Toronto, perché un’altra strage?

Un altro furgone, un altro folle: Toronto, Alek Minassian, cittadino canadese di origine armena falcia la folla su un marciapiede, per ora si contano dieci morti

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Un altro furgone, un altro folle: Toronto, Alek Minassian, cittadino canadese di origine armena falcia la folla su un marciapiede, per ora si contano dieci morti. Prima di partire per la tangente, anche se le indagini sono ancora in corso, ribadiamo che gli armeni sono cristiani dal III secolo dopo Cristo.

Minassian ha seguito la macabra moda lanciata dall’ISIS. Come in una sfida sui social, quello che era un atto isolato sta diventando una specie di cascata di pazzi imitatori, che grazie ai media trovano nelle modalità che abbiamo descritto la loro catarsi ideale.

“Muoia Sansone con tutti i Filistei” sembra diventato un mantra obbligato per tutti gli assassini di massa (i terroristi islamici sono ormai finiti in secondo piano) che decidono di andarsene portando con sé quante più persone possibile. Ma quali sono le motivazioni dei “mass killers”?

Fate finta che siete una fetta di prosciutto contenuta tra due fette di pane. Il prosciutto siete voi, le fette di pane rappresentano l’una le regole della società, che vivete con ansia e senso di costruzione, l’altra è l’Es, la parte chiamiamola selvatica, che non conosce morale o regole che distinguano tra bene e male. L’uguale pressione delle fette di pane vi fa sbroccare. Non è così semplice ovviamente, e comunque a questa situazione dobbiamo aggiungere (sempre) una fortissima depressione, accompagnata da narcisismo e desideri di celebrità.

Mi si scusi la psicologia spicciola, ma è necessario capire questi assassini per comprendere l’atto in se stesso. L’uccisore di massa è un egocentrico, e nel suicidio dopo la strage (anche questo un classico) riafferma il suo potere: nessuno potrà giudicarlo, solo lui sarà giudice estremo e carnefice di se stesso, affermando così l’agognata libertà di azione e l’individualità estrema. In realtà questi assassini non sono pazzi ma iperfrustrati, infatti, alla base dell’atto ci sono esistenze piene di maltrattamenti, dolore, abusi, discriminazioni e mobbing con conseguente ostilità verso l’autorità e la società.

L’ISIS in fondo ha solo dato una bella idea a questa gente, un modo semplice, veloce ed efficace per far fuori un bel po’ di persone. Poi i media e i social, incolpevoli mostri, amplificando queste gesta le rendono immortali e degne di essere attuate.

Un gatto che si morde la coda.

Oggi sono i furgoni lanciati tra la folla, domani ci sarà un’altra moda per sparare nel mucchio, per devastare una società sempre più isterica e folle, che nella enorme massa dei suoi miliardi di anime, ha perso completamente la bussola.

Minassian, anomalia nella regola non è morto, anche se aveva chiesto alla polizia di ucciderlo. Si è alla fine consegnato agli agenti. A noi rimane, psicologia o no, lo smarrimento di non capire mai questi atti, nonostante le spiegazioni dei dottori. Conviviamo, come da millenni con una paura consapevole, e cioè che il peggior nemico dell’umanità è l’umanità stessa.

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