Un fenicottero fra i palloni gonfiati

L’opera di Oppy De Bernardo a Locarno ha nascosto molti livelli di lettura, e forse l’ultima c’è sfuggita.

Di

Conosco l’opera artistica di Oppy De Bernardo orami da molti anni.

Ho avuto l’occasione di conoscerlo personalmente e di lavorare con lui quando ancora dirigevo I Sotterranei dell’Arte a Monte Carasso.

Col tempo ho imparato che ogni lavoro di Oppy contiene in lui differenti livelli di lettura, in primis il lato estetico spettacolare di ogni suo intervento, basti pensare alla sua istallazione “e tu con quest’acque à rinfrescarlo impara” per la quale diverse tonnellate d’acqua sono state piazzate dall’artista nella grande sala del Monastero delle Agostiniane. Il pubblico doveva prendere una barca per poter attraversare il monastero e trovarsi di fronte ai volti scolpiti dei suoi famigliari. Un opera sì spettacolare, ma al contempo profondamente poetica. Un omaggio alla bellezza ma anche all’intimità e al rispetto delle cose a noi più care.

L’opera “Apolide” in piazza a Locarno contiene anche essa dei livelli differenti di lettura, primi fra i quali la bellezza del colore, dell’onda anomala variopinta creata dai gonfiabili, dall’improbabile scoperta di un luogo nuovo nel quale passeggiare.

Quest’opera è stata distrutta nello stesso modo, a differenti livelli da differenti tipologie sociali di “palloni gonfiati”, primi fra i quali i consiglieri comunali leghisti che con la loro interpellanza hanno tolto il livello “sorpresa” all’opera di Oppy. In seguito è toccato alla blogger italiana con il suo post sui social media, che così facendo ha negato il lato spettacolare dell’opera, facendo dubitare dell’onesta stessa delle intenzioni di Oppy De Bernardo. Scatenando una selva di “leoni da tastiera” nostrani dei quali le mamme ticinesi sono apparentemente sempre incinta.

È toccato poi a certi “genitori” lasciare ai loro pargoli il diritto di distruggere parti dell’opera, togliendo e azzerando il livello poetico di questa. Non sta a me fare una lezione morale su come si educano i bambini ma posso suggerire per logica che non si fa così. Seguiti da un branco di adolescenti mal inquadrati che hanno sgozzato i gonfiabili mostrando fieri le loro gesta sui social network.

Infine è toccato al popolo di distruggere l’ultimo livello che sussisteva nell’opera di Oppy: la presenza. Restava ancora solo quella a testimoniare l’opera. La sua stessa presenza, ammaccata, sciupata, transennata che fosse era li, come simbolo ultimo di un atto artistico… Gli sciacalli, i depredatori, sono arrivati a vagonate e sono partiti con le macchine colme di gonfiabili. Quelli che erano destinati ai bambini, gratuitamente a partire dalla mezzanotte del giorno dopo. Semplicemente “ladri”. Hanno rubato perché quei gonfiabili non erano destinati a loro, nè a livello temporale, nè a livello generazionale.

Ecco, questa è la lista dei veri palloni gonfiati che questa storia annovera.

Però conoscendo Oppy De Bernardo mi sorge un dubbio, lui, fenicottero rosa dell’arte contemporanea, abituato a equilibrarsi su un piede solo per alzarsi in volo spettacolare e inaspettato, non può aver nascosto un livello superiore in quest’opera? Quel livello di analisi profondo che ci dice “volevo parlare di umanità e voi mi avete aiutato” ?

Se così fosse, grazie Oppy, ce l’hai fatta ancora una volta!

Ti potrebbero interessare: