Brissago. Zombie zucchine e pomodori nell’orto

Di storie singolari come quella del cimitero di Brissago che qualcuno vorrebbe trasformare in un orto pubblico e accessibile non più a tutti morti del paese, ma soltanto ai vivi, se ne sentono di continuo.

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Di storie singolari come quella del cimitero di Brissago che qualcuno vorrebbe trasformare in un orto pubblico e accessibile non più a tutti morti del paese, ma soltanto ai vivi, se ne sentono di continuo. Un po’ perché sono queste le storielline che ci piace tanto sentirci raccontare quando abbiam voglia di dribblare quei pensieri che ci marcano a uomo e, d’altro canto, poiché di luoghi che in passato, di riffa o di raffa, non abbiano mai avuto a che fare con l’alito della morte non sono mica poi così facili da scovare. Sempre che abbia davvero un senso cercarli.

Noi tutti, nessuno escluso, siamo ogni giorno che passa un po’ più vicini al camposanto. Poi la morte possiamo ignorarla, farcene beffa, nasconderla sotto al tappeto manco fosse immondizia, ma la vera sostanza dei fatti non cambia. Polvere eravamo e polvere ritorneremo. O terra, vermi e concime. Sempre che quest’immagine non urti troppo la vostra sensibilità. C’è però che di tutto questo proprio non se ne dà pace. Una pace terrena, non eterna, perché quest’ultima – a quanto pare – non esiste. Lo sanno bene i cittadini della bella Brissago che si trovano a dover decidere cosa farsene del terreno là dove, fino a poco tempo fa, c’erano i defunti.

Se da un lato c’è il consigliere comunale Mattia Martinetti che spiega come un’idea simile sia venuta pensando ai pensionati del borgo: “a Brissago ce ne sono diversi ai quali un orticello potrebbe essere gradito, anche per fare un po’ di attività fisica. Certo prima c’era il camposanto, ma con lo sgombero è diventato un luogo come tanti altri. Non penso sia tabù e non ci vedo nulla di male”, d’altra parte non mancano i contrari. A partire dal sindaco. “Non mangerei quell’insalata” – ha dichiarato – e a pensarla come lui ce ne sono anche parecchi altri che, probabilmente, per la paura di vedere nelle fattezze di una patata o di un pomodoro l’espressione di un caro estinto, proprio non ne vogliono sapere dell’ipotesi che quel luogo diventi un orto. Anzi. C’è addirittura chi propone di asfaltare il sedime per farne un posteggio o un’area di raccolta per il riciclaggio dei rifiuti.

Insomma, le idee e la fantasia, all’uomo, non mancano di certo quando in ballo c’è la nera signora o il tristo mietitore. L’arte e la letteratura, la musica ma anche il cinema sono lì a testimoniarlo. Per esempio, mai costruire un albergo sui resti di un cimitero indiano. Ma anche certi dettagli della storia che non si racconta sui banchi di scuola sono talvolta illuminanti. Lo sapevate che il legno usato in Tennessee per costruire la sedia elettrica è stato recuperato da alcuni patiboli in uso nelle prigioni a inizio Novecento o giù di lì? Ecco. Immaginatevi il sapore, gli aromi sprigionati da quel legno. Questo per dire che la vicenda tutta nostrana, affonda le sue radici nel passato stesso dell’Umanità e nel suo modo mica sempre risolto di affrontare la compagnia della morte. E se stanotte dovesse capitarvi durante il sonno di combattere contro un’armata di ortaggi non morti, be’, ora sapete perché.

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