Un criminale in fuga: Josef Mengele

Meno male che ci sono scrittori come Guez che riattivano la memoria. In un contesto in cui pochi ancora sanno chi è Anna Frank, questo «La scomparsa di Mengele» risulta essere necessario.

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Olivier Guez nel suo paese, la Francia, è un’autorità letteraria indiscussa. Collabora con «Le Monde» ed il «New York Times», scrive sceneggiature (come il premiato film «Lo Stato contro Fritz Bauer») ed è una firma inconfondibile quando affronta temi storici. Perché li sa raccontare con un rispetto sacrosanto per i dati oggettivi e con un certo stile: chiaro e semplice, preciso e profondo. Racconta fatti realmente accaduti badando che la forma (la scrittura) non alteri il contenuto (i fatti).

Nella sua ultima pubblicazione affronta una delle ferite più atroci del Novecento: la fuga del sommo criminale della Storia, Josef Mengele, l’angelo della morte di Auschwitz. Lui che grazie a complicità occidentali ma anche a casualità fortuite, l’ha sempre fatta franca, evitando di comparire di fronte a qualsiasi tribunale. Riuscendo perfino a morire nel proprio letto.
Quello di Mengele resta uno dei nomi più terrificanti del nazismo: medico con studi in antropologia, ad Auschwitz ha potuto perpetrare le torture più atroci, in special modo su bambini, al fine di perseguire il progetto della creazione della «pura razza ariana». Dire che sia stato brutale è ancora dire niente: in un ambiente di male assoluto lui ha saputo e potuto oltrepassare ogni limite infliggendo sevizie inenarrabili. Eppure … eppure appena aperti i cancelli dell’inferno lui se l’è svignata. Dapprima approfittando del fatto che nei primi mesi nessuno credeva ai superstiti (ci sono volute le immagini americane…, e il diario di una bambina): troppo l’orrore raccontato. In seguito approfittando della complicità dei diversi dittatori dell’America Latina (Peron in primis). E’ bastato cambiare nome, un passaporto falso et … voilà: Argentina, e Paraguay e Brasile, paesi che necessitavano di dirigenti e/ o consulenti tedeschi per le propri nascenti industrie e che non badavano tanto per il sottile. Tanto le superpotenze erano neutralizzate nella loro guerra fredda, con il resto del mondo ad esaurirsi in un’inutile presa di parte.

Questo racconto colpisce perché Guez riesce a mettere a fuoco la mente e la psicologia di questo mostro. Che non ha mai dato segni di rincrescimento ma anzi, nelle poche occasioni in cui si poteva permettere di parlare sinceramente, addirittura giustificava tutto. E non solo perché «obbediva» (questa la scusa più frequente sentita dai gerarchi al processo di Norimberga) ma perché si sentiva investito in un ruolo davvero importante. Grazie alle sue ricerche Hitler avrebbe raggiunto risultati più eclatanti di quelli militari. No, non era pazzo, era proprio fatto così. Per cui alla fine di queste pagine, quando muore solo, in un remoto indirizzo brasiliano e senza il conforto di alcun parente (il figlio ha addirittura ripudiato il cognome!) c’è quasi da rimanere sollevati.

Pur con tutti i dubbi residui: come è stato possibile Auschwitz, e più ancora come è stata possibile la sua fuga ? Meno male che ci sono scrittori come Guez che riattivano la memoria. In un contesto in cui pochi ancora sanno chi è Anna Frank, questo «La scomparsa di Mengele» risulta essere necessario.

 

«La scomparsa di Josef Mengele» , di Olivier Guez, 2017, tr. Margherita Botto, Neri Pozza, 2018, pag. 202, Euro 16,50.

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