Giorgio Giudici, architetto dell’universo

Giorgio Giudici salvatore di Lugano? Non prendiamoci per il sedere.

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Ieri, a firma di John Robbiani abbiamo letto un’intervista a Giorgio Giudici. Nell’ennesimo panegirico alla sua imperitura gloria, Giudici si fabbrica un piedistallo d’avorio sul quale salire e dominare la città sul Ceresio. Tutti suoi i meriti per le meraviglie che si erano progettate e saranno realizzate dopo il suo devastante passaggio.

Non una parola sul fatto che abbia lasciato il collega Borradori in braghe di tela, con una città indebitata e alla canna del gas. Dove i negozi si svuotano per colpa della speculazione edilizia e degli affitti, dove un povero ticinese medio deve vendere reni e fegato per abitare in centro.

Giudici, fratello massone, architetto, appaltatore e cementificatore, amico di amici, con una corte dei miracoli allargata dove il Nano si era incuneato perfettamente, nel 2011 piccato dichiarava:

“Detesto personalmente l’identificazione della massoneria come centro di potere”

Diciamolo chiaramente, Giudici in quarant’anni non ha fatto che spendere milioni e realizzare poco o nulla. I grandi progetti luganesi, durante il suo sindacato, non sono mai stati realizzati: il grande polo fieristico a Cassarate, il centro sportivo e il quartiere di Cornaredo, vedranno forse la luce dopo anni dalla sua abdicazione.

Colpa del settore pubblico, colpa della democrazia che mette i bastoni tra le ruote alla sana imprenditoria privata, secondo lui e i suoi, citiamo dall’intervista, dove parla sempre di Cornaredo:

“Il problema è che il pubblico non si è quasi mosso, mentre i privati hanno dimostrato ancora una volta di avere una marcia in più.”

Certo, una marcia in più come lui. Ricordiamo i quaranta anni in cui Giorgio Giudici, con la complicità di Giuliano Bignasca, creò scempi urbanistici inenarrabili, come quando, insieme al Nano, sottopose a fuoco di fila la lista di beni culturali e ville luganesi stilato con pazienza da Giovanna Masoni. Ricordiamo l’affaire “Casa Giulia”, dove il sindaco di Lugano, in barba alla popolazione che ne chiedeva la trasformazione in residenza primaria, aveva firmato un progetto per la ristrutturazione dello stabile a Paradiso per trasformarlo in garni (leggi bordello) insieme all’allora PPD e poi leghista Angelo Paparelli.  “È ora di finirla con i falsi moralismi”, tuonava l’opportunista massone. Giudici era quello che, in barba alle leggi edilizie vigenti, segava alberi e costruiva parcheggi, come l’attuale Piazza Castello, che in base al PR non doveva essere adibita a quell’utilizzo.

“…posteggi, posteggi ed ancora posteggi. Non importa se il traffico aumenta (…) A noi non importa un fico secco: alla città i posteggi occorrono,  e noi siamo determinati nel realizzarli. A partire da Piazza Castello dove sono stati tagliati i platani  e subito sono sorti un’ottantina di posti auto.”

Giudici era quello che se ne fregava del degrado degli stabili della cassa pensione dei dipendenti della Città, e si prendeva gioco delle interrogazioni in tal senso. Giudici e la sua amministrazione erano quelli del milione e mezzo dati all’associazione “La Fenice” e a 100 programmi occupazionali per costruire tre barche atte a rievocare lo sbarco dei Cisalpini a Lugano, barche poi lasciate a marcire poco dopo. Quello dei posti creati ad hoc (soprattutto a tempo parziale o a progetto, come per le barche dei Cisalpini) fu una particolarità del duumvirato Giudici – Bignasca, che in pochi anni ne fabbricò centinaia, depauperando le casse della Città.

Giudici era quello che voleva demolire il vecchio Palace per farci un centro commerciale, Palace che oggi debitamente restaurato è col Lac il vero gioiello di Lugano. Per quei fatti e per il conflitto di interessi, il Dicastero Edilizia gli venne allora dimezzato.

Giudici è quello che ha sempre cercato, nella speculazione più liberista, (basti vedere l’esempio della clinica Monte Bré trasformata in appartamenti di lusso) di costruire, cementificare, vendere, guadagnare. Se, come per i parcheggi in Piazza Castello, qualcosa di pregiato spariva, non era un problema suo.

Giorgio Giudici sindaco diceva che era profondamente scorretto dare in appalto opere pubbliche a ditte inadempienti, poi però deliberava per l’università un milione e rotti di lavoro a Bignasca Giuliano, indebitato con la Città e con l’azienda elettrica. Lo faceva da vicepresidente del consiglio di fondazione dell’USI, mica da sindaco. Evidentemente il sindaco Giudici non aveva informato il vicepresidente Giudici del fatto che Bignasca era moroso in merito a tasse, elettricità e AVS non pagata.

Giorgio Giudici era l’architetto che nel ’99 aveva progettato il più moderno garage Mercedes (11’500 m2) di tutta la Svizzera. Casualmente i trasporti luganesi si fornirono poco dopo di nuovi bus, di che marca, chiedete? Non vi insulto rispondendo. Il tutto in barba ai conducenti di TPL che ritenevano più idonea un’altra marca.

Giorgio Giudici salvatore di Lugano dunque? Dai, non prendiamoci per il sedere. Per dirla con parole sue, finiamola con i falsi moralismi. I decenni del suo sindacato sono costellati di progetti faraonici dove lui figura come progettista. Se conflitti d’interesse ci furono, restarono seppelliti sotto le macerie.

“…Il massone non è ateo. Il massone crede nel Grande Architetto dell’Universo.”

Diceva Giorgione. Il problema è che Giudici con quel Grande Architetto dell’Universo si è riconosciuto e sovrapposto.

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