Le tentazioni politiche di Martina

Di Maio ha chiuso le porte a Salvini e le ha aperte al PD di Maurizio Martina, che, nonostante avesse finora rifiutato ogni alleanza, sembra essere tentato dalle sirene grilline

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Le elezioni parlamentari italiane del 4 marzo 2018 hanno avuto come unico risultato quello di creare ancora più instabilità politica nel Belpaese. Complice anche la nuova legge elettorale che richiede il raggiungimento della soglia del 40% dei voti per creare un esecutivo, dopo due mesi la formazione di un nuovo governo è ancora un miraggio. Nessuna delle forze politiche “vittoriose” riesce da sola ad avere una maggioranza: impossibile per il Movimento 5 Stelle, seppur primo partito in Italia, che ha ottenuto il 32% dei voti, nonché per centrodestra con il suo 37%.

Sia il Movimento 5 Stelle che il centrodestra rivendicano il diritto a creare un esecutivo, ma un’alleanza tra loro è fuori discussione. Luigi Di Maio, leader grillino, ha teso la mano alla Lega di Matteo Salvini a condizione che lasciasse fuori il suo alleato Silvio Berlusconi. Il leghista, dal canto suo, ha rifiutato e ha posto veti su qualsiasi eventuale alleanza con il PD. Ora però lo scenario è cambiato inaspettatamente.

Di Maio, infatti, ha chiuso le porte a Salvini e le ha aperte al PD di Maurizio Martina, che, nonostante avesse finora rifiutato ogni alleanza, sembra essere tentato dalle sirene grilline.

Maurizio Martina, tuttavia, cedendo alle lusinghe di Di Maio non potrebbe fare errore più grande.

Innanzitutto, perché la volontà popolare va rispettata. Dalle urne è uscito un chiaro segnale: gli italiani hanno bocciato il PD. Mai nella storia recente del partito di centrosinistra si erano raggiunte percentuali così basse. Il partito di Renzi è stato votato da appena il 18% degli italiani scendendo dal 40% del referendum costituzionale del 4 dicembre del 2016. Si può essere d’accordo o meno sulla scelta degli italiani, ma è un dato di fatto.

La coalizione di governo, per rispetto alla volontà popolare, dovrebbe essere tra M5s e centro destra. In questi ultimi anni molti elettori si sono lamentati di “governi abusivi”(ignorando che, secondo l’art. 92 Cost, il Presidente del Consiglio non è eletto dal popolo ma nominato dal Presidente della Repubblica, ma questa è un’altra storia): se il PD partecipasse all’esecutivo sarebbe accusato nuovamente di abusare della volontà popolare, facendo il gioco di molti populisti e analfabeti funzionali.

Inoltre, una coalizione con i grillini significherebbe rendersi complici delle loro scelte di governo, permettendo loro di non assumersi del tutto le loro responsabilità e di avere sempre qualcuno su cui scaricare metà della colpa dei loro insuccessi. Martina dovrebbe poi tenere a mente le parole di vari esponenti del movimento, tra cui lo stesso Di Maio, che hanno accusato il centrosinistra di essere un punto di riferimento per il crimine, massoni, mafiosi, maiali, pdioti, ebeti. Per anni il Movimento ha coniato espressioni come “stato delle cosce”, “mafia capitale” “gomorrapd”, “trivellopoli”. Un’escalation di odio e violenza verbale che ora, paradossalmente, sfocia in una richiesta di aiuto che sa tanto di ipocrisia e opportunismo. Prestandosi al gioco dei grillini, il PD offrirebbe il fianco a chi li accusa di essere interessati solo alla poltrona.

Inoltre, tutto ciò farebbe passare Salvini come la vittima tradita da giochi di palazzo e farebbe schizzare in alto la sua popolarità. Trionfatore della politica, Salvini sarebbe vincitore delle prossime elezioni con percentuali bulgare: un rischio che non si può correre.

Martina, dunque, sbaglia a farsi ammaliare dalle sirene grilline. Il PD vive la fase più bassa della sua storia ed è giusto che riconosca i suoi errori e riparta con umiltà e vera voglia di cambiamento. Il suo posto è all’opposizione. Lasciare che M5S e centrodestra governino insieme, che si prendano finalmente la responsabilità dei loro successi e insuccessi, che propongano qualcosa senza dire sempre no e che finalmente ci mettano la faccia. E’ questo ciò che vogliono gli italiani.

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