa essere ben più stupefacente di qualsiasi altra droga. Non è che capiti proprio tutti i giorni, ma quando succede, per esempio sfogliando il giornale, finisce che quello che hai appena letto ti si fissi in testa e non si schiodi più. Proprio come certi ritornelli scemi. Che sia Chihuahua, la canzone di DJ BoBo, o il ballo del qua qua d’inizio anni Ottanta, poco importa. Impossibile da cancellare, almeno fino al sopraggiungere dell’Alzheimer. Garantito.

Dopo anni, la strana sensazione, si è ripresentata leggendo quanto segue: “Sono uscito di casa per ammazzarmi, ma non ne ho avuto il coraggio. Così, al primo che mi è passato davanti, gli ho sparato”. È questo ciò ha dichiarato alle forze dell’ordine un sessantacinquenne che, a Firenze, aveva deciso di metter fine alle proprie sofferenze una volta per tutte. Peccato solo che poi, giunto al dunque, evidentemente un po’ confuso sul da farsi invece che spararsi – guarda un po’ – quell’arma ha finito per puntarla contro il primo disgraziato che per caso si trovava a passare di lì. Pum. Pam. Pum. E da suicidio il tutto, in modo epicamente tragicomico, si è trasformato in un omicidio bello e buono. Perché volendoci rifare alla saggezza popolare la fortuna sarà anche bendata ma la sfiga, quella, ha dieci decimi di fisso.

Giusto per non farsi mancare nulla la vittima, uccisa con ben sei colpi di pistola, sarebbe pure un migrante, mentre a casa dell’anziano è stata ritrovata una lettera in cui aveva messo nero su bianco l’intenzione di togliersi la vita perché indebitato fino al collo. Comunque sia, che non fosse poi così facile darci un taglio, lo avevamo francamente già sentito dire in precedenza. In un’edizione del telegiornale di molti anni. Quando una tizia aveva tentato di suicidarsi buttandosi da un cavalcavia. Ma con scarso successo purtroppo. Perché la poverina era stata ritrovata qualche tempo dopo in un capanno dove un tale che si trovava nei paraggi l’aveva portata, legata a un letto, curata e stuprata ripetutamente. A soccorrerla e liberarla dal suo aguzzino l’ennesimo passante che alle grida di aiuto della donna aveva risposto chiamando la polizia.

Insomma, notizie in grado di metterti in corpo lo stesso senso di allucinazione e di follia provato per la prima volta da bambino saltellando sulle note del ballo del qua qua. O danzando su chissà su quale altra melodia. Poiché ognuno ha la sua. Capace di fotterti il cervello e di scuoterti nel fondo dell’animo al punto da non sapere più dove finisca il senso e inizi il delirio. Che poi, sono in pochi a saperlo, ma la canzone portata al successo da Romina Power fu scritta da uno svizzero. Tale Werner Thomas che, con i soldi racimolati grazie ai milioni di dischi venduti in tutto il mondo, si è poi trasferito in Ticino. Nel Locarnese. Sempre per la serie: incredibile ma vero.

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