Il paradosso: Dell’Utri come Mandela

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A volte, si sa, la realtà supera la fantasia. Ciò accade ad esempio quando un gruppo di parlamentari fonda un “comitato per la libertà” per un detenuto, ispirandosi ai movimenti di protesta che hanno portato alla scarcerazione di Nelson Mandela. Intento nobile, non c’è che dire, se non fosse che il gruppo di parlamentari non fa parte di un movimento perseguitato, ma di Forza Italia e  che il prigioniero politico è Marcello dell’Utri.

Il paragone tra due figure così distanti appare quanto meno azzardato e, se non fosse sintomatico del declino ormai inarrestabile della politica italiana, farebbe sorridere.

Nelson Mandela e Marcello Dell’Utri, infatti, non potrebbero essere più diversi. Il primo, sudafricano scomparso nel 2013, è il simbolo della lotta all’apartheid, paladino dell’uguaglianza e dell’antirazzismo insignito del premio Nobel della pace nel 1993.

Nel 1942, quando era ancora un giovane studente di legge, Mandela prese parte al movimento di opposizione al regime minoritario dei bianchi che negava i diritti politici, sociali e civili alla maggioranza nera sudafricana e si unì all’African National Congress (ANC).

Quando nel 1948 il Partito Nazionale, salito al potere, mise in atto una politica di segregazione razziale, l’apartheid, Mandela oppose strenua resistenza, contribuendo a far adottare all’ANC la “Carta della Libertà” e fornendo assistenza legale gratuita a molti sudafricani neri.

Nel 1960 il regime di Pretoria, durante quello che è conosciuto come “il massacro di Shaperville”, uccise 69 militanti dell’ANC e mise al bando l’intera associazione. Mandela, sopravvisuto alla strage, diede vita ad una frangia militarista, decisa a rovesciare il regime e a difendere i propri diritti con le armi, ma venne arrestato nel 1963 e condannato all’ergastolo.

Prima che venisse emesso il verdetto, Mandela pronunciò queste parole, divenute in seguito manifesto del suo pensiero: Sono pronto a pagare la pena anche se so quanto triste e disperata sia la situazione per un africano in un carcere di questo paese. Sono stato in queste prigioni e so quanto forte sia la discriminazione, anche dietro le mura di una prigione, contro gli africani… In ogni caso queste considerazioni non distoglieranno me né altri come me dal sentiero che ho intrapreso. Per gli uomini, la libertà nella propria terra è l’apice delle proprie aspirazioni. Niente può distogliere loro da questa meta. Più potente della paura per l’inumana vita della prigione è la rabbia per le terribili condizioni nelle quali il mio popolo è soggetto fuori dalle prigioni, in questo paese… non ho dubbi che i posteri si pronunceranno per la mia innocenza e che i criminali che dovrebbero essere portati di fronte a questa corte sono i membri del governo“.

Durante la sua detenzione, continuò l’opposizione contro l’apartheid riuscendo ad esortare a non abbassare mai la guardia  e l’urlo “Mandela libero” fu lo slogan di tutti i movimenti antirazzisti del mondo. Nel 1985 rifiutò di essere liberato poiché le sue richieste di terminare la guerriglia allora in corso non furono accettate. Finalmente nel 1990 ottenne la libertà, nel 1993 il Nobel per la pace e nel 1998 divenne Presidente della Repubblica Sudafricana.

Nelson Mandela è ancora oggi il simbolo della lotta all’antirazzismo condotto con straordinaria dignità persino durante la detenzione. Il suo messaggio di pace era talmente forte che riuscì ad “evadere” le mura delle carceri e ad espandersi in Sudafrica e nel mondo intero, dando speranza a milioni di discriminati.p

Marcello Dell’Utri, per il quale si chiede un “comitato di libertà” simile, è un personaggio molto diverso. Siciliano, dirigente d’azienda e poi senatore di Forza Italia, è attualmente detenuto per concorso esterno in associazione mafiosa. La sua vita è stata segnata dall’amicizia fraterna con Silvio Berlusconi. Dapprima suo segretario, insieme a Cesare Previti lo aiutò ad acquistare la villa di Arcore dalla marchesina Casati Stampa, mettendo in piedi un’operazione immobiliare che ancora oggi ha dei lati oscuri. Negli anni ’80 divenne Amministratore delegato di Fininvest e nel 1994 fondò, insieme a Berlusconi,  Forza Italia, partito politico del quale divenne deputato nel 1996 e senatore nel 2001.

E’ stato destinatario di 11 procedimenti penali: per due volte è stato assolto (tentata estorsione e calunnia aggravata) e una volta ha patteggiato (frode fiscale e fatture false).  E’ stato indagato nel processo per la trattativa Stato-Mafia, per ricettazione, estorsione, peculato, abuso edilizio. Nel 2014 è stato condannato in via definitiva a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Nella motivazione della sentenza di primo grado si legge: “
“ (…) Dell’Utri, per la rilevanza causale espressa, ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa nostra, alla quale è stata, tra l’altro offerta l’opportunità, sempre con la mediazione di Dell’Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell’economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che politici. »
“ Vi è la prova che Dell’Utri aveva promesso alla mafia precisi vantaggi in campo politico e, di contro, vi è la prova che la mafia, in esecuzione di quella promessa, si era vieppiù orientata a votare per Forza Italia nella prima competizione elettorale utile e, ancora dopo, si era impegnata a sostenere elettoralmente l’imputato in occasione della sua candidatura al Parlamento Europe nelle file dello stesso partito(…)»

Nel 2014 la fuga in Libano alla quale era seguita l’estradizione in Italia e oggi è detenuto al carcere di Rebibbia a Roma.

Tuttavia, il suo comitato di libertà chiede i domiciliati e parla di trattamenti inumani, assimilabili a torture, ai quali il senatore forzista sarebbe sottoposto. Attualmente in ospedale per un tumore, il comitato sostiene che Dell’Utri abbia perso la sua privacy, in quanto è piantonato costantemente da guardie che  conversano tra loro e usano il cellulare anche nelle ore notturne. Secondo i fondatori del comitato per la libertà, la condizione di recluso ospedaliero sarebbe ben peggiore di quella di recluso ordinario. La loro richiesta è stata inviata al Presidente della Repubblica, al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e al presidente del Tribunale di sorveglianza di Roma. 
Recentemente la corte d’appello di Caltanissetta ha rigettato l’istanza di revisione del processo per il fondatore di Forza Italia. Nelle scorse settimane, invece, per due volte dal tribunale di sorveglianza di Roma ha bocciato un’istanza di differimento della pena per motivi di salute presentata dai legali dell’ex senatore.  Nonostante le precarie condizioni di salute, vista anche la passata fuga in Libano, Dell’Utri, non può considerarsi remota l’ipotesi di una nuova evasione.

Dunque, il destino di Marcello dell’Utri sembra essere molto diverso da quello di Nelson Mandela. D’altronde, anche il loro passato e il loro contributo all’umanità lo è stato.

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