I missili belli e intelligenti di Trump

Nel complesso scenario diplomatico della guerra in Siria, irrompe l’ennesimo tweet scriteriato di Donald Trump a minacciare la Russia

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Sulla guerra in Siria, una cosa è chiara: che si tratta di una guerra con una rilevantissima componente mediatica e comunicativa, che diventa uno strumento, quasi un’arma nei rapporti di forza fra le potenze, in particolare gli USA di Trump e la Russia di Putin, schierati contro o a difesa di Assad.

La sintesi di quella che sembra a tutti gli effetti una Guerra Fredda 3.0 sta tutta nella reazione scomposta, sgraziata, quasi da cyberbullo di Donald Trump su Twitter alla minaccia russa di abbattere i missili e i lanciatori nel caso di un raid americano. Il presidentissimo, non nuovo a sparate del genere, finora riservate al dittatore nordcoreano Kim Jong-Un (leggi qui), dichiara testualmente:

La Russia giura di abbattere tutti i missili sparati sulla Siria. Preparati Russia perché arriveranno, belli e nuovi e ‘intelligenti!’ Non dovresti essere alleata di un animale che uccide col gas il suo popolo e ne gode!

Belli, nuovi e intelligenti. Il Presidente degli Stati Uniti D’America, l’uomo con in mano la valigetta nucleare, parla di missili e armamenti come se fossero l’auto nuova che si è appena comprato, o l’ultimo modello di smartphone. La diplomazia condotta a colpi di insulti degni del peggior analfabeta funzionale incarognito con la Boldrini o con Renzi. Il tweet elevato a sostituto fai-da-te dei comunicati stampa e delle dichiarazioni a mezzo diplomatici.

E d’altro tenore, ma sempre sui social, su Facebook per bocca della portavoce diplomatica Maria Zakharova, è la replica russa, che suona quasi irridente, quasi come la risposta data dagli admin di una qualsiasi pagina Facebook a un utente molesto: “Colpisca piuttosto i terroristi”. E la Zakharova, a sua volta, passa quasi essa a fare la parte del troll, aggiungendo, sostanzialmente: “L’idea è quella di rimuovere le tracce cosicchè gli ispettori internazionali non trovino nulla?”. Il riferimento provocatorio è, ovviamente, al fatto centrale degli ultimi giorni, ovvero il presunto attacco chimico contro i civili a Douma, di cui gli USA accusano Assad, e smentito dalla Russia e riguardo al quale buona parte dei sostenitori di Assad (e di Putin) sostengono si tratti di una fake news montata ad arte per dare agli Stati Uniti il pretesto per colpire il regime siriano, o che sia stato messo a segno dai terroristi islamici che occupano Douma per screditare Assad.

Ovviamente, come consuetudine, quasi nell’immediato, arrivi la precisazione da parte dello staff di Trump: non c’è nulla di preparato, ci sta pensando, sta valutando le opzioni, non voleva dire quello che ha detto, ecc.. Quasi come se ogni volta che Trump apre bocca su Twitter, scatti la corsa a riparare ai danni delle sue sventurate uscite pubbliche, prima di scatenare l’apocalisse sul pianeta Terra per un tweet.

C’è da essere seriamente preoccupati: quanto a lungo Trump troverà dall’altra parte qualcuno che ignora il suo berciare da bullo trattandolo appunto come tale, e rispondendo invece secondo i canoni della diplomazia? Cosa succede se a un certo punto l’Assad, il Kim, il Putin di turno decide che le parole hanno un peso anche se scritte su Twitter e reagisce di conseguenza? Cosa risponderà poi The Donald, che era una battuta? Che gli hanno hackerato l’account? Non vorremmo arrivare al punto di temere che Trump possa fare qualcosa di peggio che premere il bottone della valigetta nucleare: cliccare INVIA sul tweet sbagliato. E allora, forse, ad essere bannato non sarà lui, ma noi tutti: dal pianeta Terra, però.

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