Yuki, Shizo, Kokichi: tre maratone impossibili

Tre destini impossibili, possibili solo quando la vita si diverte a giocare con gli umani come facevano gli Dei dell’ antica Grecia: generosi, crudeli o assurdi per puro capriccio. Passati dall’Olimpo al monte Fuji, per segnare il destino eroico, epico, tragico di Yuki, Shizo, Kokichi.

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Tre destini impossibili, possibili solo quando la vita si diverte a giocare con gli umani come facevano gli Dei dell’ antica Grecia: generosi, crudeli o assurdi per puro capriccio. Passati dall’Olimpo al monte Fuji, per segnare il destino eroico, epico, tragico di Yuki, Shizo, Kokichi.

La storia di Yuki Kawauchi è di pochi giorni fa . Si presenta a Boston, ancora ferita dall’attentato del 2013 dei fratelli Tsarnaev che causó la morte di 3 persone, con un primato di 79 maratone corse sotto le 2 ore e 20 minuti, e nessuna chance di vittoria: viaggia a 2km dagli africani. Yuko, a 31 anni, perché ti devi logorare 6-7 volte l’anno sui 42km e 195 metri ? I campioni si limitano a 2-3 gare. Si, ma lui non sarà mai un grande, manca di talento, se vuol farsi notare deve puntare alla quantità.

A Boston le condizioni sono impossibili per Geoffrey Kirui, il campione del mondo e per i suoi connazionali: sferzati da raffiche di pioggia e vento, con temperature che vanno da -1 a+6. Yuki non teme il freddo.

Vede tutti i grandi crollare uno dopo l’altro. Chiude in 2H15’58  lasciando Kirui e Biwot a più di 2 minuti. Yuki ,uno di noi, uno dei tanti che sanno di non avere la stoffa del campione ma che non hanno altra scelta se non quella di crederci contro tutto e tutti : altrimenti il loro correre (la loro vita, la loro “follia” ) non avrebbe senso. Sino a quando, talvolta diventano eroi, e non importa se eroi per caso.

Non aveva lo stoffa dei grandi nemmeno Shizo, partito via nave per Wladiwostok nel 1912 e arrivato spossato a Stoccolma dopo 18 giorni di Transiberiana. Fa troppo caldo (25 gradi). Shizo Kanakura per di più non riesce a nutrirsi: il nostro cibo gli è estraneo. A metà gara sviene, raccolto e rifocillato da una famiglia di contadini. Shizo torna in Giappone umiliato, non non demorde: akiramenai  ! Non arrenderti . Nel 1920 ad Anversa finisce in una dignitosa 16. posizione in 2 h e 48’. Ritorna nel 1924 a Parigi, nuovamente costretto al ritiro.

Ma è la vicenda del 1912 che lo rode  sino a quando nel 1967 un giornalista della TV svedese lo rintraccia e gli propone di arrivare finalmente al traguardo: lo porta dove è svenuto e gli fa percorrere il resto della maratona, una ventina di km. Kanakura che ha 76 anni, taglia il traguardo della maratona olimpica di Stoccolma dopo 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti, 20 secondi e 3 decimi. “E’ stato un lungo viaggo”, dice Shizo, “durante il percorso ho avuto 6 figli e 10 nipoti”. Muore nel 1983 a 92 anni.

Non ha figli il 28enne Kokichi Tsubaraya, ma 6 fratelli, una sorella e 11 nipoti: a loro si rivolge prima di tagliarsi le vene in una caserma alla periferia di Tokyo: li ringrazia per il sushi, per i sottaceti, per il riso profumato al basilico, per il vino e i succhi di frutta, per le mele e i cachi essicati, per il pesce “mongo”, ringrazia la sorella per il bucato. Li invita a essere persone per bene. Poi si rivolge ai genitori, chiede il loro perdono: “Kokichi è troppo stanco per continuare a correre”. E poi : “Kokichi avrebbe voluto vivere al vostro fianco”. Perchè non puó farlo ? I premi Nobel Mishima e Kawabata esprimono ammirazione e addirittura invidia per il saluto e il gesto di Tsubaraya, 4 anni dopo essere stato raggiunto e superato nello Stadio Olimpico di Tokyo a 150 m dal traguardo dall’inglese Basil Hateley, secondo alle spalle di Abebe Bikila. Un bronzo così, davanti a 80’000 spettatori, fa male. Kochiki si riprende, e pianifica il matrimonio con la sua Eiko, avversato dalla staff tecnico. Accetta di posticipare il matrimonio ma si separa dall’allenatore. A fine 1967 il padre gli comunica che Eiko s’è sposata, su consiglio-desiderio della mamma. “Sono contento per lei” dice il soldato-eroe Kochiko. Ma non è vero. Il padre più tardi rivela una verità che non piace allo scrittore-samurai Mishima: “Kochiko alla notizia per poco non perde i sensi”. Solo vincendo l’oro a Città del Messico avrebbe lavato l’onta del terzo posto di Tokyo e strappato il si a Eiko. Poco dopo, l’8 gennaio dell’ anno olimpico 1968, Kochiko si sucida. Si, non sarebbe più stato in grado di correre. Troppo stanco.

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