Aggiusta il mondo con un caffè

Perché la banana costa meno di una mela raccolta in Svizzera? Breve storia del commercio equo in Ticino e del perché tutti dovremmo innamorarci di almeno un prodotto delle Botteghe del Mondo

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Inizio a scrivere con un po’ di senso di colpa, perché mi sono appena bevuta un caffè di George Clooney, consapevole che nella giornata seguiranno almeno altri 5 espressi. Dopo aver parlato a lungo con Daniela Sgarbi Sciolli, coordinatrice delle Botteghe del Mondo ticinesi e vista la mia dipendenza da caffeina, ho capito che devo far scaturire l’insonnia un po’ più da chi mi assicura una bevanda equa, piuttosto che dalle cialde-gioiello delle multinazionali.

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Se io provo a modificare i miei atteggiamenti da consumatrice piano piano, c’è chi invece da tempo si impegna a creare più giustizia nel mondo anche solo con un cappuccino. Molte di queste persone sono i clienti affezionati delle 3’000 Botteghe del Mondo europee e delle 12 ticinesi. Queste persone però oggi non bastano più per assicurare un futuro all’associazione che, dal 1979, si è impegnata, per prima sul nostro territorio, a difendere i principi di giustizia salariale e sociale nei Paesi in via di sviluppo.

L’ideale di commercio equo è legato al frutto dell’amor. Quarant’anni fa, qualcuno si domandò come mai una banana dell’Ecuador costasse meno di una mela svizzera. Si decise che le cose dovevano cambiare. L’Associazione delle Botteghe del Mondo iniziò a muovere i primi passi con delle bancarelle sulle quali esporre i ‘prodotti modello’, come le banane o il caffè: “Quello degli inizi non era un gran prodotto, era un caffè solubile prodotto in Tanzania, ma con lui pian piano i concetti di salari dignitosi, parità di genere e miglioramento della qualità di vita in zone secolarmente solo sfruttate, iniziò ad attecchire”.

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Come continua a raccontarmi Daniela, da allora le cose sono cambiate: “La Svizzera è al primo posto nel mondo per la spesa pro capite di prodotti fair trade, ma se inizialmente le Botteghe avevano il monopolio di questo commercio, col tempo sono sopraggiunte Fondazioni come la Max Havelaar, che hanno promosso la vendita dei prodotti equi su larga scala. E i supermercati sono diventati nostri concorrenti. Se entrare nella grande distribuzione è stato positivo, perché ci ha fatti conoscere al consumatore medio, col tempo le logiche di mercato ne hanno indebolito i principi. Per essere concorrenziali si deve giocare sul prezzo. E il costo dei prodotti fair trade è per antonomasia elevato perché deve garantire salari dignitosi, massima riduzione di intermediari tra produttori e consumatori e la possibilità che gran parte del valore prodotto possa restare nel posto d’origine”.

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Praticamente la tavoletta di cioccolato riportante il marchio Fairtrade comprata al supermercato, magari costa un po’ meno rispetto a una venduta in una Bottega, ma potrebbe essere equa solo al 20%. Alcuni ingredienti o la filiera produttiva potrebbero essere stati in parte quelli del commercio tradizionale. Come spiega Daniela: “Negli anni gli standard da raggiungere per certificare un prodotto sono cambiati. Sono diventati ‘light’. Noi delle Botteghe invece ci impegniamo a ricercare e proporre solo alimenti o artigianato che siano al 100% equi”. Insomma i principi dell’associazione sono sempre gli stessi e non si sono mai piegati di fronte agli ostacoli. Ma oggi per andare avanti, Daniela (unica dipendente) e le volontarie sanno che dovranno cambiare.

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“L’anno scorso tre botteghe del Mendrisiotto si sono fuse in una nel centro di Mendrisio, mentre la scorsa settimana ha chiuso i battenti quella di Lamone. Sempre recente è il nostro trasloco dal deposito (non più in funzione) di Sementina alla Bottega di Giubiasco. Da 350 siamo passati a 300 volontari”. Daniela mi racconta le ristrutturazioni e i tagli fatti negli ultimi anni, ma nello stesso tempo mi dice che c’è una gran voglia non solo di resistere, ma anche di cambiare: “Vogliamo puntare sempre più sulla qualità e varietà, ma soprattutto lasciare le vie più nascoste, dove ci trovano solo gli affezionati. Una volta eravamo apprezzati per essere alternativi, oggi dobbiamo proporci come negozi adatti a ogni tipo di cliente. Perché se più persone si informano su un prodotto esotico, poi lo vogliono trovare facilmente”.

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Nelle botteghe infatti si trovano, solo per parlare di cibo, tante varietà di tisane, zuccheri, cioccolato. Il caffè, da quello monorigine dell’Etiopia alle diverse miscele, si presenta in chicchi, polvere solubile e pure in versione Clooney, racchiuso in capsule biodegradabili. Tra i diversi tipi di riso c’è anche quello dei pionieri del Bio in Thailandia e come spiega Daniela: “C’è del cioccolato che quando lo provi, non puoi più farne a meno”. Se volete saperne di più su tutto quel che potete trovare nelle Botteghe del Mondo Ticinesi, cercate la pagina Facebook dei singoli negozi. Io di certo ci andrò per comprare il caffè, Daniela mi ha conquistata solo descrivendomene l’aroma. Perché del resto tutto sta: “Nel provare un prodotto e abituarsi al gusto dell’equo”.

 

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