Scuola 2.0

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Il sistema economico va alle cozze e noi ci lamentiamo. Va bene, ci lamentiamo per tutto perché è “sempre colpa dei politici, della scuola, della maestra, del nonno e del mostro sotto il letto”. Che cavolo faranno tutto il giorno in ufficio? Giocheranno a dama? Non lo sapremo mai e poi mai!

Più interagisco con i giovani e più mi scappa… DI PENSARE che per fortuna a vent’anni noi eravamo una manica di debosciati. Eravamo rumorosi sì, ma non a suon di Rovazzi sparato ad minchiam canis dalle casse del telefono e amplificato a volumi intollerabili nell’ambiente. Noi avevamo il Blockbuster che era mille volte più stiloso, anche se meno maneggevole, quindi si rinunciava in partenza alla diffusione prepotente del rock’n’roll. Noi a scuola ci si andava col minidisc o con il walkman nelle orecchie, si CONDIVIDEVA una cuffietta, che mannaggia al dolby, uno sentiva i bassi e l’altro sentiva il resto. A lezione ci facevamo passare il cavo delle cuffie nella maglia e iniziavamo a colorare quadretti a caso sui fogli, eppure ogni volta che capitavamo al bar sfogliavamo i quotidiani.

Non avevamo accesso a internet, leggevamo i giornali, avevamo questa noiosissima e antiquatissima abitudine di informarci e forgiarci una nostra opinione sul mondo.

Eravamo diversamente ribelli, ci facevamo sentire a suon di “la storia ci insegna”. Si è capito che tutto sarebbe decaduto quando quell’altro che mangiava “lucertole aperte fin da bambino” è diventato famoso a furia di strimpellare e cantare della sua delinquenza.

Mi trovo a dialogare con gente al quarto ciclo di studi che non ha la minima idea di cosa succede attorno a sè, e che ha pure diritto di voto! Passino le ridondanze lessicali, passino i congiuntivi molestati, passino le regole grammaticali dimenticate ma non può passare che a vent’anni non si sappia che nel mondo succedono cose. Trovo disarmante che studenti di economia non conoscano Ermotti, cioè, ma sarà stato almeno il vicino di casa di qualcuno prima di diventare uno che lavora in banca, no?

“La scuola che verrà”: io vorrei darle fiducia, visto che è un esperimento vorrei chiedere se si può fare  qualcosa per risvegliare gli interessi di questi ragazzi. Leggere i giornali durante l’ora di civica? Interrogarli sui fatti di attualità? Mi sanno tutto dei personaggi dei reality, dei giocatori di calcio, ma niente di niente di come si prende in mano internet per documentarsi. Caspita, ti piace la Belen? È argentina? Dai, ma vai a vedere almeno dove si trova il suo Paese, mica che poi me la vuoi rimandare a casa sua e nemmeno sai da che parte indirizzarla.

I sogni di oggi: diventare un blogger di qualcosa e non fare un tubo tutto il giorno, ma se pure la Ferragni almeno di moda si interessa! Come possono pensare che gli basta scrivere post deliranti su Facebook per guadagnarsi la libertà; che poi non sanno nemmeno bene cosa sia successo a Zucky.

Io ci rinuncio, tanto la colpa è della scuola!

“I bambini di solito cominciano con il dare per scontato che l’insegnante possieda la conoscenza e la trasmetta alla classe. Se si creano le condizioni opportune, imparano presto che anche altri componenti della classe potrebbero possedere delle conoscenze, e che queste conoscenze possono essere condivise.” Jerome Bruner

Carnet Noir

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