Come abbiamo evitato una strage

Oggi si è sventato un probabile eccidio, in un epoca in cui i massacri sono all’ordine del giorno, soprattutto in USA. Ma qui siamo a Bellinzona. Niente Isis, niente radicalismo politico, solo una mente folle che pianificava una strage e quasi sicuramente il suicidio

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Alcuni dicono che si era incupito negli ultimi tempi, altri compagni hanno ricevuto dei messaggi strani su Snapchat e per fortuna hanno pensato di avvisare chi di dovere. Poi, i docenti e la direzione della commercio di Bellinzona hanno tirato i fili che ha permesso loro di riconoscere trama e ordito di quella che poteva essere, a 25 anni dal caso di Erminio Criscione, una nuova strage in Ticino.

Ricordiamo che Criscione, che aveva perso il lavoro, aveva bocciato degli esami e a cui era stato negato un prestito bancario, si era messo a girare per il Ticino con la sua lista per eliminare tutti coloro che riteneva colpevoli del suo fallimento: 6 persone caddero sotto le sue pallottole, e altre sei ne portarono i danni permanenti. Il ragazzo che pianificava la strage alla Scuola di Commercio di Bellinzona, aveva a casa un arsenale di armi e munizioni, e la domanda è come sia possibile che circolino con tanta leggerezza delle armi da fuoco automatiche e come possano finire in mano a un ragazzo di 19 anni, la famiglia, sicuramente provata, doveva comunque essere cosciente dell’anormalità di una situazione del genere.

Oggi si è sventato un probabile eccidio, in un epoca in cui i massacri sono all’ordine del giorno, soprattutto in USA. Ma qui siamo a Bellinzona. Niente Isis, niente radicalismo politico, solo una mente folle che pianificava una strage e quasi sicuramente il suicidio (leggi qui).

Ed è qui che entra in gioco il tessuto vivo della società, quello che mette l’umanità al centro. Lo ha fatto il compagno o la compagna del diciannovenne che ha segnalato la sua follia, lo hanno fatto i docenti, parlandosi tra di loro e parlando con la Direzione. Lo ha fatto una direzione sensibile e lungimirante, guidata dal direttore Adriano Agustoni, avvisando subito il DECS e polizia.

Insomma, c’è un buon livello di casualità, certo, ma ci sono che persone, allievi, docenti e poliziotti che nel dubbio hanno verificato, controllato, che hanno scavato per capire.

Ecco, meno male, cazzo.

Meno male, perché c’è gente che domani si sveglierà e guarderà il soffitto sentendo tutto il plumbeo peso dello scampato pericolo. Amici, allievi, docenti, direzione. Persone che da oggi, ogni giorno, saranno confrontati con il karma, con la ruota che gira e che per stavolta ha fatto loro saltare un turno.

Per questo bisogna ringraziare le persone, chi ha occhi e orecchie, chi è empatico ed ascolta gli altri, chi è sempre in prima linea per far crescere e proteggere i nostri ragazzi.

Che succederà ora? Difficile a dirsi, il reato in effetti non è stato commesso, certo la legge prevede delle sanzioni quando una pianificazione e dei i pesanti indizi fanno presagire un atto criminoso. Di sicuro urge, e sarà sicuramente l’opzione più logica, seguire da molto vicino in strutture apposite e con psichiatri e psicologi il percorso di questo ragazzo bruciato. Perché questa società viva non deve lasciare indietro nessuno. Deve ricucire, sugellare, deve lenire e curare. Questa è la società che vogliamo.

Poteva essere Parkland (leggi qui). Ma non lo è stato. Grazie a tutti voi.

 

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