Puliamo i cessi insieme a loro

Per Berlusconi i 5 Stelle sono “il partito dei disoccupati”. E a Mediaset, ha proseguito, li prenderei per pulire i cessi. Uscita infelice ma tipica dell’arrogante miliardario.

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Per Berlusconi i 5 Stelle sono “il partito dei disoccupati”. E a Mediaset, ha proseguito, li prenderei per pulire i cessi. Uscita infelice ma tipica dell’arrogante miliardario.

Non che i 5 Stelle siano simpatici o abbiano un programma decente (sempre che non lo cambino ogni settimana come ultimamente) ma c’è un problema di fondo in questa espressione tipicamente berlusconiana.

Espressione che ricorda l’amara e onesta constatazione del Marchese Del Grillo, il personaggio del film di Monicelli interpretato da un gigantesco Alberto Sordi che si rivolge ai pezzenti in una taverna, difeso dai gendarmi: “Perché io so io, e voi non siete un cazzo”.

Questo “voi non siete un cazzo” non è rivolto ai pentastellati, in fondo, ma alla categoria che il Cavaliere, dal suo scranno dorato disprezza: i poveri, i disoccupati, quelli in assistenza. Quelli che puzzano e hanno i denti guasti.

Pulire i cessi è dignitoso? Certo. È un lavoro umile che nessuno, se potesse, sceglierebbe di fare e proprio per questo chiama a gran voce il nostro rispetto. Ed è un ragazzo, Ferdinando Tripodi, figlio di una che “pulisce i cessi” a dare voce, sui social, all’umiltà, traducendola in dignità:

“Carissimo Presidente Silvio Berlusconi,
chi Le scrive è un figlio orgoglioso di avere una madre che con umiltà e dignità, nella vita “ha pulito i cessi” (uso una Sua triste frase) pur di crescere una famiglia con sacrifici.
Perché vede, Presidente, quando non si ha la fortuna di nascere e crescere in una famiglia come la Sua, per esempio, tocca rimboccarsi le maniche e darsi da fare soprattutto quando ci sono dei figli da sfamare.
Vede, Presidente, “pulire i cessi” non è cosa di cui vergognarsi, è semplicemente un umile ed onesto lavoro, che centinaia di persone nel nostro Paese ogni giorno con dignità svolgono. Presidente, forse durante la Sua triste frase, per un attimo ha probabilmente dimenticato che se non ci fosse chi pulisse “i cessi”, Lei, sarebbe costretto ad entrare non nei bagni dorati come forse è abituato, ma al contrario in ambienti ripugnanti. Tanto quanto la Sua frase.
Forse rimarrà deluso nell’apprendere che in passato l’ho votato, io e tutta la mia famiglia, compresa mia madre, la stessa donna che ha “pulito i cessi”.
Non mi pare, Presidente, che Lei abbia rifiutato il voto. Non mi pare di aver sentito in campagna elettorale parole del tipo: “non voglio i voti di chi pulisce i cessi”. Da persona educata cui mi reputo, può notare il modo elegante e rispettoso con cui mi sono rivolto a Lei, chiamandola Presidente. Le assicuro che questa volta ho fatto molta fatica, ma io non sono Lei, peso le parole e soprattutto i termini perché ho rispetto anche di chi non mi rispetta.
Spero che avrà il coraggio di chiedere scusa, Presidente, perché in fondo una battutaccia può scappare a chiunque, l’importante è rendersene conto. La saluto, Presidente, e laddove vorrà sarò disponibile ad insegnarLe come pulire un “cesso”, Le garantisco che non nuoce gravemente alla salute, anzi, insegna l’umiltà ed il rispetto per il prossimo, quello che forse Lei ha dimenticato.
La saluto.

Ferdinando Tripodi”

Chi disprezza, a volte, si scorda di disprezzare. Si scorda gli ultimi, si scorda i pezzenti. Sono persone come tutte, solo sfortunate, solo monche nell’anima, solo ignoranti e irose, incattivite dalla vita. Sono persone.

Peccato che quando tendi loro la mano, spesso mordono. Per disperazione, per rabbia e disillusione. Ci vuole tanta fatica e comprensione, ci vuole pazienza e controllo, per capirle ci vuole di pulire i cessi insieme a loro.

 

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