ProVita e la scelta consapevole

Le donne non hanno bisogno di propaganda finalizzata a privarle di un loro diritto e farle ripiombare nella illegalità, ma di campagne che forniscano loro tutti gli strumenti necessari a compiere scelte di vita libere e consapevoli.

Di

A Roma sulla facciata di uno dei palazzi in via Gregorio VII, a due passi dal Vaticano, campeggia un maxi cartellone raffigurante un feto di 11 settimane e la scritta: “Tu eri così. Tutti i tuoi organi erano presenti. Il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento. Già ti succhiavi il pollice. E ora sei qui perché tua mamma non ti ha abortito”. Il manifesto è stato ideato e finanziato da ProVita, associazione onlus la cui missione è operare “in difesa dei bambini, della vita dal concepimento alla morte naturale”, sostenere “ la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna”, e difendere “il diritto dei genitori a educare i propri figli”.

Condivisa immediatamente sui social network, l’immagine del manifesto ha suscitato reazioni contrastanti tra gli utenti combattuti tra l’approvazione della campagna di ProVita e lo sdegno per l’ennesimo attacco alla legge 194 del 1978, che in Italia regola l’interruzione volontaria di gravidanza. La polemica è approdata al consiglio comunale, dove gli assessori donne del PD e della Lista Civica “RomaTornaRoma” hanno firmato una mozione per la rimozione del manifesto. Gli assessori hanno denunciato un’offesa alla sensibilità di tutte le persone che hanno subìto la fine di una gravidanza per i motivi più diversi. A loro avviso, si tratta infatti di un messaggio forte e doloroso sulla pelle delle donne in quanto l’interruzione di gravidanza rappresenta comunque una scelta sofferta, garantita tuttavia dalla legge.

ProVita però si difende e spiega che il manifesto è stato affisso in occasione dei 40 anni dalla approvazione della legge 194. Secondo ProVita l’immagine di un bambino nel grembo materno può scuotere milioni di coscienze e ricordare che l’interruzione volontaria della gravidanza sopprime un essere vivente. A loro avviso, un embrione o un feto non sono solo un grumo di cellule.

Senza dubbio l’immagine è forte e ci ricorda che l’aborto è ancora un argomento tabù, non solo in Italia ma in tutta Europa. In Polonia, ad esempio, si sta discutendo nuovamente un progetto di legge volto a inasprire l’attuale legge sull’interruzione di gravidanza. Nel 2016 migliaia di coraggiose donne polacche avevano dato vita alla “Czarny Protest”, la “protesta nera” e lottato per i loro diritti al punto che il Parlamento aveva sospeso i lavori di modifica della legge. Oggi, purtroppo, si torna discutere sull’inasprimento di una delle leggi più restrittive in materia in Europa. In Polonia, infatti, è possibile ricorrere all’interruzione di gravidanza solo in caso di stupro, minaccia alla vita della donna e grave malformazione del feto. Il governo di Jaroslaw Kaczynski vuole invece proibire l’aborto anche in caso di malformazioni del feto.

Anche in Irlanda il dibattito sul tema è più che mai vivo. Il 25 maggio 2018 gli irlandesi saranno chiamati ad esprimersi sull’abrogazione dell’ottavo emendamento della loro Costituzione in un referendum.  Esso equipara il diritto alla vita del nascituro al diritto alla vita della madre rendendo di fatto illegale l’aborto in quasi tutte le circostanze, tranne nel caso in cui la gravidanza metta a rischio la vita della donna. In Irlanda attualmente l’aborto non è consentito neppure in caso di stupro, incesto o anomalia fetale.

Il tema dell’interruzione di gravidanza tormenta da sempre le nostre coscienze. Ci si interroga se la vita inizi al momento del concepimento o alla nascita e se la prima divisione mitocondriale abbia la stessa rilevanza della vita di una persona già nata o se la scelta della madre sia in ogni caso più importante di un embrione che ancora non ha consapevolezza di sé. Tutte domande difficili che ci fanno fare dolorosamente i conti con la nostra coscienza e la cui riposta spesso è influenzata da convinzioni etiche o religiose. Qualsiasi sia la nostra personale opinione a riguardo non dobbiamo dimenticare  che la decisione finale spetta sempre alla donna, perché “my body my choice”, come gridavano le femministe anni fa. La sua scelta è ancora più sacrosanta in casi di violenza sessuale o incesto. In quest’ottica bisogna riconoscere che la Legge 194/1978, così come le corrispettive leggi in Europa, siano state delle vere e proprie rivoluzioni nella nostra società. Grazie alla legalizzazione dell’aborto volontario la donna ha oggi la possibilità di interrompere la gravidanza in modo legale, senza essere costretta a rifugiarsi clandestinamente in sgabuzzini e affidarsi a mani improvvisate e quasi mai esperte. Gli aborti clandestini infatti non erano quasi mai effettuati da medici, ma spesso da sedicenti maghe o santoni e in condizioni igienico-sanitarie che frequentemente portavano morte della donna. Inoltre, la legalizzazione dell’aborto ha permesso alla donna di decidere liberamente del suo corpo e della sua vita.

Tuttavia, non bisogna dimenticare che l’aborto è sempre una scelta estremamente dolorosa per una donna. Sarebbe quindi meglio, piuttosto che fare propaganda per abolirlo e tornare a praticare interruzioni nell’illegalità, fare campagna per prevenirlo ed evitare così che le donne siano costrette a ricorrere ad una soluzione così estrema. L’unico modo per fare ciò è promuovere la contraccezione, investendo soldi su campagne di sensibilizzazione e informazione e introducendo ore di educazione sessuale nelle scuole. Educare i giovani ad una sessualità consapevole e responsabile è l’unico metodo per bloccare il ricorso all’aborto. E’ importante diffondere il messaggio che l’interruzione di gravidanza, così come parzialmente la pillola del giorno dopo, non devono mai essere usati come metodi contraccettivi, e ricordare che è assolutamente necessario affidarsi a metodi contraccettivi ormonali (pillola, anello, cerotto, spirale) o di barriera (preservativo maschile o femminile).

I dati in questo senso non sono però rassicuranti. In Europa solo il 21% delle donne utilizza contraccettivi ormonali. Il Paese più virtuoso è l’Olanda con il 53% delle utilizzatrici, mentre in Svizzera il 24,2%. Fanalino di coda è la Grecia, dove soltanto il 3,5% delle donne si affida a contraccettivi ormonali. Le paure maggiori delle donne sono gli effetti collaterali, aumento di peso (leggenda metropolitana) e trombosi. Tuttavia, è dimostrato che l’incidenza del tumore al seno è di poco superiore nelle donne che hanno usato per più di cinque anni la pillola e che la stessa previene il cancro alle ovaie e all’utero. Ancora più importante, soprattutto tra i giovanissimi, è la campagna di utilizzo del preservativo, che protegge non solo da gravidanze indesiderate ma anche dalla quasi totalità delle malattie sessualmente trasmissibili.

Prevenire è sempre meglio che curare. Le donne non hanno bisogno di propaganda finalizzata a privarle di un loro diritto e farle ripiombare nella illegalità, ma di campagne che forniscano loro tutti gli strumenti necessari a compiere scelte di vita libere e consapevoli.

Ti potrebbero interessare: