Helvetia Christiana, ecco i collegamenti con la politica (di destra)

Un excursus sulla carriera politica di Marco Giglio, presidente di Helvetia Christiana, dall’UDC all’UDF

Di

La vicenda del rifiuto della concessione di uno spazio pubblico per un rosario contro il Gay Pride all’associazione Helvetia Christiana da parte del Municipio di Lugano fa discutere da qualche giorno, intrecciando discussioni a livello politico e social (leggi qui). Se persino Lorenzo Quadri riesce a stupirci difendendo la decisione del Municipio, dall’altra parte si sono sentite diverse voci a sostegno dei questuanti: l’UDC, per bocca del redivivo Bühler, accenna più o meno velatamente a una censura del dissenso e parla di “due pesi e due misure”, infilandoci dentro, un po’ a mo’ di “e allora le foibe?”, le manifestazioni del CSOA Il Molino. Sui social, si fanno notare, fra gli altri, Edo Pellegrini dell’UDF, il partito di ispirazione cristiano-evangelica, che insinua che forse una manifestazione islamica non sarebbe stata osteggiata, e Armando Boneff, del PPD, che, dopo le polemiche di alcuni mesi fa (leggi qui), insiste nel definire il Gay Pride una carnevalata, e i suoi principii “rivendicazioni goderecce”.

Tutti paladini della libertà di espressione all’improvviso? Non si sa, anche se lo stesso Marco Giglio, presidente di Helvetia Christiana, dopo aver rivendicato la suddetta libertà, in un’intervista a Ticino Libero afferma che “nella maniera in cui è fatto oggi” il Gay Pride andrebbe impedito. Libertà di espressione on demand, verrebbe da dire.

Ma forse c’è dell’altro, e scavando nella Rete, che nulla dimentica, si capisce meglio il senso della definizione di “associazione molto profilata” data da Marco Borradori rispetto a Helvetia Christiana.

Qualche ricerca veloce veloce sul web ci svela un po’ di più su Marco Giglio. Scopriamo dunque che fino al 2014, il presidente di Helvetia Christiana era segretario dei Giovani UDC del Canton Soletta. Strana coincidenza che oggi l’UDC appoggi le sue richieste, n’est pas? Già allora il giovane Giglio mostrava una certa ambizione politica, dichiarando in un’intervista del Giugno 2014 al Solothurner Zeitung (leggi qui) di voler diventare consigliere nazionale nel 2015. Ai tempi, Giglio fece clamore per una provocazione riguardo Eurovision Song, sostenendo che esso fosse manipolato e che la vittoria di Conchita Wurst fosse una cospirazione contro “i sessi naturali”.

Ma l’UDC, per il giovane Giglio, non era abbastanza fedele ai valori cristiani, e nel novembre dello stesso anno, sempre al Solothurner Zeitung (leggi qui), spiegava il suo passaggio, ma tu guarda, all’UDF, motivandolo con il fatto che i principii per cui aveva aderito all’UDC (fra cui, citiamo, “la difesa dell’identità del nostro Paese, la protezione della vita e della sua dignità dall’inizio alla fine, la famiglia tradizionale”) erano stati “parzialmente o completamente ignorati” e con la volontà di “agire con integrità rispetto alle sue convinzioni”. Nell’UDF Giglio farà carriera, diventandone persino segretario nazionale.

Ma non finisce qui: da un articolo su Evangelique.info del 24 maggio 2016 , scopriamo che Giglio alla fine del 2015 viene destituito dalla direzione dell’UDF bernese, e nel 2016 dà le dimissioni dal partito. Per andare dove? Indovinate un po’? Nel PPD, sostenendo che in quanto cristiano-cattolico, esso sia il partito adatto a lui *. E nel frattempo, fonda l’associazione “Neue Rütlibund”, che sul suo sito dichiara di combattere “per le nostre famiglie cristiane contro gli spiriti maligni, contro i balivi di oggi, che abusano del loro potere e vogliono imporre la loro morale corrotta attraverso i media monopolistici”. L’associazione si fa notare per una petizione a favore della presenza del crocifisso nei luoghi pubblici, e, tanto per non smentirsi e non smentirci mai, è attualmente presieduta, o almeno così è riportato sul sito web, da Pirmin Müller, granconsigliere lucernese di..quale partito? L’UDC. L’avreste mai detto?

Arriviamo infine al 2017, alla fondazione di Helvetia Christiana. E il resto è storia dei nostri giorni: una storia in cui, alla luce dei sopraccitati trascorsi politici del presidente, il caso creato a proposito del rosario anti-Gay Pride sembra giungere come un provvidenziale assist per quella parte del mondo politico che si è schierato fin dall’inizio contro il Gay Pride, UDC e parte del PPD in testa, e che, improvvisamente, si scopre baluardo della libertà di espressione. E per restare in tema di religione, viene in mente il vecchio proverbio: a pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina.

 

*Da verifiche successive con il diretto interessato, risulta che l’adesione al PPD annunciata nel comunicato da Marco Giglio non sia poi avvenuta effettivamente, l’articolo citato è stato rimosso dal sito web Evangelique.info.

Ti potrebbero interessare: