Digitalizzazione: lavoro e formazione quo vadis ?

Molti di noi si sono probabilmente già chiesti se fra 10 anni avranno ancora un lavoro o se saranno stati rimpiazzati da un robot. Unico punto certo: la digitalizzazione influenzerà in modo massiccio il nostro modo di lavorare.

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Concludo la serie di articoli con i tema “lavoro” e “formazione”. Forse i temi più caldi.

Molti di noi si sono probabilmente già chiesti se fra 10 anni avranno ancora un lavoro o se saranno stati rimpiazzati da un robot. Unico punto certo: la digitalizzazione influenzerà in modo massiccio il nostro modo di lavorare.

In un rapporto per la Casa Bianca del 2016 leggiamo che tra il 9 e 47 % dei posti di lavoro negli USA rischia di scomparire nei prossimi 10, 20 anni a causa dell’intelligenza artificiale. Quest’ultima dovrebbe comunque creare nuove attività e compensare i posti eliminati (forse).

Particolarmente a rischio sono le mansioni senza una formazione specializzata. Forse per il futuro immediato sarà così, ma a medio termine sono a rischio anche lavori che richiedono una specializzazione.

Quando verrà affidata la compravendita di valuta nelle banche a un sistema AI in grado di prendere le decisioni in base alle analisi dei dati grazie al machine learning (leggi qui)? Nei Cloud di Amazon o Microsoft (leggi qui) si trovano già oggi software che rimpiazzano l’attività dei sistemisti. Un qualche dubbio è quindi più che lecito.

Sicuramente molti impieghi non spariranno tout court, ma verranno ridefiniti e richiederanno delle formazioni supplementari. Questo a livello teorico. Le ditte puntano sull’automazione e la digitalizzazione con investimenti notevoli per essere più competitive, ma anche con l’obiettivo di contenere i costi. Insomma, produrre di più, con meno lavoratori, abbassando le spese di gestione.

Prendiamo ad esempio i chatbots che fungono da assistenti nei siti internet o vengono utilizzati nei call center. Questi sistemi renderanno superflui buona parte degli operatori. Certo c’è ancora bisogno di un paio di specialisti per la manutenzione dei sistemi, ma quanti? 5 o 6, o andiamo magari in outsourcing? Al saldo netto ci sarà una riduzione di impieghi.

Tra le soluzioni proposte leggiamo Avenir Suisse che punta sulla flessibilità, crowdworking e forme di lavoro deregolamentate. Insomma la solita solfa neoliberale: deludente.

In Ticino l’industria si è già messa in moto e il Cantone intende aprire un centro di competenza per assistere le aziende. Sembra esserci una consapevolezza da parte dei nostri politici, che ci sono dei problemi da affrontare, confortante.

Fondamentale sarà la formazione. Rabbrividisco però quando sento proposte quali l’insegnamento della programmazione in prima o seconda media o già alle elementari. I modelli sviluppati per l’AI e il machine learning sono matematici, quindi bisogna prima imparare a risolvere problemi di varia natura, non a programmare. Le materie scientifiche dovranno essere accompagnate da discipline come etica e filosofia, necessarie per evitare scopensi e deviazioni nello sviluppo (leggi qui), rispettivamente per mantenerci “umani”.

Soprattutto bisognerà tenere conto che non tutte le persone hanno un flair per la tecnica, problema non da poco. Inoltre bisognerà stare attenti a non perdere le nostre capacità manuali e di innovazione, lasciano lavorare troppo le macchine al nostro posto. Aperto resta il discorso su cosa fare con le persone che non terranno il ritmo e con la possibilità concreta che il lavoro, a medio e lungo termine diminuisca. Forse alle nostre latitudini, grazie all’invecchiamento della popolazione attiva e all’alto livello di scolarizzazione si potrebbe controllare il fenomeno forzando una decelerazione dello sviluppo.

Potrebbe essere una strategia anche per i Paesi con produzioni a basso costo, una popolazione giovane e un tasso di scolarizzazione basso. Paesi che rischiano di subire una delocalizzazione inversa; le ditte potrebbero tornare nei Paesi occidentali per produrre in fabbriche altamente automatizzate con un’infrastruttura molto avanzata. Insomma, dovremmo forse darci una calmata e riflettere prima di provocare disagi sociali di grossa portata.

Considerato, però, che si tratta di un giro d’affari non da poco, non posso essere ottimista. Mi auguro comunque che prevalga il buonsenso.

 

Fonti:

https://obamawhitehouse.archives.gov/sites/whitehouse.gov/files/documents/Artificial-Intelligence-Automation-Economy.PDF

http://ticinotoday.ch/content/ticino-tra-digitalizzazione-e-luddismo

http://www.cc-ti.ch/i-nuovi-modelli-di-business-che-si-impongono-con-la-digitalizzazione/

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Digitale-opportunit%C3%A0-o-minaccia-9811489.html

https://www.cnbc.com/2017/11/14/bill-gates-defends-the-rise-of-the-robots.html

https://it.businessinsider.com/intelligenza-artificiale-e-i-robot-ci-ruberanno-il-lavoro-no-ne-creeranno-di-nuovi-riportiamo-il-dibattito-su-binari-di-buosenso/

https://it.businessinsider.com/carlo-gualandri-soldo-la-tecnologia-crea-lavoro-non-lo-distrugge-la-chiave-essere-aperti-e-flessibili/

https://www.ibm.com/blogs/watson/2017/10/10-reasons-ai-powered-automated-customer-service-future/

https://www.avenir-suisse.ch/en/publication/when-robots-roll-up/

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