Riad: gli iraniani sono terroristi

Sembra il bue che dà del cornuto all’asino. Al vertice della Lega Araba, svoltosi a Dhahran in Arabia Saudita, il re Salman, sovrano saudita, che la presiede, ha accusato l’Iran di sostenere il terrorismo e di compiere flagranti ingerenze negli affari dei Paesi arabi.

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Sembra il bue che dà del cornuto all’asino. Al vertice della Lega Araba, svoltosi a Dhahran in Arabia Saudita, il re Salman, sovrano saudita, che la presiede, ha accusato l’Iran di sostenere il terrorismo e di compiere flagranti ingerenze negli affari dei Paesi arabi.

Nessuno si strappa le vesti per queste dichiarazioni, che probabilmente sono anche vere, è ridicolo però che a farle siano i sauditi di Riad, culla dello Stato Islamico. In questo circo legato alla guerra siriana, dopo le farisaiche preoccupazioni dell’Occidente per i poveri siriani gasati da Assad, assistiamo ora alle esternazioni, altrettanto ipocrite, di Riad.

È palese a qualsiasi persona di buon senso. Gli Stati si muovono per interessi personali, anche dietro ad una presunta “pietà” ci sono sempre calcoli di opportunità, e se l’Occidente ha, col “gas” di Assad, la scusa di dare un avvertimento a Putin, ai sauditi non frega un fico secco che gli iraniani sostengano il terrorismo.

Anche perché i sauditi, come tutti sanno, sono Wahabiti, una delle correnti più oltranziste e puritane dell’islam di cui lo Stato Islamico si nutre. Scrive Kamel Daoud, sul New York Times nel novembre 2015:

“ (…)Il wahabismo, un movimento radicale messianico nato nel diciottesimo secolo, vuole restaurare un vagheggiato califfato intorno a un deserto, un libro sacro e due luoghi santi, la Mecca e Medina. È un puritanesimo figlio di massacri e del sangue, che si traduce oggi in un rapporto assurdo con le donne, in un divieto d’ingresso ai non musulmani nei luoghi sacri, in una legge religiosa intransigente, ma anche in un rapporto malato con le immagini, con la rappresentazione e, quindi, con l’arte, oltre che con il corpo, con la nudità e con la libertà.”

Le cose però ora sono un po’ cambiate, con una monarchia saudita fragile, che sembra rischiare, con l’avvicendamento nel giugno del 2017, tra il re ed il figlio Mohammed. Il principe infatti si è dimostrato decisamente progressista e ha applicato numerosi miglioramenti impensabili fino a un paio di anni fa, soprattutto in merito alla condizione femminile.

Che sauditi e iraniani siano comunque in ballo da tempo con una guerra su procura, come quelle che si svolgevano durante la guerra fredda non è nemmeno una novità. Teatri dello scontro sono lo Yemen e la Siria.

La tempistica dell’annuncio saudita, a 24 ore dai raid statunitensi contro Assad, è quasi ovvia, e la travagliata storia recente del Medio Oriente vive ormai in un pasticcio globale e continuo, sostenuto e alimentato dalle potenze occidentali e da una guerra legata ad idrocarburi e gas.

I terroristi? Lo sono tutti. Americani, Francesi, Iraniani, Russi, Siriani, Qatarioti e Sauditi. La soluzione? Non c’è.

C’è solo una guerra interminabile di cui non sembriamo vedere la fine.

 

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