Caro Renzi, dai retta a un ignorante

“Ciao Matteo, per rivincere devi saper perdere. Al tuo posto, prenderei la bici, andrei a trovare Luigi Di Maio e gli direi: eccomi qui pronto al tuo fianco per guarire l’Italia.” In soldoni è questo il senso della letterina indirizzata al leader dimissionario del Partito Democratico Matteo Renzi con la quale “il molleggiato”,tesse le lodi dell’ex-premier. Ma non di soli onori è fatto lo sproloquio dell’Adriano nazionalpopolare che, a quel buon bischero del Matteuccio, riserva anche qualche onere e un monito.

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Carini, nuovi e intelligenti. Li ha definiti così Donald Trump i missili pronti al decollo che, stando a quanto ha dichiarato il primo cittadino degli Stati Uniti in questi giorni, si augura possano servire da lezione al regime siriano reo di aver ancora una volta fatto uso di armi chimiche sulla popolazione civile. Ed è proprio per questa sua cocciutaggine che, Assad, si è meritato una bella punizione esemplare lì lì dall’essere portata a termine.

Perché, se il gioco della politica ha le sue regole, il carrozzone mediatico che gli ruota attorno non è certo da meno. Fatto di tutto e il contrario di tutto. Fatto di auspici, prese di posizione, consenso più o meno unanime, smentite, bracci di ferro, minacce e punizioni esemplari.

Un circo popolato da nani e ballerine attorno ai quali, da qualche tempo a questa parte, forse a causa del fatto che molti animali del serraglio – belve feroci comprese – si son fatte specie rare, ad aver monopolizzato il dibattito con proclami a mezzo stampa o via social sono una nutrita schiera di clown e di buffoni, meglio ancora se illetterati o semianalfabeti.

E allora non è un caso se colui che, nella vicina penisola, è conosciuto come “il re degli ignoranti”, si sia prontamente fatto avanti dicendo la sua in quella che è la telenovela del momento sulla possibile formazione di un governo dopo che, dalle ultime elezioni, il partito di maggioranza è risultato essere quello dei pentastellati. Evidentemente Adriano Celentano perde il pelo ma non il vizio. Soprattutto quello del predicatore che, ciclicamente, dal no alla caccia e all’aborto, non si è mai tirato indietro quando c’era da schierarsi.

Ciao Matteo, per rivincere devi saper perdere. Al tuo posto, prenderei la bici, andrei a trovare Luigi Di Maio e gli direi: eccomi qui pronto al tuo fianco per guarire l’Italia.” In soldoni è questo il senso della letterina indirizzata al leader dimissionario del Partito Democratico Matteo Renzi con la quale “il molleggiato”, sull’onda dell’amarcord, soprattutto nella prima parte, tesse le lodi dell’ex-premier. “Hai cominciato subito a lavorare per il ‘bene degli italiani’, e lo facevi ininterrottamente. Ovunque andassi era un successo. Ricordo che in una delle tante tappe in Germania ti accolsero con la banda che suonava Azzurro.”

Ma non di soli onori è fatto lo sproloquio dell’Adriano nazionalpopolare che, a quel buon bischero del Matteuccio, riserva anche qualche onere e un monito. “L’Italia, oggi, per colpa del PD o tua, è senza un governo mentre il Paese sprofonda. (…) Certo sbagliare è umano, ma risbagliare potrebbe essere da DEFICIENTI.” Un avvertimento il cui eco risuona per Renzi e per il maggior partito dell’area di sinistra come una fatwa. Sì, perché dietro a Don Celentano c’è un’intera nazione che aspetta da anni e con sempre maggior impazienza di avere un governo che faccia cose e che segni il cambiamento. Ecco perché l’aievedrim di Geppo il Folle è: “non riesco e non voglio neanche pensare quali benefiche ripercussioni potrebbe avere, anche in campo internazionale, una mossa del genere.” Per la serie: staremo a vedere.

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