Quanti trip per una cena

Non siete mai riusciti a mangiare in quel locale così decantato e per questo l’avete punito con una pessima recensione su internet? Se pensate che l’algoritmo sia la rovina della società e che i siti come TripAdvisor non servano a niente, non continuate a leggere

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Non siete mai riusciti a mangiare in quel locale così decantato e per questo l’avete punito con una pessima recensione su internet? Se pensate che l’algoritmo sia la rovina della società e che i siti come TripAdvisor non servano a niente, non continuate a leggere.

Quattro anni fa un kebab ha surclassato mini piatti gourmet, pizze e costine. È successo che a Lugano, il chioschetto Ararat è stato premiato dal popolo del web  per l’ottimo rapporto qualità/prezzo. Che dire: articoli in Ticino, articoli in Italia: “A Lugano il miglior ristoratore è un kebabbaro, lo dice TripAdvisor”, titolavano.

E allora via con insulti, polemiche, rabbia di chi non farcisce solo un panino. Dopo un annetto finalmente le cose sono cambiate: in vetta alla classifica luganese di TripAdvisor è tornato un ristorante stellato. Città chic senza cipolle, grazie. Ma la frustrazione di mangiatori e lavoratori dell’universo del gusto non è diminuita. Anzi è cresciuta. Perché, accantonati i critici del cartaceo, sono aumentati i recensori virtuali, le possibili truffe e l’impegno (extra) di gerenti e cuochi nello stare al passo con la rete. Nel mondo se ne stanno vedendo delle belle: c’è chi ha creato un finto ristorante e lo ha fatto arrivare in cima alla classifica di Londra, chi ha denunciato un utente per una critica fuori di testa, chi ha perso la faccia e guadagni per strane ripicche.

tipradivso

Allora se il concorrente è più bravo o i clienti scappano è colpa del web. E se la bistecca è stopposa e i prezzi sono alti è colpa del web. O forse è colpa nostra che sto web lo usiamo alla carlona?

Io che per scegliere un ristorante ci metto ore, che mi spulcio ogni sito e commentuccio sparso qua e là, che mi fido più delle mie ricerche che del passaparola dal parrucchiere, ho voluto sentire un po’ di ristoratori ticinesi per capire cosa ne pensano del chiacchierato portale e come vivono il loro mestiere in versione digital.

Ne ho contattati undici, mi hanno illuminata sulla questione in quattro: l’Etnic (che prossimamente farà solo consegne a domicilio), La Casa del Popolo, il Grotto Morchino e un altro gettonato posticino del Luganese, che gentilmente mi ha chiesto l’anonimato. (Qui sotto un sunto di tutte le loro considerazioni)

TripAdvisor è uno strumento utile quanto pericoloso

È giusto, utile, ma è anche una lama a doppio taglio. Una volta si domandava ad amici o passanti, ai receptionist di hotel o tassisti. Oggi senza nemmeno uscire di casa raccogliamo informazioni, possiamo confrontare varie opinioni di tassisti, concierges e avventori di ogni sorta. Aumentano i pareri, ma ieri come oggi non bisogna prendere tutto, che sia in bene o in male, per oro colato. E poi logicamente bisogna tenere conto dei professionisti che ingannano con acquisti di false recensioni e tenere d’occhio gli algoritmi che classificano e fanno trovare agli utenti le varie strutture ricettive.

CasadelPopolo

“Pessimo” “Mai più” “Brutta sorpresa”

Le situazioni spiacevoli non mancano mai. Dei quattro c’è chi è stato penalizzato da amici o familiari di ex collaboratori, chi invece ha ricevuto recensioni negative da persone che nemmeno erano entrate nel locale. C’è spesso chi si lamenta dei prezzi perché non abituato alla Svizzera, chi si aspetta un calice di cristallo al posto del boccalino e sbatte freneticamente le dita sulla tastiera per lamentarsene. E poi ci sono quei clienti affezionati che scrivono su TripAdvisor solo quando arriva il peggioramento dei servizi. Quando ci sono casi del genere però, dopo debita segnalazione e verifica, TripAdvisor elimina le recensioni “surreali”.

TripAdvisor è importante per il Ticino

È importante in Ticino e ovunque ci siano turisti. Tutti i ristoratori concordano su questo punto, ma sottolineano pure come oltre ai viaggiatori, negli ultimi tempi, sempre più autoctoni li scoprano tramite il colosso delle recensioni.

GrottoMorchino

I complimenti dal vivo, le critiche in rete

Una cosa è certa: le lamentele arrivano su internet, i complimenti si fanno di persona. Eppure i ristoratori ti vengono incontro se gli spieghi in faccia quel che non va. C’è chi si scusa di un piatto mal riuscito regalandotelo o applicando uno sconto, o chi ti offre una coccola per rimediare.
Tutti concordano che dalle critiche obiettive si impara sempre, siano queste espresse su TripAdvisor (e affini) o dal vivo. Per questo è importante interagire costantemente. Alcuni professionisti rispondono a tutte le recensioni (da uno a cinque pallini) altri rispondono solo a quelle negative (da uno a tre pallini).

Etnic

In barba ai ‘troll’, agli ‘hater’, agli algoritmi e in onore della buona mangiata e dei bravi professionisti del settore, ecco qualche consiglio per evitare delusioni e incappare in sfoghi a posteriori.

1 – Selezionate subito la categoria più in linea con esigenze e voglie (raffinato, cucina locale ecc..), il tipo di locale (se è adatto alle famiglie o è romantico…), il tipo di cucina…

2 – Se siete all’estero, vedete se ci sono recensioni di persone della vostra stessa nazionalità (è uno stereotipo, ma un po’ più di feeling gustativo con i connazionali si ha sempre).

3 – La legge dei grandi numeri vince (quasi) costantemente. Più recensioni ci sono, meglio è, ma mai dimenticarsi che se vi fermate alle prime pagine, vi perdete magari un localino notevole appena aperto.

4 – Guardate le foto. È più veloce e d’impatto. Ormai siamo tutti un po’ più gourmet e lo schizzo alla Pollock di cremetta balsamica o la pasta grondante di olio è probabile che non deludano solo la vista.

5 – Leggete i commenti negativi. Sia per farvi una risata con i commenti più fetenti, sia per vedere se la delusione del cliente è fondata.

6 – Fate caso alla cura dell’interazione dei proprietari o cuochi.

7 – Per farvi un’idea prima di scegliere il ristorante non scordatevi delle recensioni di Yelp (super usato in America, qui ancora non tanto), Google o lo stesso Facebook.

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