Dissimulazione del volto: sicurezza o islamofobia?

Il caso di una donna fotografata in burqa al Fox Town scatena le scomposte reazioni di Ghiringhelli e l’ennesima interrogazione copia-incolla di Robbiani

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Sulla legge sulla dissimulazione del volto approvata tramite referendum nel 2013 e in vigore dal 2016 fa se ne son dette di cotte e di crude. L’accusa principale da parte dei detrattori è quella di utilizzare il pretesto della sicurezza e dell’ordine pubblico per mascherare intenti islamofobi. Una casuale coincidenza, in questi giorni, fa riflettere su quanto, forse, tale interpretazione non sia troppo distante dal vero, almeno a giudicare dalle reazioni politiche.

Il primo caso accade in centro a Lugano: due buontemponi, di cui uno vestito con il costume dell’eroe Marvel Deadpool, vengono circondati dalla polizia ad armi spianate, in seguito alla segnalazione di un cittadino in quanto, a completare il costume, portavano delle armi giocattolo. Si scopre che si trattava semplicemente di un cosplay per la prima del film a Locarno, finisce a tarallucci e vino, risate da entrambe le parti, e una multa per la dissimulazione del volto. Reazioni politiche: zero. Reazioni mediatiche: vari articoli dal tono vagamente ironico, e in effetti il fatto in sè fa sorridere. Sui social si parla più che altro della tempestività dell’intervento, alla luce anche dei recenti fatti sulla mancata strage alla Commercio di Bellinzona, ma finisce in genere lì.

Caso due: LiberaTV riporta una foto di un lettore, che ritrae una donna in burqa che, insieme alla figlia, prega nel parcheggio del Fox Town. Il suddetto lettore riferisce di non aver, a suo dire, ricevuto alcuna attenzione da parte del marito alla sua osservazione che è vietato dissimulare il volto.E qui le reazioni sono nettamente diverse. A dare inizio al circo è l’articolista stesso, commentando in chiusura: “Beh, dobbiamo iniziare ad abituarci”, solita frase trita e ritrita dei fans dell’altrettanto ritrita tesi del “Ci stanno invadendo”. E poi arriva in serie la cavalleria pesante: parte Lorenzo Quadri, con l’ormai consueta tiritera che quando c’è da fare multe la polizia è sempre vigile, ma in questi casi no. E già quello che è accaduto parallelamente a Lugano al malcapitato cosplayer basterebbe ampiamente a smentirlo. Arriva poi Robbiani, che sfodera la sua micidiale arma dell’interrogazione in Consiglio Comunale a Mendrisio, chiedendo se la polizia effettua controlli al Fox Town ed irrora sanzioni o se, citiamo testualmente, “continua ancora imperterrita con il “buonismo” iniziale”. E qui il buon Robbiani dovrebbe spiegarci se le sue interrogazioni ripetute e copia e incolla sono un hobby, una compulsione oppure se, semplicemente, ha poca memoria o poca fantasia: basta tornare indietro di un paio di anni, per scoprire che Robbiani aveva presentato una analoga interrogazione il 31 ottobre del 2016 chiedendo esattamente le stesse cose, sempre sui controlli al Fox Town, a cui il Municipio aveva risposto in novembre dichiarando che erano stati rilevati 6 casi ed effettuati 27 interventi. E se Marco Romano mostra un po’ di tatto, invitando a non creare allarmismi su casi isolati e a far sì che la polizia operi dove realmente serve, il nostro amicone Ghiringhelli piomba infine a mo’ di crociato rossobluscudato, spada levata e strali contro l’Islam da ogni parte. Le argomentazioni son sempre le stesse: come si permettono di pregare in un luogo pubblico? Beh, Ghiringhelli, allo stesso modo in cui Helvetia Christiana voleva recitare un rosario in piazza a Lugano contro il Gay Pride: nulla da ridire al riguardo? Pregare in pubblico sarebbe “propaganda islamica” e invece pregare contro il Gay Pride, soprattutto alla luce dei collegamenti politici di Helvetia Christiana (leggi qui) non lo è? E il Ghiro conclude, magistralmente, da grande cultore della libertà di pensiero e di espressione quale ha già dimostrato di essere (leggi qui), sostenendo che l’Islam vada vietato in Svizzera.

Insomma, se qualcuno avesse dubbi sul fatto che della sicurezza, in fondo, ai sostenitori del divieto del burqa non frega poi tanto e che si tratta semplicemente di una misura islamofoba, le scomposte reazioni circa la foto postata da LiberaTV, e la contemporanea l’assenza di ogni traccia di esse sul caso del malcapitato cosplayer dà sicuramente un indizio abbastanza chiaro. Sul divieto di indossare il burqa si può discutere, ovviamente, ma non si cerchi di usare il pretesto della sicurezza per mascherare ben altro.

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