Giù la maschera, cog**one!

Quando un paio d’esaltati del supereroe Marvel di turno, passeggiando per le strade di Lugano di rosso vestiti dalla testa ai piedi e con un paio di katane e di pistole finte, s’imbattono in un gruppetto di esaltati in possesso di pistole d’ordinanza vere, soprattutto per i primi, un incontro di questo tipo, riletto a posteriori, non può che diventare uno di quei momenti della vita da archiviare nei cassetti della memoria come davvero unici e carichi proprio di tutta quell’esaltazione che ha irrimediabilmente ammorbato il nostro tempo presente.

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Quando un paio d’esaltati del supereroe Marvel di turno, passeggiando per le strade di Lugano di rosso vestiti dalla testa ai piedi e con un paio di katane e di pistole finte, s’imbattono in un gruppetto di esaltati in possesso di pistole d’ordinanza vere, soprattutto per i primi, un incontro di questo tipo, riletto a posteriori, non può che diventare uno di quei momenti della vita da archiviare nei cassetti della memoria come davvero unici e carichi proprio di tutta quell’esaltazione che ha irrimediabilmente ammorbato il nostro tempo presente.

Questo è esattamente ciò che è accaduto l’altro ieri a Lugano a due ragazzotti nemmeno trentenni che stavano andando allegramente all’anteprima dell’ultimo film di Deadpool, basato sull’omonimo personaggio dei fumetti, finché non sono stati fermati e immobilizzati, con tanto di armi puntate addosso, da almeno otto agenti della Polizia Cantonale. Un’azione che ha scatenato enorme ilarità con tanto di sberleffi sui social ma che riletta da Renato Pizolli, portavoce della polizia cantonale, rimane proporzionale e corretta. Esattamente così.

“Se ci troviamo di fronte a una segnalazione di questo tipo, dobbiamo capire che la rapidità delle decisioni è fondamentale”, ha aggiunto Pizolli ai microfoni della RSI, ribadendo come l’intervento della polizia era stato richiesto vista la presenza, nei paraggi della pensilina degli autobus in centro città, di una persona sospetta in possesso di due pistole. Peccato solo che si trattasse di un incauto cosplayer, cioè uno di quelli che per gioco – e non per religione – decide di indossare il costume di un personaggio di finzione assumendone le movenze. Nulla a che vedere con un burqa dunque. (Leggi qui)

Perché se qualcuno ancora si dovesse chiedere come mai i nostri agenti sembrino degli “esaltati di guerra”, così come in molti li hanno apostrofati considerando il loro modus operandi in questa particolare occasione, va ricordato che all’indomani dei primi attentati europei di matrice islamica la parola più usata fu “guerra”. Così come non dobbiamo scordarci che il divieto di dissimulare il viso nasce proprio pensando a quelle azioni terroristiche e al celeberrimo burqa.

Aspettiamoci dunque altre iniezioni di isteria collettiva e nuove azioni di polizia simili a questa in occasione delle prossime anteprime cinematografiche. Come nel caso di quella di Star Wars in arrivo a breve. Con tanto di perquisizione ai vari Darth Vader e Chewbecca e il matematico sequestro di spade laser e dei blaster ai soldati delle truppe d’assalto imperiali. Ma a questo punto – attenzione, attenzione! – in una realtà in cui tutto è ormai mega, super, big ed extra-large, nemmeno andare in giro vestiti da Gatto Arturo come era accaduto durante la manifestazione bellinzonese contro la No Billag, sarà d’ora in poi da ritenersi lecito. Già. Gatto avvisato, cosplayer salvato.

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