Rifacciamoci le feste!

La Gioventù Socialista di Zurigo propone di dedicare i giorni festivi a sfondo religioso a tematiche laiche. E Marco Chiesa, ovviamente, li bolla come sovversivi.

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Fra le proposte avanzate dalla Gioventù Socialista del Canton Zurigo ce n’è una che ha fatto diventare verdi di rabbia gli ambienti della destra svizzera. L’idea è questa: abolire le festività cristiane. Intendiamoci, non abolire le festività tout court, ma piuttosto riassegnare quelle religione già esistenti. Per esempio per celebrare la Giornata internazionale della donna o quella del Patrimonio culturale universale. Insomma, proponendo ragioni rigorosamente laiche per cui fare vacanza.

“Se qualcuno volesse prendersi un giorno di libero per motivi religiosi, o altro, dovrebbe comunque avere questa opportunità e la cosa sarebbe valida per tutti, anche per gli atei o i musulmani”, ha puntualizzato la rappresentante di Gioventù Socialista, Nadia Kuhn, al quotidiano gratuito d’oltre Gottardo 20 Minuten. Una riforma che, se da un lato sembra voler intercettare un bisogno, dall’altro va a cozzare con dogmi di cui i partiti borghesi sono strenui difensori.

E, guarda caso, tra i pitbull prontamente scattati in soccorso delle radici e della nostra cultura cristiana c’è il consigliere nazionale UDC Marco Chiesa (un cognome una garanzia!) che ha bollato i promotori della proposta come “sovversivi che non hanno rispetto per ciò che siamo!”. Per nulla e per niente, aggiungiamo noi. Che, detto da chi ha come parola d’ordine il disimpegno, fa decisamente schiantar dal ridere.

Già, fateci caso, il termine più in voga di questi tempi è “smantellamento”. Smantelliamo, dai. Il nostro e il vostro arsenale nucleare, però prima iniziate voi. Smantelliamo lo Stato sociale, ma anche solo lo Stato e basta. E così via. È tutto un continuo togliere chiodi e assi per liberare il campo al nuovo. Ad aria che non odori di chiuso e di muffa. A discapito di idee considerate ormai antiquate. Come quelle della Sinistra che, in Europa, è in prognosi riservata.

Ma se Peppone se la passa maluccio, Don Camillo non se la ride affatto. Anzi. L’accanimento di una società perlopiù laica, nei riguardi della religione e dei suoi retaggi, ricorda vagamente quello di uno stormo di piccioni incazzati e con il cagotto che hanno puntato un turista giapponese in Piazza Duomo a Milano. E ovviamente quando parliamo di religione ci riferiamo a quella cattolica o quantomeno cristiana.

Un movimento che, oltre alla difesa di posizioni ritenute dalla maggioranza della popolazione indifendibili, vedi il celibato dei preti, le posizioni poco elastiche riguardo al sesso, l’aborto e il divorzio, oggi si vede accerchiata perfino su posizioni come quella della presenza dei suoi simboli nei luoghi pubblici, dell’ora di religione nelle scuole o addirittura, come in questo caso, delle festività. Perché chi di smantellamento ferisce di smantellamento perisce.     

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