Ritornano i boia del Ventennio

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L’Italia in preda al delirio destrorso ha perso completamente il lume della ragione. Oggi, intonare il canto partigiano “Bella Ciao”, durante la festa della Liberazione d’Italia (realizzata dai partigiani contro il regime fascista) diventa una colpa. A dare un sonoro schiaffo ai bambini della prima media dell’istituto Roncalli di Quarto D’altino, nel Veneto della Lega, una delle regioni più a destra d’Italia, i sindaci leghisti Matteo Romanello (del paese di Marcon) e Claudio Grosso (di Quarto d’Altino), che hanno disertato la cerimonia istituita presso le scuole alle prime note del coro.

Un continuo revisionismo storico che sembra voler mettere ipocritamente, dietro la bandiera dell’unità, sullo stesso piano partigiani e fascisti, quando la festa della Liberazione è, e sempre resterà una manifestazione che plaude alla resistenza partigiana, (sia quelle di sinistra che monarchica, cattolica o liberale) nei confronti della dittatura fascista.

Oggi i fascisti non solo alzano la cresta, ma pure si offendono se si osa “politicizzare” la cerimonia.

Recente era anche l’estromissione dell’ANPI (l’associazione nazionale partigiani d’Italia) dai festeggiamenti nel comune di Busto Arsizio. Insomma, l’aberrante equiparazione tra fascismo e forze di sinistra che liberarono di fatto l’Italia dal suo sanguinario giogo, è sempre più presente, arrogante e supportata da forze di destra forti della vittoria alle elezioni.

Scrive il sindaco Romanello su Facebook:

“È inaccettabile far cantare Bella Ciao ai bambini di 11 anni. Il 25 Aprile celebriamo la Festa della libertà, quale espressione di un sentimento nazionale unitario. Dopo 73 anni la nostra missione è andare oltre il compromesso storico sancito dai padri costituenti, che generò la nostra Costituzione repubblicana, spogliandosi da qualsiasi pregiudizio e opinione, nel rispetto dei principi di democrazia e di libertà. Il nostro impegno dev’essere quello di trasmettere gli errori del passato alle future generazioni, senza strumentalizzare quanto successo”

A rispondere per le rime, le insegnanti dell’istituto scolastico:

“Il sindaco ci ha voltato le spalle e ha fatto saltare l’inaugurazione della mostra sulla Resistenza delle donne. Non c’è nessuno scandalo nel cantare Bella ciao, forse i sindaci ignorano la storia o non l’hanno studiata.”

Ma è Raffaella Giomo a infliggere l’affondo. Giomo, coinsigliera comunale per il PD e maestra di matematica al Roncalli sancisce:

“Alzare i tacchi e lasciare i ragazzi cantare da soli è una chiara presa di posizione dell’Amministrazione, che non ha ben chiaro che cos’è stato e che cos’è oggi il fascismo. A scuola si fa storia, non politica, e non si può pensare che una scuola sia un jukebox a cui chiedere di cantare quello che va meglio al Comune, senza rispettare in alcun modo la libertà di pensiero”.

È un’Italia più triste e sola quella uscita dalle urne recentemente. La china squallida e destrorsa verso la quale sta scivolando sempre più velocemente, farebbe vergognare oggi coloro che sono morti in nome di una libertà che molti oggi non si meritano.

 

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