Quando opinioni e diritti di chi insegna fanno scuola

Nessuna sanzione contro la docente americana che ha esultato per la morte di Barbara Bush. Tutto il contrario della caccia alle streghe contro chiunque, fra i docenti, osi esprimere una posizione critica

Di

Con milioni di occhi pronti a filmare sempre puntati addosso, viviamo ormai in un presente capace di far impallidire perfino il Grande Fratello di orwelliana memoria. Figli di una realtà social giunta al punto che perfino una scoreggia può fregiarsi dello statuto di “breaking news” globale.

Così in tutto questo delirio mediatico, tra il ciarpame di “fake news” e “real cams”, anche solo un aggrottar di ciglia, può scatenare letture o avere sfumature abissalmente distanti tra loro. Immaginate perciò quali reazioni possa innescare una vera e propria esplosione di gioia per la morte di qualcuno. Com’è avvenuto nel caso della docente californiana che, il 17 di aprile scorso, non ha provato nessunissimo rimpianto per la morte di Barbara Bush. Anzi.

L’insegnante universitaria d’inglese non ha usato mezze misure o giri di parole nel suo tweet. “Barbara Bush era una razzista generosa, intelligente ed eccezionale che, insieme a suo marito, ha allevato un criminale di guerra (il figlio George). Sono felice che questa strega sia morta.” Rabbia con la quale non si criticava solo l’ex first lady ormai buonanima ma l’intera famiglia Bush a suo dire (ma mica solo suo) rea della morte di più di un milione di iracheni.

Al cinguettio, immancabile, è seguita una petizione punitiva con la quale si pretendeva la sua testa servita su di un piatto d’argento o in alternativa il pronto licenziamento della docente quarantenne. Ma – colpo di scena – i vertici dell’ateneo californiano, non prenderanno alcun provvedimento disciplinare né procederanno con una nota di demerito volta comunque a punire l’insano gesto. Con sommo scorno e disappunto dei firmatari.

Certo, i commenti di Randa Jarrar e la sua gioia per la morte dell’ex first lady, sono stati stigmatizzati e definiti dal rettore della California State University di Fresno come “insensibili, inappropriati e causa d’imbarazzo per l’ateneo”, ma “sono legittimi e s’inseriscono nella libertà d’espressione sancita dalla Costituzione degli Stati Uniti con il Primo emendamento”.

A non avere diritti, in questo senso, sembrano invece gli insegnanti del bel Ticino che, anche solo in occasione della votazione riguardo all’ora di educazione civica, si sono ritrovati con l’UDC pronta a impallinare chiunque avesse osato mettere il naso fuori dal nido, anche solo per esprimere la propria sacrosanta opinione. (Leggi qui)

Un segno del clima illiberale e repressivo nel quale versa la scuola e più in generale la pubblica amministrazione ticinese, costantemente sotto tiro e vittima di continue intimidazioni politiche. Come se un dipendente pubblico non avesse diritto pure lui alle proprie idee e, per assurdo, a gioire delle disgrazie altrui. Perché la felicità è una straordinaria forma di coraggio. E non ci può essere felicità se le cose in cui crediamo sono diverse dalle cose che facciamo o raccontiamo agli altri.

http://gas.social/2017/09/di-scuola-di-civica-e-di-streghe/

Ti potrebbero interessare: