Non è politica, è Mendrisio: incontro con Samuele Cavadini.

Intervista con Samuele Cavadini, candidato a sindaco di Mendrisio.

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Con Samuele Cavadini ci troviamo un sabato mattina, pochi giorni dopo il lancio della sua campagna elettorale per il ballottaggio del sindaco di Mendrisio. Ci troviamo in uno dei tanti bar del Magnifico Borgo. Non è un’intervista facile perché veniamo sovente interrotti da chi lo saluta da un altro tavolo, chi si complimenta per l’apertura della sua campagna, chi passa per una pacca sulle spalle. Sono tutti piccoli gesti d’affetto e sostegno a cui Samuele si prende il tempo di rispondere, scambiare la battuta. Poi riprendiamo il discorso, lui molto più lucidamente di me, e l’intervista prosegue, tra una citazione di Einstein, un concetto di Baumann e tante idee per la testa.

Partiamo dallo slogan che ha aperto la tua campagna: “Non è politica, è Mendrisio”. Ti va di illustrarci cosa ci sta dietro?

È semplicemente concentrarsi sull’essenza dell’operato della politica, ovvero quello di fare il bene della comunità, in questo caso di quella di Mendrisio. Sono convinto che chi assuma la carica di sindaco deve saper togliersi le vesti di politicante e uomo di partito ed essere al servizio di tutti. Nello slogan c’è la volontà di creare il “Noi”, ovvero avere un obiettivo comune, che è Mendrisio.

La città di Mendrisio appunto. Dovessi essere eletto il prossimo 27 maggio quali sono le basi da cui partire? E dove invece ci sarà fin da subito da lavorare?

A mio vedere Mendrisio viene definita città, ma è una somma di quartieri ben definiti con della peculiarità culturali ed identitarie che vanno valorizzate e salvaguardate, perché possono solo arricchire l’intera comunità. In questo le commissioni di quartiere devono avere un ruolo importante in quanto antenne che sanno captare i bisogni della popolazione. Le loro suggestioni vanno sicuramente meglio recepite all’interno dell’amministrazione comunale. La sfida per il futuro è sicuramente quella di tornare ad investire nella qualità di vita delle persone: la creazione di spazi aggregativi urbani e un maggiore investimento sulla mobilità lenta. Mi piace pensare all’idea della città giardino.

Il concetto di città giardino è interessante, approfondiamola.

Come prima dicevo, vanno meglio ripensati gli spazi urbani dove la gente possa incontrarsi, passeggiare, sostare per scambiare due parole o leggere. Negli ultimi anni abbiamo assistito alla creazione di molte zone 30 o zone 20, ma non basta porre un cartello o quattro linee sull’asfalto per definire queste zone. Vanno pensate, curate e rese fruibili in modo intelligente. È la visione del giardiniere, che di fronte ad un prato pensa e progetta a dove creare dei viali, zone verdi e zone a fiori, dove mettere una fontana o una panchina. Cosi va fatto anche per gli spazi urbani.

Tu sei un attivo sostenitore della mobilità lenta, come renderla possibile in una città soffocata dal traffico?

La mobilità lenta o con mezzi pubblici non va messa in contrapposizione alla mobilità veicolare, devono invece essere complementari, con percorsi che permettano questa complementarietà.

Mi sembra che il concetto di visione sia fondante nella tua campagna.

Una frase attribuita ad Albert Einstein dice: Non puoi risolvere un problema con lo stesso pensiero che lo ha generato.” Quindi si, una visione ci dev’essere, soprattutto se ti candidi ad essere sindaco di un comune. Devi avere la mente aperta verso il futuro, con progetti che magari vedranno la luce tra venti o trent’anni, oppure mai, ma devi averli. Bisogna avere e condividere queste visioni per renderle comuni, discuterle e magari trovare soluzioni migliori di quelle da cui si è partiti. Non posso immaginare un sindaco senza una visione su quello che potrebbe essere il comune.

Parlando di futuro, andiamo sui giovani. Ultimamente Mendrisio ha dovuto chinarsi sul futuro del Centro giovani. La tua posizione in merito?

Le politiche giovanili vanno sostenute in ogni ambito e vanno sostenute tutte quelle società o associazioni che se ne occupano come le società sportive e culturali. Riguardo al Centro Giovani la situazione è chiara. Gli operatori che vi erano prima, assunti per un periodo determinato, hanno lasciato il loro ruolo per motivi personali, ora i nuovi operatori sono stati assunti anch’essi alle stesse condizioni. Nel frattempo c’è una commissione ad hoc che sta lavorando sul progetto. La linea del Municipio è quella di lasciar lavorare i commissari e gli operatori e tornare a discutere del Centro Giovani una volta che vi saranno dei rapporti da valutare.

Una realtà che invece sembra andare a concretizzarsi è il Centro Filanda. Cosa sarà?

La colonna portante dell’intero progetto sarà lo spostamento della biblioteca cantonale, attualmente al Liceo, nello stabile ex Filanda. Il Centro si svilupperà attorno ad essa con possibilità di creare eventi culturali, serate a tema, conferenze, spazi per corsi ecc.. Dovrà poter essere un centro culturale ad ampio respiro, dove anche solo trovarsi per fare due chiacchiere. Ci sarà anche una ludoteca per grandi e piccoli. Insomma, un nuovo punto di aggregazione comunitaria. “Non so cosa fare, vado in Filanda”, questo dev’essere il pensiero che regge il progetto, perché sicuramente ci sarà la possibilità di trovare qualcuno o fare qualcosa di interessante, per tutti.

Ringraziamo Samuele Cavadini per averci portato all’interno della sua visione, nella Mendrisio che sarà o potrebbe essere. Ci salutiamo con una stretta di mano e mentre stiamo uscendo dal locale una coppia lo ferma per salutarlo, qualche battuta e un in bocca in lupo. Lui risponde, sta al gioco e si prende il tempo. Non sappiamo se sarà eletto sindaco, ma sicuramente ha tutte le carte in regola per farlo.

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