Nancy e la sua bara di zinco

Nancy Motosamai è morta dopo una procedura di deportazione. Il marito ha dovuto combattere la burocrazia inglese per ottenere la salma da portare in Sudafrica.

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‘Sti emigranti economici, parassiti, falsi e bugiardi. Ci hanno rotto le palle. Vengono da noi a piangere miseria e poi c’hanno il telefonino ultimo modello. Va’ anche ‘sti eritrei, se la Confederazione ha deciso che non c’è più pericolo che tornino a casa, via! Barcheta e camelin e tornino in Africa. Eh? Cosa? In Eritrea non è cambiato niente? Vorrai mica dire che la onfederazione mente eh? Rifigiati economici falsi e bugiardi…

Come Nancy Motosamai, una sudafricana di trentacinque anni, bella donna, una di quelle ubertose bellezze africane dai lunghi capelli ondulati e le labbra a cuore.

Era in Inghilterra, Nancy, quella della Brexit, quella de “noi siamo meglio degli altri e non vogliamo immigrati”. D’altronde è anche vero che non li vuole nessuno.

Dieci anni in Inghilterra lei e il marito, eh? Sono un po’ come i nostri terroni, visto che il Sudafrica è nel Commonwealth. E anche loro, come i nostri qui con Gobbi, che non perdona più nessuno, hanno dei problemi con i visti. Guarda te che la povera Nancy finisce pure in galera, con un decreto di espulsione.

Il sistema burocratico che gestisce i migranti in Inghilterra fa un po’ pietà, dicono, la questione, infatti, fa ridere un sacco. Nancy viene portata all’aeroporto per essere deportata in Sudafrica, dice che sta male, ma di sicuro finge, pensa l’ufficiale aeroportuale, le mette addirittura le manette a questa rifugiata economica parassita che non se ne vuole andare.

Un’infermiera le crede, ma non conta un fico secco nell’ingranaggio della burocrazia inglese. Nancy è rilasciata e morirà pochi giorni dopo di embolia polmonare.

Fusi, suo marito la vuole riportare lui adesso, in Sudafrica. Chiede il passaporto della moglie morta all’immigrazione ma non gli rispondono. Eh sì, anche i morti hanno bisogno del passaporto per viaggiare, mica si può gironzolare da cadaveri come nulla fosse. Due settimane dopo, l’ufficio immigrazione scrive a Fusi che se non se ne vanno subito dalla loro bella isola, ci saranno ritorsioni legali. Fusi aveva notificato la morte della moglie quindici giorni prima allo stesso ufficio.

Alla fine Nancy è tornata nel suo Sudafrica. In una bara zincata. Bel paese il Sudafrica, per tornarci da morti. C’è il sole, gli elefanti, i leoni e una natura selvaggia, come le imponenti Table Mountains sotto le quali è adagiata Città del Capo. C’è il cielo turchino e i venti che rendono il clima mite.

Poi capita anche qua, in Svizzera, in Italia, in Francia. Mentono, sono bugiardi, dicono tutti che stanno male. Poi qualcuno muore davvero, o perde il bambino, ma nel mucchio, come facevamo a sapere che stava male davvero? Nel dubbio meglio trattarli tutti come bugiardi, sennò s’infiltrano, avvelenano il nostro sistema sociale, intaccano il nostro benessere.

Alla fine anche la nostra verità è in quella bara di zinco, sigillata, per non fare uscire la puzza di marcio. All’esterno, per non urtare i nostri nasi delicati.

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