Diego De Silva, un aforisma contro i cretini

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Anche per le battute o frasi fatte si può essere intelligenti. Anzi: si dovrebbe.

Ci sono libri che si leggono in un amen. Ci sono libri, magari quelli appena citati, che poi si rileggono subito. Perché li si è capiti ma … fino a un certo punto. Perché certi passaggi … certi passaggi sono da ripensare. E assorbire. Qui l’evidenziatore non lo tieni più. Risultato? Le pagine in bianco e nero sono diventate colorate. Stiamo scrivendo di un libretto appena stampato da Einaudi: «Superficie», di Diego De Silva. Il titolo dà già un’indicazione: sono battute, frasi fatte e luoghi comuni. Poi il testo, fin dalle prime pagine, smentisce l’assioma di partenza: altro che superficiale, qui si si va in profondità. Con un sorriso e con garbo ma si va a incidere.

Facciamoci aiutare da un esempio, quello con il modo di dire «Io non porto rancore». Lo si afferma quando la discussione, o lite, è chiusa e … amici come prima (magari anche «mica tanto», ci verrebbe da aggiungere plagiati da De Silva). Ebbene lo scrittore napoletano ha un modo speciale per completare la frase: «Io non porto rancore, lo custodisco». E siamo all’inversione di significato e senso, è bastata una semplice trasformazione di verbo. Anzi: una postilla.

A voler ben guardare quella di De Silva è un’operazione ferma e sacrosanta. Lui va contro il politicamente corretto del «tutti possono dire quel che vogliono e le opinioni sono tutte rispettabili». Ma chi l’ha detto? E perché mai? Quando si sentono banalità dette senza pensare, quando le stupidate diventano infinite (e sul web questa categoria è in esponenziale aumento!) è giusto proporre una piccola pausa di riflessione, un fermate il mondo che scendo e ragioniamo.

E soprattutto De Silva va contro i cretini, gli specialisti in tutto che non hanno dubbi mai, e pontificano su ogni argomento. E’ sempre giusto lasciarli fare? Insinua lo scrittore napoletano…

Sempre con nonchalance e ironia, ovvio, la risposta è no. A livello culturale, con il tanto declamato cinema francese che diventa … «la vita con molte più parti noiose», con le considerazioni anagrafiche «Se pensi che il tempo non esista, dai un’occhiata ad una tua foto di cinque anni fa», la vita di coppia che mantiene il privilegio di «rispondere niente alla domanda: che hai?», e al proprio intimo privato («Il tepore del letto è una categoria dello spirito» o … ancora: «La prima volta che non ti ho baciata è stato bello»).

Si ride spesso con De Silva e questa sua collezione di aforismi si trasforma in una pausa dalla frenesia davvero utile, se non addirittura necessaria. Dopo i suoi bellissimi romanzi, eccolo in questa sorta di concentrato puro. Per finire ecco la bellissima risposta al trito luogo comune «aiutiamoli a casa loro», riferito ai migranti: «e che, siamo diventati tutti badanti»?

«Superficie» , di Diego De Silva, 2018, Einaudi, 2018, pag. 102, Euro 12,00.

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