Le donne della Resistenza

Nel giorno in cui si celebra la Liberazione d’Italia dal nazifascismo, non si può non ricordare il sacrificio di tante donne partigiane il cui coraggio fu strumento fondamentale per la vittoria delle forze di Resistenza

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Nel giorno in cui si celebra la Liberazione d’Italia dal nazifascismo, non si può non ricordare il sacrificio di tante donne partigiane il cui coraggio fu strumento fondamentale per la vittoria delle forze di Resistenza.

Esse da vere protagoniste nella lotta ai nazifascisti. Senza paura affrontarono situazioni che, secondo i pregiudizi dell’epoca, non erano consone al loro ruolo, misero la loro intelligenza a servizio della comunità e spesso sacrificarono le loro giovani vite per permettere a noi, oggi, di vivere liberi. Secondo l’ANPI (Associazione Nazionale dei Partigiani Italiani) le donne partigiane combattenti furono 35 mila, mentre 70 mila fecero parte dei Gruppi di difesa della Donna. 4653 di loro furono arrestate e torturate, oltre 2750 vennero deportate in Germania, 2812 fucilate o impiccate. 1070 caddero in combattimento, 19 vennero, nel dopoguerra, decorate di Medaglia d’oro al valor militare.

Di queste ultime insignite, 15 non riuscirono a vedere il trionfo della Resistenza. Ed è proprio loro che vogliamo ricordare in poche righe.

Irma Bandiera: bolognese, combattente della VII brigata Gianni Garibaldi GAP di Bologna con il nome di battaglia di Mimma. Catturata dai fascisti dopo aver trasportato armi e documenti ai suoi compagni, fu sottoposta a sevizie e accecata dai nazisti ma non volle mai rivelare i nomi dei suoi compagni. Fu fucilata e il suo corpo esposto dai fascisti sulla strada adiacente alla sua abitazione per un intero giorno. Aveva 29 anni.

Ines Bedeschi: romagnola, nome di battaglia Bruna, del Comando Unificato Militare dell’Emilia Romagna, ricoprì il ruolo di staffetta e numerosi incarichi di fiducia. Catturata e torturata non rivelò mai il nome dei compagni e fu fucilata il 28 marzo 1945. Aveva 34 anni.

Livia Bianchi: veneta, nome di battaglia Franca, della 52 brigata Garibaldi Luigi Clerici, svolse il ruolo di staffetta nella regione del Lago di Lugano e lì fu catturata insieme ai suoi compagni. Le fu offerta la grazia in quanto di sesso femminile, ma la rifiutò per la sua “dignità di donna e partigiana” e scelse di morire insieme ai compagni. Aveva 26 anni.

Cecilia Deganutti: di Udine, infermiera della Croce Rossa e partigiana della brigata Osoppo Friuli, si distinse per la sua dedizione nello svolgimento di compiti informativi e aiuto dei suoi compagni. Fu catturata e rinchiusa nel campo di concentramento della Risiera di San Sabba e lì bruciata in un forno crematorio. Aveva 31 anni.

Anna Maria Enriques Agnoletti: bolognese, partecipò ad attività di spionaggio destinate a raccogliere informazioni e a trasmetterle via radio agli alleati. Fu catturata e fucilata nel 1944. Aveva 37 anni.

Gabriella Degli Esposti: emiliana, partigiana della Quarta Zona con il nome di battaglia di Balella, partecipò ad azioni di sabotaggio e si impegnò nella creazione dei primi Gruppi di difesa della Donna. Madre di due bambine, fu torturata dai tedeschi quando era incinta del terzo figlio e barbaramente seviziata: il suo cadavere venne ritrovato senza occhi, con il ventre squarciato e i seni tagliati. La barbara uccisione di Gabriella indusse molte donne della zona a unirsi ai partigiani: così si costituì il distaccamento femminile Gabriella Degli Esposti, forse l’unica formazione partigiana formata esclusivamente da donne.

Norma Pratelli Parenti: toscana, della 23° Brigata Garibaldi,  raccoglieva denaro e aiuti per i partigiani, dava ospitalità ai fuggiaschi e ospitava ex prigionieri alleati, procurava armi e munizioni e partecipava di persona a varie azioni di guerra.

Fu proprio uno di questi prigionieri, un soldato mongolo, che la tradì e la fece arrestare.

Dopo essere stata ferocemente seviziata, fu fucilata. Aveva 23 anni.

Maria Assunta Lorenzoni, detta Tina: di Macerata,  della Brigata V Giustizia e Libertà, svolgeva numerose missioni pericolose e organizzava l’espatrio di cittadini d’origine ebraica e di perseguitati politici.
Catturata da una pattuglia tedesca e rinchiusa in una stanzetta per essere interrogata,
tentò di fuggire, ma venne uccisa da una raffica di mitra mentre stava tentando la fuga scavalcando il reticolato di recinzione.

È stata citata da Piero Calamandrei nel discorso pronunciato all’Assemblea costituente nella seduta del 4 marzo 1947. Aveva 26 anni.

Ancilla Marighetto: trentina, nome di battaglia Ora, della Brigata Garibaldi Antonio Gramsci, offrì la sua collaborazione in impervie zone alpine. Catturata, non volle tradire i suoi fratelli e per questo venne uccisa. Aveva 18 anni.

Clorinda Menguzzato: infermiera e staffetta partigiana, nome di battaglia Veglia, della Brigata Garibaldi “Antonio Gramsci”, venne fucilata perché si rifiutò di tradire i propri compagni.

Irma Marchiani: emiliana, del Battaglione Matteotti, venne catturata dai tedeschi nel tentativo di far ricoverare in luogo di cura un compagno gravemente ferito e fucilata. Aveva 33 anni.

Rita Rosani: triestina di origine ebraica fondò la banda “Aquila” e scelse di morire con i suoi compagni maschi. Aveva 24 anni.

Modesta Rossi: toscana, della banda Renzino, dopo aver assistito all’uccisione del figlio di 13 mesi che teneva stretto in braccio nel corso di un rastrellamento, fu uccisa lei stessa a pugnalate. Aveva 30 anni

Virginia Tonelli: friulana, divenne una rivoluzionaria in Francia. Tornata in Italia, mentre trasportava documenti tra Udine e Trieste, fu catturata e torturata ma rifiutò sempre di rivelare informazioni sui suoi compagni. Fu portata nella Risiera di San Sabba e bruciata viva. Aveva 41 anni.

Iris Versari: romagnola, fu ferita dai nazifascisti durante un blitz ma preferì uccidersi piuttosto che essere finita da loro. Aveva 22 anni.

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