Morisoli, rifatti i calcoli

L’elogio delle politiche neoliberiste da parte di Morisoli non trova un riscontro immediato nei dati economici del nostro Cantone, se non in negativo.

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Durante una recente trasmissione del Quotidiano, l’ex fedele scudiero di Marina Masoni, Sergio Morisoli ha magnificato con la consueta convinzione granitica i pregi del Libro Bianco (anniversario) e delle 101 misure per il rilancio dell’economia ticinese: senza questi interventi oggi saremmo messi decisamente peggio. Una qualche precisazione è doverosa.

Bene ha fatto Pino Sergi a sottolineare durante la trasmissione come il risultato delle strategie masoniane abbiano portato più che altro capannoni per la logistica (magazzini), posti di lavori precari e forti pressioni sui salari dei ticinesi.

Il fatto poi che – in perfetta sintonie delle teorie di Arthur Laffer – gli sgravi fiscali abbiano permesso di rilanciare gli investimenti e la crescita economica, portando addirittura più soldi nelle casse pubbliche è tutto da verificare. Calcolare correttamente l’evoluzione delle entrate fiscali come conseguenza degli sgravi è un lavoro complicato perché è necessario perlomeno depurare i dati dall’evoluzione congiunturale. Ad esempio, il grafico seguente mostra come le entrate delle società anonime (voce principale della tassazione delle persone giuridiche) segua piuttosto l’andamento del ciclo economico. Infatti, dopo la crisi della new economy, nel 2001/02, c’è stata una fase di ripresa sostenuta fino alla grande crisi del 2007, che ha portato a una significativa contrazione delle entrate fiscali (scala a sinistra). Il numero crescente delle società anonime (scala destra) sottostà a diverse letture tra le quale non bisogna dimenticare le strategie per promozione a lavoratori indipendenti di diversi disoccupati o l’arrivo di ditte italiane a seguito degli accordi bilaterali.

ImposteDati simili li otteniamo anche per le persone fisiche. Per non complicare l’esposizione abbiamo calcolato solo la media delle imposte cantonali pagate da ogni contribuente: nel 2002 la media era di 345 franchi, valore mai più raggiunto in seguito (valore minimo 288 nel 2012) e solo nel 2015 si è ritornati a un importo vicino ai 330 franchi.

L’unica cosa che possiamo dire è che non sappiamo quali effetti abbiano avuto gli sgravi fiscali sull’economia ticinese a meno di svolgere le opportune elaborazioni statistiche, il che sarebbe anche utile.

Possiamo invece affermare con sicurezza che la pubblica amministrazione ha incassato meno soldi, fatto questo che ha portato a una cura dimagrante per le uscite, con conseguenze non sempre positive.

Possiamo pure affermare che il neoliberismo (imperante a livello mondiale) sdoganato dalla signora Masoni, non si è fermato con la sua uscita di scena ma ha impregnato gran parte delle forze politiche ed economiche del cantone, fino ai giorni nostri.

Possiamo anche dire che l’economia cantonale non si è rafforzata, anzi sembra decisamente più debole come evidenziano i divari salariali con il resto della Svizzera e quelli  sulla produttività regionale (si veda: L’economia elvetica nell’era della globalizzazione). Durante la trasmissione si è pure affermato che allora – inizio anni 2000 – era impossibile prevedere l’evoluzione negativa della piazza finanziaria. Ma anche questo non è vero come dimostra un’intervista al prof. Anselmo Weiss sulla Regione (18.10.2001) che aveva previsto il disastro per il 2016 !

Insomma, è simpatico che una persona abbia le proprie convinzioni, ma esporle come verità assolute senza un minimo di analisi (e autocritica) è un pochino eccessivo.

Per chi volesse approfondire un pensiero alternativo a quello ricorrente, allego un articolo dell’economista Luigi Pasinetti, professore alla cattolica di Milano: “Le situazioni scandalose non possono durare all’infinito”.

 

https://www.roars.it/online/luigi-pasinetti-sulla-valutazione-della-ricerca-in-economia-le-situazioni-scandalose-non-possono-persistere-allinfinito/

 

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