Storie di ordinaria burocrazia

Una digitalizzazione selvaggia che lascia molti cittadini in difficoltà oggettive non è una strategia accettabile, l’amministrazione pubblica potrebbe essere più umana e meno legata alla burocrazia

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Durante il fine settimana degli amici mi hanno raccontato la peripezia burocratica di un loro famigliare. Un arzillo ottuagenario nato e cresciuto in Ticino, ma ancora italiano di nazionalità e con un permesso C. Lo chiamerò Mario per comodità.

Il nostro Mario, residente a Locarno, riceve una comunicazione dall’Ufficio Stranieri che lo invita a rinnovare il permesso C prossimo alla scadenza, fino a qui niente di speciale.

Nella busta con la comunicazione non ci sono formulari ma è indicato il link www.ti.ch/proroga-c dove si può reperire il modulo.

Sul sito non si trova un formulario da scaricare, bensì un altro link per avviare la procedura di rinnovo inserendo i propri dati.

Bene, dove sta il problema, direte voi. Beh insomma, il nostro Mario ha una certa età, sa fare tante cose, ma con l’informatica è carente, non possiede un computer e tanto meno una stampante.

Poverino, era abituato a passare all’Ufficio degli Stranieri di Locarno che però nel frattempo è stato chiuso e ora si trova a Bellinzona. Ma tant’è, il Cantone deve risparmiare e quindi si razionalizza.

Una telefonata all’Ufficio Migrazione per richiedere l’invio per posta dell’agognato modulo non serve, nisba: unica soluzione è la procedura online.

Insomma, siamo nel 2018, direte voi, ci stiamo modernizzando. E qui viene il bello, al funzionario è stata posta la domanda che debba fare una persona anziana senza un computer.

La risposta lascia allibiti: “avrà pure un conoscente o parente con un computer, e sennò si può sempre rivolgere alla Pro Senectute”.

La risposta al confine tra l’arroganza burocratica e l’ottusità digitale lascia a dir poco perplessi. Ricapitoliamo: il Cantone mette a disposizione unicamente una procedura digitale o meglio “semi-digitale”, in quanto al termine della procedura il modulo deve essere comunque stampato ed inviato per posta.

Se un cittadino non ha un PC e tanto meno le competenze informatiche necessarie, deve fare la questua per trovare qualcuno che lo aiuti. Una persona anziana può rivolgersi alla Pro Senectute, organizzazione che, salvo errori, viene sussidiata anche con denaro pubblico. Gli altri si arrangino.

Quindi, quello che, malgrado tutto, dovrebbe essere almeno in parte un servizio pubblico, l’Amministrazione Cantonale, invece di aiutarti ti manda a cercare aiuto altrove, molto probabilmente un’organizzazione finanziata con denaro pubblico (tanto per risparmiare).

Belli i tempi quando l’autore di questo articolo, durante il suo apprendistato di commercio presso un Comune, poteva e doveva aiutare gli anziani a compilare le tassazioni e moduli AVS vari.

Questo atteggiamento infastidisce ancora di più, quando si considera che la Divisione delle Contribuzioni invia a tutti una lettera prestampata per la richiesta di proroga per l’inoltro della dichiarazione d’imposte (ah, strano, qui il formulario si può mandare). Per contro non è possibile richiedere la proroga online, cosa che sarebbe anche facile da implementare.

Quindi l’Amministrazione Cantonale non è particolarmente coerente con lo sviluppo digitale.

Il signor Mario se la caverà perché c’è chi lo aiuterà, ma ci sono degli altri signor Mario che non hanno nessuno, e forse l’Amministrazione farebbe bene a ricordarsi che è anche un servizio a disposizione dei cittadini e non una ditta privata che deve massimizzare l’utile.

Una digitalizzazione selvaggia che lascia molti cittadini in difficoltà oggettive non è una strategia accettabile. Almeno in questa fase di transizione di generazioni devono restare le due opzioni.

Vogliamo un servizio pubblico e non una sevizia pubblica, anche quando gli utenti sono stranieri, perché potrebbe venire il dubbio che si tratti di ostruzione digitale mirata. Ci auguriamo che si tratti unicamente di un eccesso di “zelo digitale”.

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