Il calvario del Giornale del Popolo

Il Giornale del popolo chiude. Sul Golgota della crisi, il giornale della Curia paga pegno, complice anche il fallimento recente di Publicitas, a cui il quotidiano faceva capo per gli introiti pubblicitari.

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Il Giornale del popolo chiude. Sul Golgota della crisi, il giornale della Curia paga pegno, complice anche il fallimento recente di Publicitas, a cui il quotidiano faceva capo per gli introiti pubblicitari. Potremmo dire che il pluralismo in Ticino ora ha una voce in meno. Che l’informazione si avvicina sempre di più a dei semi-monopoli. Potremmo dire che quella della carta stampata è oggi ormai un’ordalia come nel libro di Stephen King “La lunga marcia”, in cui dei ragazzi vengono scelti tra volontari come partecipanti in un orrido reality. Bosogna mantenere un ritmo di 6 chilometri orari, se si va sotto c’è un ammonimento, al quarto ammonimento il concorrente viene abbattutto. Solo uno arriverà alla fine della prova e vincerà il premio.

A parte la solidarietà coi collegi del GdP, che in un panorama così stitico soprattutto nell’ambito dei media, faticheranno a ritrovare la collocazione, c’è l’amarezza per un altro pezzo di storia del Cantone che se ne va.

Certo, quella del GdP era una voce spesso antitetica a quelle della sinistra o progressista, una voce cattolica e spesso legata a CL (soprattutto col precedente direttore Mesoniat).

Resta il fatto che, come in Svizzera interna, sempre più testate soccombono o vengono inglobate e fuse a realtà più grandi per impoverire un panorama dei media già in parte in mano a grandi gruppi democentristi o liberisti. I recenti fatti dell’Agenzia Telegrafica Svizzera ne sono solo un esempio. (leggi qui)

Ora ci rimangono, come quotidiani, il Corriere del Ticino, La Regione Ticino e 20minuti, che però con il suo corpo minimo è difficilmente paragonabile come fetta di mercato agli altri due. Non è peregrino pensare che, come un gatto sornione, il Corriere si starà leccando i baffi.

Il bacino di lettori del GdP era rappresentato soprattutto nel Luganese ed era di idee conservatrici. Della massa, una buona parte non rinnoverà abbonamenti ad altri giornali, gli altri si orienteranno probabilmente in direzione del Corriere, indebolendo ulteriormente La Regione, infatti nei media, il più grosso è sempre quello che si becca la fetta più sostanziosa della pubblicità.

Se poi ricordiamo che fino a poco tempo fa, il GdP era affiliato al Corriere, da cui aveva divorziato recentemente, i calcoli non sono difficili e il travaso nei confronti del Corriere quasi ovvio.

Oggi più che mai è necessaria una stampa indipendente dai grandi gruppi di potere, una stampa coraggiosa e capace di farsi largo e crescere. Sennò c’è l’ingrigimento, il pensiero unico, un calo proditorio di democrazia.

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