Caro Gesù bambino, vai di frustino!

A far discutere e ad aver infiammato gli animi di taluni è infatti il veto posto dal Municipio alla richiesta di un gruppuscolo di fedeli incalliti dell’associazione “Helvetia Christiana” di poter professare liberamente il proprio credo in una piazza del centro città

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C’è un oscuro meteorite che, staccatosi nei giorni scorsi dal pulviscolo cosmico di cui si compone la sterminata galassia degli adoratori di Cristo, ha intercettato la rotta della città di Lugano e punta dritto sulle nostre teste. A far discutere e ad aver infiammato gli animi di taluni è infatti il veto posto dal Municipio alla richiesta di un gruppuscolo di fedeli incalliti dell’associazione “Helvetia Christiana” di poter professare liberamente il proprio credo in una piazza del centro città. Già. Da quando pregare è diventato reato?

Perfino la RSI, dal suo portale di news online titola: “Il Gay Pride sì, il rosario no”. Con ”Helvetia Christiana” profondamente indignata e sul piede di guerra con quel pretino spretato del sindaco Borradori che le ha inspiegabilmente vietato la possibilità di recitare e di sgranare il rosario in pubblico, negando così il sacrosanto diritto di manifestare il proprio credo, la propria fede tra la gente, così come il Signore li aveva esortati a fare una volta tornato sulla scena per una delle sue ultime apparizioni dopo aver superato – con uno di quei suoi trucchi alla Houdini – perfino la morte.

Roba che non può non far riaffiorare nella nostra memoria alcuni deprecabili episodi del passato, che non può non ricondurci immediatamente alle persecuzioni e al martirio a cui i cristiani furono sottoposti quand’erano ancora un manipolo di ribelli inebriati dalle parole di un hippie, di un guru della Giudea convinto di poter fare la rivoluzione armato soltanto di perdono e di amore.

C’è un dettaglio però che andrebbe aggiunto, per amor di verità. Fra le ragioni addotte nel voler portare in piazza la preghiera non c’erano mica la pace nel mondo o la ridistribuzione equa dei pani e dei pesci. No. Ma piuttosto per esprimere con fermezza il proprio dissenso nei confronti di quell’abomino morale del Gay Pride, in programma sul Lungolago prossimamente. Quindi si sarebbe trattata di una preghiera contro. Del tipo “caro Gesù bambino fai per favore deragliare il trenino!”

Sì, perché fra i propositi dichiarati sul web dalla sedicente organizzazione filocattolica che si batte “per la difesa della Tradizione, Famiglia e Proprietà e per i valori cristiani” c’è innanzitutto quello di annientare “la rivoluzione culturale atea, immorale e socialista che vuole distruggere ciò che resta della Civiltà Cristiana.” Certo “con tutti i mezzi pacifici, democratici e legali” a disposizione, a partire – guarda caso – dalla più becera provocazione. La stessa di certe teste rasate pronte a infilarsi a cazzo nelle manifestazioni antifasciste.

A rivelarlo col candore del cognome capitatogli in sorte è il presidente dell’associazione Marco Giglio. “Chiedevamo uno spazio, possibilmente in occasione della parata del due di giugno ma sarebbe andato bene anche nei giorni precedenti, per protestare con una preghiera della tradizione cattolica. Ma ci è stato inspiegabilmente negato.”

Inspiegabile, già. Anche se qui, il vero Mistero con la emme maiuscola è casomai capire com’è possibile che certi invasati, destrorsi e illiberali non siano assolutamente in grado di cogliere come la bellezza stia da sempre nella diversità. Lo diceva Darwin che di sicuro non era un dio ma il look, barba lunga e cervello fino, era vagamente quello.

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