Alfie e il suo cervello devastato

Magari, ora che leggete, Alfie è già morto, magari no, ma la mia angoscia nel pensare alla sua assurda sopravvivenza rimane e rimarrà

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“Alfie è ancora vivo dopo 9 ore senza respiratore. I genitori avrebbero praticato la respirazione bocca a bocca per tutta la notte. Sono ancora in corso contatti diplomatici. Appello del Papa.”

Questo è il titolo de La Regione Ticino. Non è colpa del quotidiano bellinzonese, che riporta solo i fatti. D’altronde un quotidiano riporta le notizie. Ma c’è qualcosa che stride e provoca dolore in questo titolo, lo dico da genitore.

Alfie nasce due anni fa in Inghilterra, finisce pochi mesi dopo in ospedale, gli viene diagnosticata una malattia neurodegenerativa collegata all’epilessia. Le sue condizioni peggiorano in maniera drastica fino ad oggi. I medici, viste le condizioni disperate propongono di cessare l’accanimento terapeutico. I genitori, come loro diritto si rivolgono al tribunale.

Alfie respira grazie a una macchina, la sua vita fragile è sospesa a un ausilio meccanico che gli permette di gonfiare i polmoni. Il suo cervello è devastato dalle convulsioni epilettiche, le strutture cerebrali che coordinano il cervello sono completamente scomparse. Alfie è cieco, sordo e refrattario ad ogni tipo di stimolo. Tutti gli specialisti di vari ospedali e anche medici italiani e tedeschi concordano sulla diagnosi.

I genitori sono cattolici, il padre vola a Roma dal Papa e chiede che Alfie sia ricoverato nell’ospedale del Vaticano. Una follia, il viaggio procurerebbe stimoli epilettici al bambino massacrandone ulteriormente il cervello. Il Consiglio dei Ministri italiano gli dà la cittadinanza, i giudici inglesi però impediscono il trasferimento in Italia, che è, visti tutti i pareri medici, una farsa.

Ieri è stato staccato il respiratore ad Alfie e i genitori hanno passato la notte a fare la respirazione bocca bocca al bambino. Papa Francesco ha fatto un appello, seguito dai soliti branchi di sciacalli (Salvini in primis) che si gettano sul caso umano, per “salvare” il piccolo. Ma i medici di Liverpool, che hanno in cura il bambino ribadiscono che: “…ogni ulteriore trattamento è non soltanto “futile” ma anche “ingeneroso e disumano”.

Peccato che non ci sia niente da salvare. Ed è, scusate se me la prendo coi genitori del bambino, un accanimento che fa arrabbiare, che fa salire agli occhi lacrime cocenti. Un accanimento che nessun figlio si merita, per genitori che hanno probabilmente perso il senso reale di cosa voglia dire amare, trasformando questo sentimento in una specie di credo settario, senza se e senza ma. Mio figlio DEVE vivere, non importa come, non importa perché. Deve vivere, anche se tutti i medici dicono che non ce la fa, e anche se lui soffre noi lo teniamo qui, usando il nostro egoismo come un cavo d’acciaio che prolunga la sua agonia.

Arrabbiatevi pure, dite che sono senza cuore, che non posso capire. Io di figli ne ho 3 e se anche soffro, a volte, so che certe scelte, certi fatti della vita sono necessari e inderogabili.

Lo è la morte e lo è l’enorme amore di lasciare andare una persona che ci è cara per regalarle quella pace che non esiste più in vita, se di vita possiamo parlare. Chi di voi ha avuto un parente in agonia in un ospedale può capire, chi ha sofferto mesi e anni vedendo asciugarsi un corpo, vedendo la pelle tendersi sulle ossa, chi ha visto macchinari mantenere barlumi di esistenza senza nessuna speranza reale sa di cosa parlo.

Coloro che demandano a Dio la decisione unica di togliere la vita, dovrebbero chiedersi se quel Dio aveva previsto che saremmo riusciti a prolungare artificalmente la vita di mesi o anni in agonie assurde e inspiegabili, che come i cerchi che si allargano dopo il lancio di un sasso in un lago, sommergono tutti coloro che sono attorno, reiterando il dolore giorno dopo giorno.

Ogni giorno. Per mesi. O anni.

Magari, ora che leggete, Alfie è già morto, magari no, ma la mia angoscia nel pensare alla sua assurda sopravvivenza rimane e rimarrà. Ogni tanto, le persone che amiamo le dobbiamo lasciare andare. Questo è vero e immenso amore, non l’ostinazione e la cocciutaggine della vita ad ogni costo.

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