Il giardino dei veri eroi

Lugano oggi è un po’ più bella, e in un incredibile parco Ciani, in questa primavera che rifulge di estetica vegetale, oggi sboccia un fiore di pensiero.

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Il giardino dei giusti è un’idea. Una mano delicata che accarezza delle storie. Un monumento verde a chi, nella sua vita, ha combattuto contro i totalitarismi, contro le discriminazioni e le vessazioni per aiutare e difendere altri esseri umani.

Un monumento che come pioggia dilava le amarezze e le crudeltà, un detergente sociale sulle nostre coscienze. Ora ce n’è uno anche a Lugano.

Il primo giardino dei giusti sorse a Gerusalemme, per commemorare chi, durante la Seconda Guerra mondiale, aveva aiutato e protetto degli ebrei. La c’è un posto anche per il nostro brigadiere Grüninger, il capo della polizia di San Gallo che salvò migliaia di persone dalla deportazione falsificandone i documenti.

Il rammarico, vedendo lo stillicidio palestinese, è che oggi Israele sembra avere dimenticato perché decenni fa piantò gli ulivi in quel giardino.

Da allora i giardini dei giusti si sono moltiplicati, in parchi, città, scuole e ambasciate. E ora ce n’è uno anche a Lugano, prima città della Svizzera a intraprendere questo piccolo e umile cammino per migliorare il mondo. 4 alberi per iniziare. Quattro monumenti arborei a Svizzeri giusti, come il pastore Guido Rivoir, che accolse clandestinamente i profughi cileni, come don Francesco Alberti, giornalista di popolo e Libertà, che combatté strenuamente tutte le dittature fino alla sua morte nel 1939. Come Carlo Sommaruga e sua moglie Anna Maria Valagussa, che diedero a silo e protessero numerosi ebrei.

Quei quattro alberi cresceranno, come dovrebbe crescere la coscienza civile, sempre più slavata in questi anni, dove le ombre del totalitarismo sembrano tornare prepotentemente.

Lugano oggi è un po’ più bella, e in un incredibile parco Ciani, in questa primavera che rifulge di estetica vegetale, oggi sboccia un fiore di pensiero.

Insieme ai colori dei tulipani e dei tageti, c’è un colore invisibile adagiato tra l’erba. Il timido colore dei piccoli eroi di ogni giorno, quelli che quando gli si chiede perché hanno rischiato così tanto per aiutare gli altri, rispondono come Giorgio Perlasca: “chiunque al mio posto avrebbe fatto la stessa cosa”.

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