Street food’s war

Spiedini fumanti, birra alla spina, grasso che cola da bocche goduriose: questa è la street food mania. Fino al 2016 abbiamo vissuto senza i festival del cibo di strada, nel prossimo mese ce ne saranno tre. Le pance ticinesi sono pronte, i vassoietti sul ring: che la battaglia abbia inizio

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Il mio primo truck del cuore era un furgoncino di periferia che vendeva patatine unte alle 2 di notte. Niente di pretenzioso, solo cibo calorico adatto a un dopo sbornia. Perché, alla fine, il cibo da mangiare in strada è sempre esistito; anche le merendine del distributore rientrano nella categoria. Per non parlare poi di Paesi dove l’intera cultura gastronomica si basa sul take away, ovvero ‘prenditi sto kati roll e mangialo dove vuoi’. E se vogliamo chiudere il cerchio, tocchiamo il sud Italia dove ti strafoghi di arancini camminando e poi, non sazio, entri pure in trattoria.

Palermo moderno
Quel che non esisteva, era la cura per il cibo venduto dalla finestra di un furgoncino o su una bancarella. Con lo street food ci si doveva nutrire la gente a basso costo, ed è così che il pesciolino fritto mangiato per strada era cosa di poco conto. Ma la globalizzazione ha cambiato le cose e ha reso quel pesciolino l’ultimo baluardo dell’identità di un territorio.

La globalizzazione ha fatto anche altro: tra social, show sul cibo, curiosità per i nuovi piatti, la voglia di provarli e farsi vedere provandoli, si è copiata e incollata in mezzo mondo un’idea figa nata in America. Si è rivalutata l’alborella fritta, ma si è iniziato pure a preparare piatti gourmet da gustare sui marciapiedi.

Tutto è nato in California nel 2008. Dopo anni in cucine di ottimi hotel, lo chef coreano Roy Choi decise di salire a bordo di un furgoncino finemente ristrutturato, piazzarsi vicino ai più popolari nightclub di Los Angeles e farcire tacos messicani con carne cotta in stile coreano. In tre mesi aveva fatto il botto. Immediato fu l’acquisto di altri truck, ma soprattutto formidabile la trovata di segnalare i suoi spostamenti su Twitter. I fissati dei social network e i dilettanti buongustai tornavano bambini con un moderno nascondino: se Choi si fosse nascosto nelle fogne, loro l’avrebbero trovato.

(P.s. Se pagate o scroccate Netflix e vi gusta il loro maniacale amore per le serie sul cibo, non perdetevi Ugly Delicius, nel secondo episodio c’è pure Roy Choi)

RoyChoi

L’ideale di street food moderno ha quindi sorvolato l’oceano, si è rifatto l’abito e ha assunto nuovi significati. Col debito ritardo è arrivato in Svizzera e, dal 2014, sono iniziati anche i festival. In Ticino hanno fatto capolino nel 2016. Le leggi non sono mai pronte alle mode, ma nonostante le opposizioni di Comuni, ristoratori e conseguenti federazioni, i nuovi venditori ambulanti sono sempre di più. E le tre manifestazioni che tra poco ci saranno ne sono la prova.

Ho voluto sentire gli organizzatori degli eventi nostrani per capire un po’ cosa ci aspetta.

Lo Streetfoodfestival che ci sarà a Lugano tra il 31 marzo e il 2 aprile (poi in settembre a Bellinzona) è ormai un must. Il gruppo di organizzatori argoviese ha messo in piedi un vero colosso nel settore, trovando i giusti appoggi nei diversi cantoni. L’anno scorso è stato proposto 14 volte in varie città svizzere e ha attirato oltre 350’000 visitatori.

Il loro credo: Proporre cibi unici e originali che viaggiano su altrettanto insolite bancarelle e furgoncini. Far assaporare piatti di più parti del mondo grazie a porzioni da degustazione e a prezzi contenuti.

I cibi: Specialità svizzere e poi altre di 34 Paesi diversi. Tra i pezzi forti ci saranno piatti speziati del Kenya, momo (ravioli) del Tibet e le empanadas argentine.

I prezzi: Per le porzioni da degustazione si va dai 5 ai 7 franchi, per il menù (che comunque non può essere troppo grande) il prezzo non deve superare i 13 franchi.

I venditori: Moltissimi esperti del settore catering e fiere alimentari, pochi ticinesi: un 20% del totale, mi dicono.

Curiosità: Esaltatori di sapidità e ‘ausili’ prodotti industrialmente sono tabù. Quindi zero tolleranza per chi usa la Nutella.

StreetFoodfestivaCH
Lo Streetfood village organizzato dai ragazzi di Sapori&dissapori è, con questa di Caslano alla sua 5° tappa, ed è previsto per il 14 di aprile (o rinviato in caso di pioggia).

Il loro credo: Mettere un freno alle lamentele di chi pensa che la gastronomia in Ticino sia scarsa e poco fantasiosa. Per riuscirci reclutano, con accurata selezione, ristoratori di ogni categoria: da chi è da tempo nel mondo dello street food a chi da poco gira col suo truck, ma anche cuochi ‘tradizionali’ che escono dalla loro cucina per duellare, gastronomicamente parlando, con gli ambulanti.

I cibi: Specialità calabresi, siciliane, emiliane; molte rivisitazioni in chiave ‘street’ di piatti d’osteria (da ‘slurp’ vi cito il panino con guancette di maiale). Poi piatti vietnamiti, latinoamericani, indiani e mediorientali, tra cui pure la tajine. Per i golosi: si va dai cupcakes ai dolci dello Sri Lanka.

I prezzi: Nessuna regola fissa, la concorrenza dentro al village è uguale a quella di tutti i giorni.

I venditori: Tutti con sede in Ticino e Grigioni. Fino a oggi ai village hanno partecipato più di 70 ristoratori e produttori.

Curiosità: Tra gli chef c’è anche chi sceglie il village come banco di prova per nuove avventure o idee culinarie.

SporiFOTOOK
Poi, per uscire dal Luganese, non scordatevi del festival di soli truck: si terrà a Locarno tra il 27 e 29 aprile.

Ora sta alla vostra pancia, mente e portafogli dichiarare i vincitori della battaglia.

 

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