Amate davvero le vostre valli?

Quello che avrebbe dovuto essere un sereno contrasto tra fautori e contrari ha preso toni virulenti e anche un po’ paranoidi, soprattutto, però, dalla parte dei contrari.

Di

“Dopo quello a cui abbiamo assistito in questi mesi di feroce campagna a favore del progetto PNL non possiamo esimerci dal sospettare il peggio!…”

Questo troviamo scritto sulla pagina social dei sostenitori del NO al Parco del Locarnese che andrà in votazione il mese di giugno. Ad essere interessati i comuni di Onsernone, Centovalli, Ascona, Ronco sopra Ascona, Losone, Brissago e Terre di Pedemonte.

E di sicuro una verità c’è, quello che avrebbe dovuto essere un sereno contrasto tra fautori e contrari ha preso toni virulenti e anche un po’ paranoidi, soprattutto, però, dalla parte dei contrari.

Partiamo da un assunto: per certe valli discoste, come Onsernone e Centovalli, l’unica possibilità minima di soppravvivenza è in un’iniziativa come il Parco. Il concetto collettivo di sviluppo e di tutela spinge i fautori a difendere l’idea di un parco che valorizzerebbe e renderebbe la zona più attrattiva, convogliando un turismo intelligente, informato e attento all’ambiente. Ciò potrebbe creare un indotto che potrebbe garantire la sopravvivenza di paesini sperduti come Spruga o Borgnone.

Dall’altra invece sentiamo solo proclami generici antibalivi di stampo leghista e particolarismi a difesa del proprio orticello.

Da una parte abbiamo Fabio Regazzi, presidente dei cacciatori ticinesi, che come sua abitudine, in stile caterpillar sostiene il No, dall’altra abbiamo un gruppo di cacciatori indipendenti che invece si dissocia e sostiene il SI (leggi qui), da una parte abbiamo dubbi personaggi, legati a siti anti-islamici e complottisti al limite del delirio, come la scrittrice Anna Lauwert, e dall’altra un gruppo di una ventina di medici, capitananti da Franco Cavalli che sostengono il SI con il motto: “Il medico cura, la natura guarisce” (leggi qui).

L’impressione è comunque che ci siano, tra i fautori del NO, sicuramente in buona fede, delle frange molto dubbie legate, appunto, all’estrema destra, che sfruttano il tema per fare proseliti, mischiando la questione del parco con l’immigrazione, l’Islam, i balivi confederati e delle teorie astruse e deliranti.

Qui si decide per un parco. E purtroppo, al saldo delle idee, si scontrano due concezioni del mondo, una collettiva, volta al futuro e al benessere della popolazione e dei propri discendenti, una visione che ha a cuore lo sviluppo gentile e rispettoso dell’ambiente nelle valli, dall’altra un’idea chiusa e oggettivamente legata, inutile nascondersi dietro a un dito, a tornaconti immediati: come il rustico da riattare, al diritto di caccia sempre e ovunque e la falsata concezione che senza il parco tutto resterà come prima. Vero, anche vero però che le nostre valli stanno morendo, fatevene una ragione, e non sarà “lasciando tutto come prima” che potremo farle rinascere.

Lo dico da onsernonese, lo dico con un amore immenso per la mia valle e con un rispetto assoluto per i tesori che la terra d’Isorno mi regala ogni volta che salgo al mio paese. Pensare una volta al bene di tutto e di tutti e non solo al proprio, è una strada certo più difficile. Paulo Cohelo scriveva: “quando le tua gambe sono stanche, cammina con il cuore”. E con il cuore dovrebbero camminare tutti coloro che pensano a una valle viva e non a una cripta di privilegiati.

 

Ti potrebbero interessare: