The Donald, mai così in basso

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“Credo davvero che sarei corso dentro anche se non avessi avuto un’arma”. Questa l’ultima sbruffonata difficilmente credibile di Donald Trump, che segue la sua proposta assurda di armare i docenti nelle scuole (leggi qui). La ripresa che lo dava al 40% di gradimento (una percentuale comunque bassa) in seguito alla riforma fiscale, ripiomba al 33%, un record negativo assoluto, dopo la sparatoria della scuola di Parkland, che ricordiamo aveva fatto 17 morti e decine di feriti.

Per farci un’idea, già a luglio del 2017, dopo sei mesi come inquilino della Casa Bianca, Trump aveva vinto il non invidiabile primato del tasso di approvazione più basso nella storia USA, con solo il 35% di statunitensi disposti a sostenerlo.

Non sappiamo se sia possibile scendere ancora, ma ora anche i suoi sostenitori più fanatici devono ammettere che la sua è la presidenza più tragicamente fallimentare nella storia degli Stati Uniti.

Che i democratici guadagnino consensi diventa dunque non tanto un merito, quanto una conseguenza logica. Con un avversario così alla presidenza, la migliore campagna è rimanere seduti con pop corn e noccioline ad attendere il prossimo disastro.

Il vantaggio democratico, in vista delle elezioni di mid-term* ad oggi, risulta abbastanza massiccio, con un 58% di americani che li sosterrebbero, a fronte di un 38% di gradimento per i repubblicani. Questa situazione favorevole, porta i democratici a capitalizzare la rabberciata presidenza Trump, tornando ai gradimenti del 2006, quando conquistarono il controllo di Camera e Senato, una prospettiva decisamente preoccupante per The Donald.

Per gli statunitensi, attualmente, pesano di più le politiche legate alla sanità e al controllo delle armi, baluardi tradizionalmente democratici, che i discorsi economici repubblicani.

A prescindere dagli orientamenti volubili dell’elettorato in fatto di armi, legati principalmente agli eccidii che negli USA stiamo ormai accettando quasi come la norma, vi è una chiara disaffezione nei confronti di un presidente che sembra sempre più navigare a braccio, un personaggio incapace di vivere il suo ruolo con realismo.

Se sia vero o no, come scrive Michael Wolff nel suo “Il fuoco e la furia” (leggi qui) riportando le dichiarazione di Steve Bannon, che “alla Casa Bianca lo considerano un idiota”, è poco importante. Importante è in che direzione possano andare gli Stati Uniti sotto il governo di un individuo che sembra incamerare, oltre ad un ego ipertrofico, anche una totale incapacità di gestire la politica sia interna che estera. Tocca ora ai democratici  non sedersi sugli allori, vincere le elezioni di mid-term e prepararsi serialmente alla battaglia, scovando una candidata o un candidato che tra due anni possa essere un serio antagonista e non il raccomandato di turno.

*Le elezioni di midterm, ovvero di metà mandato, si tengono ogni quattro anni, due anni dolpo l’elezione del presidente e riguardano i 435 membri del Congresso, e un terzo dei 100 membri del senato.

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