Riprendiamoci la nostra posta!

Il Partito Comunista propone un’iniziativa per ri-nazionalizzare la Posta

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“Indignarsi per i tagli non basta, bisogna votare per ri-nazionalizzare la Posta!”

Questo scrive il Partito Comunista, che propone un iniziativa che di per se stessa ha poche probabilità di riuscita, ma che ha il pregio di rilanciare un discorso che va fatto, sulla Posta svizzera e su quelle che erano le ex regie federali parzialmente privatizzate. Cosa è successo in fondo? Cosa ha portato al degrado del servizio di una struttura che una volta era l’orgoglio di tutti gli svizzeri?

Una volta esistevano le PTT, molti se le ricordano: Poste e Telefoni e Telegrafi. Il vecchio e amabile gigante giallo, quello che con orgoglio, per la stessa tariffa, portava lettere in tutta la Svizzera in al massimo 24 ore.

Le PTT erano composte dal ramo Telecomunicazioni e dal ramo Spedizioni Postali, la Posta tout court. Il ramo telecomunicazioni lanciato nella modernità era in attivo mentre la Posta in forte perdita. Lo era perché doveva svolgere un servizio su tutto il territorio svizzero a dei prezzi politici che difficilmente coprivano i costi. La compensazione tra i due rami delle PTT permetteva all’azienda di rimanere a galla. Ma ovviamente, ai soliti noti, la redditività delle telecomunicazioni faceva gola, per cui le PTT furono smembrate e le telecomunicazioni privatizzate (anche se la Confederazione detiene tutt’ora la maggioranza del pacchetto azionario). Sia alle Telecomunicazioni, ora Swisscom, che alla Posta fu tolto il monopolio del servizio, vale a dire fu autorizzata la concorrenza. Dunque buona parte del servizio telecomunicazioni svizzere fu ripreso da operatori esteri, ovviamente privati. A conti fatti il 75 % delle telecomunicazioni svizzere è ora in mani private. Anche nel ramo Posta entrano in gioco diversi operatori privati che però spesso e volentieri si accaparrano solo la parte redditizia del servizio, mentre la Posta deve arrangiarsi. Poi c’è l’aziendalizzazione: ovunque si è fatta strada questa filosofia del massimo profitto, della flessibilità del personale, dell’esternalizzazione dei servizi, della razionalizzazione a ogni costo, della centralizzazione dei posti di comando. I funzionari postali sono costantemente sotto pressione, la soppressione di posti di lavoro, degli sportelli, la riduzione delle prestazioni per il pubblico, sono ormai all’ordine del giorno.

Il PC che questa volta, quando parla di riappropriarsi delle attività cedute ai privati, ha il sapore del buon senso più che dell’ideologia, scrive nella sua iniziativa:

“Il Partito Comunista offre ora la possibilità ai deputati in Gran Consiglio di far seguire all’indignazione espressa, i fatti concreti: è stata infatti depositata un’iniziativa cantonale per chiedere a Berna il ripristino della regia federale della Posta!”

E riprendiamocela la nostra Posta, perché anche se ci costerà qualche franco in più, potremo riavere quel collante sociale e quel cordone ombelicale con valli e periferie che è scomparso negli anni. La privatizzazione uccide il nostro tessuto sociale e rende il servizio peggiore. È una certezza, non un’opzione.

 

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