I ricordi da toccare e annusare

La carta non è passata a miglior vita, anzi. Il 93% della popolazione legge regolarmente almeno un giornale fatto alla vecchia maniera, continuando a preferirlo all’offerta online.

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La notizia, questa volta, sembra essere una buona notizia. Due persone su tre, quando leggono e s’informano sui fatti – poco importa se locali o globali – preferiscono avere tra le mani un giornale cartaceo, piuttosto che uno schermo luminoso. La carta non è passata a miglior vita, anzi. Il 93% della popolazione legge regolarmente almeno un giornale fatto alla vecchia maniera, continuando a preferirlo all’offerta online.

Certo, dagli ultimi rilevamenti semestrali che riguardano la Svizzera – e quella italiana in particolare – il numero delle copie vendute di giornali e riviste risulta in costante calo. A perdere più di tutti sono, a pari merito, “il Caffè” e “La Regione” con 3’000 copie a testa, seguiti a ruota da “Il Mattino della Domenica” e “Il Giornale del Popolo” con 2’000. È “Il Corriere del Ticino”, con 1’000 copie, l’unico quotidiano in crescita e in assoluto quello con più lettori (103’000). A far impallidire queste cifre sono però i numeri di “20 Minuti” che, mettendo assieme web e le tre edizioni in tedesco, francese e italiano, arriva ai 2,7 milioni di persone raggiunte attestandosi in vetta alla classifica elvetica.

In buona sostanza un i-pad sarà pure touch screen (cioè gli si può toccare lo schermo) e, figuriamoci, gli serve solo l’accesso a una rete wi-fi per essere connesso con il mondo o meglio ancora con l’universo mondo del World Wide Web, eppure – forse anche per questo motivo – nella gente, il bisogno di reale concretezza e non di fuffa digitale, resta vivo e si fa sempre più potente. Già. Mai annusato un libro? Tenuto in mano un vinile? Mai entrati in una di quelle biblioteche universitarie o nella magnifica biblioteca dell’abbazia di San Gallo? Quell’odore dolce di carta misto a muffa e sapere è uno di qui profumi che si fissano nella memoria per sempre. Che ti rimangono appiccicati addosso. Come l’odore del sesso di quella di una canzone di Luciano Ligabue. Anche perché quello virtuale non è esattamente la stessa cosa.

Sennò come si potrebbe spiegare in altro modo questa sorta di affezione psicologica ai quotidiani e al libro fatti di carta che vale anche per la musica in vinile ritornata di gran moda? La componente tattile e fisica dell’oggetto è vitale. Come sarebbe un mondo popolato esclusivamente da smartphone, tablet e altri apparecchi digitali in cui le relazioni umane dovessero essere mediate esclusivamente dai social e quelle commerciali dai bitcoin? Poco a misura d’uomo, probabilmente.

A proposito di musica, in un’intervista passata poco tempo fa alla radio, Giovanni Marini, una delle figure più importanti nello studio, nella ricerca e nell’esecuzione della tradizione musicale popolare italiana, a proposito del cd, diceva di provare orrore di fronte a tutto quel silenzio. Ecco perché una folta schiera di nostalgici, ma anche molti giovani, davanti al girare ipnotico e al gracchiante rumore dei 33 e dei 45 giri restano affascinati. Per la serie: ricordi da toccare e annusare, duri a morire.

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