Addio signora LIA?

La LIA, la famigerata legge che negli intenti avrebbe dovuto aiutare i piccoli e medi artigiani, ma che si era rivelata un incubo burocratico e finanziario, rischia l’abbattimento come un cervo a primavera.

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La LIA, la famigerata legge che negli intenti avrebbe dovuto aiutare i piccoli e medi artigiani, ma che si era rivelata un incubo burocratico e finanziario, rischia l’abbattimento come un cervo a primavera.

È stato il Consiglio di Stato ad approvare il messaggio, esprimendo così la volontà politica di abrogare la legge. Legge che ora sarà passata al vaglio del Gran Consiglio, che deciderà definitivamente se farla fuori o no.

Ne avevamo proprio parlato stamattina, dando voce a un comunicato di Andrea Genola (leggi qui), capofila degli artigiani contrari alla legge e promotore della raccolta firme a cui avevano aderito migliaia di cittadini.

Come già si era previsto anni fa (leggi qui) e come aveva preavvisato la commissione per la concorrenza (COMCO) le questioni di diritto superiore sono diventate sabbia nel motore della LIA fino a impedirne il funzionamento. Il Consiglio di Stato infatti è conscio:

“dell’impossibilità di apportare dei correttivi soddisfacenti ai conflitti con il diritto superiore che TRAM e COMCO hanno rilevato” e che “i correttivi proposti non permettono di rendere la LIA conforme alla Legge federale sul mercato interno”

Ricordiamo che già a inizio gennaio il Consiglio di Stato aveva sospeso la riscossione delle quote in attesa di vederci più chiaro, e la legge era oggettivamente in forte difficoltà per una serie di motivi, come già avevamo scritto in passato, indicando una serie di punti che rendevano ardua la sua applicazione:

1º non è stata voluta dai 4000 artigiani ticinesi assoggettabili ma solo da una parte dei circa 700 iscritti all’UAE,

2º non ha raccolto nemmeno una lode ma è stata fortemente criticata dal Governo del Canton Grigioni, dalle camere di commercio della Svizzera interna e ticinese, dall’Italia e dall’UE,

3º non è stata modificata per farla funzionare (perché impossibile) ma esclusivamente per tenerla in vita,

4º non ha risolto problemi ma ne ha creati: costi, burocrazia, un centinaio di ricorsi, ha fermato artigiani ticinesi (non si vuole dire quanti siano) e ha dato visibilità e garanzie a ditte estere,

5º ha fatto scendere in piazza (cosa mai vista) gli artigiani perché non la vogliono,

6º una persona con il solo passaparola ha raccolto 4602 firme di cittadini (ascoltati solo in campagna elettorale?) che ne chiedono l’abrogazione.

Insomma, ad ascoltare persone di buon senso, tutto questo casino, durato quasi due anni, poteva essere evitato. Ora si auspicano misure serie e più ragionate (si spera) per aiutare i piccoli e medi artigiani.

 

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