Operazione Valascia: la mano pesante di Norman

Massiccia e spropositata azione di polizia voluta da Gobbi contro i tifosi dell’Ambrì “rei” di aver difeso donne e bambini durante gli scontri contro i tifosi del Losanna

Di

Sono le 6 di mattina dello scorso 14 marzo, mercoledi. In alcune case si dorme ancora, o qualcuno vaga come uno zombie in cucina per farsi un caffè. Magari fai piano perché tuo figlio, tua moglie o i tuoi genitori ancora dormono. Ma quel mercoledi, dalle 6 del mattino, 16 pattuglie della Polizia Cantonale,  su mandato del procuratore pubblico Nicola Respini, entravano in altrettante case ticinesi prelevando delle persone per portarle alle rispettive centrali e in alcuni casi facendo anche perquisizioni e sequestrando oggetti personali. Un’operazione in grande stile, una dimostrazione di forza ed efficienza da parte delle nostre forze dell’ordine, da mettere in atto allorquando ci sia da smantellare una potente rete terroristica o un gruppo di narcotrafficanti.

Tutta questa operazione, denominata in codice “Operazione Valascia”, ha invece coinvolto 16 tifosi dell’Ambrì, a cui sono mosse accuse di sommossa, travisamento del viso, violenza, lancio di oggetti, contravvenzione della  legge sugli esplosivi. Operazione sicuramente molto costosa nella quale a tutti gli interessati è stato fatto il test del DNA e sono state prese le impronte digitali di tutte le dita, senza contare lo spostamento dalle rispettivi centrali, con trasporto individuale, fino alla centrale di Lugano e ritorno.

I fatti a cui si riferiscono le accuse risalgono ormai a 2 mesi fa, durante l’incontro di campionato Ambrì – Losanna. In quell’occasione tifosi vodesi invasero il settore dei tifosi leventinesi creando danni e tensioni. Dalla curva sud alcuni componenti della Gioventù Biancoblu andarono a scontrarsi con i tifosi del Losanna, non per gioco o per voglia di scazzottare, ma perché in quel settore, con pochi addetti alla sicurezza, stanno a guardare la partita i tifosi con famiglie e quindi son presenti donne e bambini.

Una sorta di “difesa del territorio” da parte degli ultras locali, che non sta certo a noi dire se giusto o sbagliata, ma che sta nei codici della vita ultras. Atteggiamento, quello degli ultras leventinesi, che ancora oggi alcune persone presenti a quella partita hanno omaggiato con post di ringraziamento.

Quindi per due mesi, persone a cui bastava intimare con una lettera di presentarsi in centrale di polizia per accertamenti (cosa che tra l’altro è accaduta oltralpe per i tifosi svizzeri tedeschi dell’Ambrì e per i tifosi vodesi) sono stati lasciati liberi di muoversi, di andare a vedere ancora partite, di essere cittadini normali, e poi una mattina trattati da delinquenti di fronte ai propri cari. Possiamo solo immaginare lo spavento e la preoccupazione dei figli, delle compagne, delle mogli, delle madri e dei padri nel vedersi presentare, all’alba, un mandato di perquisizione e sequestro da parte di agenti in divisa.

Una forza messa in campo assolutamente spropositata visto l’entità e la gravità dei fatti. Allora che cosa si vuole ottenere piombando in casa della gente alle sei di mattina? Intimorire? Creare paura?

Che non scorra buon sangue tra la tifoseria biancoblu e il direttore del DI (leventinese doc) Norman Gobbi è cosa di anni, da quando gli ultras della Valascia si sono rifiutati di incontrare il Consigliere di Stato che aveva denigrato con uno scimmottesco “uhuhuhuh” un giocatore di colore del HC Lugano. Nel comunicato della Gioventu Biancoblu del 16 marzo si fa riferimento ad una rappresaglia politica e poliziesca contro la stessa tifoseria, da sempre antirazzista e libertaria, accompagnata da una confusione mediatica generale spaventosa, con comunicati imprecisi e informazioni vaghe, nella quale, improvvisamente, si ritrovano ad essere i responsabili dei fatti avvenuti.

Purtroppo Norman non è nuovo a questi atti di forza, ma questa volta ha decisamente alzato il tiro. Si è già scagliato contro bambini ecuadoregni e le loro famiglie, contro giovani ragazzi colpevoli di essere stranieri, sebbene ben integrati usando sempre il potere che la sua funzione gli dà e utilizzando modi e mezzi nel modo più plateale e nerboruto possibile. Oggi invece siamo di fronte a un’operazione contro 16 ticinesi, rei di appartenere a un gruppo ultras antagonista del nostro SuperNorman, che sono stati trattati come i peggiori criminali per aver ricacciato i tifosi ospiti nel loro settore, difendendo donne, uomini e bambini, quelli che dovrebbe difendere Norman, il difensore di “noss gent”.

Dal razzista siam passati all’ideologico, dal colore della pelle siam passati al pensiero. Dalla sicurezza alla repressione il passo è breve, e Norman Gobbi in questo frangente ha sempre avuto la cavalcata ampia.

Ti potrebbero interessare: