Bambini a mano armata

Di

Con la sfiorata strage alla Scuola Cantonale di Commercio di Bellinzona e tutte le perplessità emerse attorno alla vicenda si è scoperchiato pure il vaso di Pandora dei poligoni di tiro privati presenti nella nostra regione. Strutture in cui a impugnare una pistola o un fucile per poi sparacchiare a un bersaglio, a farlo, si son visti perfino dei bambini. Fino a qualche giorno fa, un esempio in questo senso, prima che il filmato venisse bloccato, era visibile su YouTube. Con mamma, papà e bimbo al seguito, tutti entusiasti manco fosse una gita a Gardaland.

Una realtà, quella rappresentata da questo tipo di strutture, che Doriano Junghi, presidente della Federazione ticinese delle società di tiro, non esita a descrivere come una vera e propria giungla nella quale, chi gestisce queste attività, in pratica può infischiarsene bellamente e fare quel cavolo che vuole. “Si può noleggiare e sparare con qualsiasi arma, ma questo è ovviamente un problema, perché l’attività sfugge a qualsiasi controllo. Diciamolo, finora ci è andata bene.”.

Una giungla, passata finalmente al setaccio, dalla quale però non si sono fatti attendere i primi ruggiti, le prime dichiarazioni, alcune delle quali francamente al limite della presa per il culo. Com’è accaduto nel caso di Ferruccio Galfetti, titolare del poligono alla Peschiera (leggi qui) dove, in un’occasione, a sparare c’era stato anche il giovane arrestato di recente con l’accusa di voler pianificare una strage.

Galfetti, in un’intervista a tio.ch, pur di giustificare che tra i frequentatori della sua struttura in passato ci siano stati perfino dei minorenni, non si è fatto nessun scrupolo nell’affermare che: “se un genitore con delle armi in casa ha paura che i figli piccoli possano toccarle, la cosa migliore è far provare il bambino a sparare un paio di colpi. Di sicuro non le sfiorerà più!”.

Oltre al fatto che, a smentire questa malsana teoria, era proprio il video di YouTube in cui il baby Rambo sollecitato dal padre rispondeva abbozzando un sorriso e dicendo che l’esperienza chez Galfetti alla Peschiera era stata “bellissima”, non è certo traumatizzando i più piccoli e mettendo loro fra le braccia un’arma da fuoco per poi farli spaventare a morte che s’insegna la pericolosità e la minaccia che tali oggetti rappresentano.

La leggerezza con cui si accostano le armi ai bambini, ci riporta alla mente certe genialate di Donald Trump che, tra l’altro, come deterrente alle stragi consigliava ai maestri di scuola di armarsi o, peggio ancora, la sparata del deputato de La Destra Paolo Pamini (leggi qui), favorevole ai corsi di tiro obbligatorio nelle scuole ticinesi. Una deriva francamente intollerabile, ma – di certo – segno dei tempi. Di tempi in cui, al Far West, andrebbe forse opposta la legge. Quella degli sceriffi. Anche di quelli comunisti che, per esempio, vorrebbero introdurre il monopolio statale per regolamentare proprio i poligoni di tiro.

Una misura con la quale non è per nulla d’accordo – e ci mancherebbe pure – Ferruccio Galfetti che, risoluto e sicuro di sé, ripete ciò che negli ambienti della destra con la passione per le armi da fuoco sembra essere un vero e proprio mantra: “le statistiche sulla diffusione delle armi mostrano che più armi ci sono in mano a persone coscienti e libere e meno il delinquente è invogliato a usarne una.”. Insomma, quando si dice che l’intelligenza è un’arma di distinzione dalla massa. Bambini venite parvulos!

Ti potrebbero interessare: