Il Cardiocentro e i 23 milioni di debiti

Oggi veniamo a sapere che questa “eccellenza” del privato ha accumulato, in soli 5 anni, 23 milioni di debiti. Più di 4 milioni e mezzo all’anno.

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Negli ultimi mesi c’è stata una levata di scudi a difesa del Cardiocentro di Lugano. Il malvagio Stato, nella figura dell’Ente Ospedaliero, voleva, secondo gli “amici del Cardiocentro”, smantellare tutta questa eccellenza privata per riportare il livello di cura al Paleolitico.

I difensori del Cardiocentro sono i soliti noti: il sindaco Marco Borradori, il vicesindaco Michele Bertini, l’ex sindaco Giorgio Giudici e compagnia.

Oggi veniamo a sapere che questa “eccellenza” del privato ha accumulato, in soli 5 anni, 23 milioni di debiti. Più di 4 milioni e mezzo all’anno.

Mica bruscolini, e questo nonostante un tasso di operazioni decisamente sopra la media svizzera.

Ricordiamo anche che Moccetti spergiurava, ai bei tempi, che nemmeno un franco pubblico sarebbe servito per il cardiogioiello sul Ceresio (leggi qui).

I dati, ovviamente, preoccupano l’Ente Ospedaliero, e cioè quello che dovrebbe, secondo Moccetti e compagnia, metterci i soldi senza rompere tanto i maroni.

Ricordiamo a chi difende il Cardiocentro da questa presunta intrusione del pubblico che l’Ente Ospedaliero ha garantito l’autonomia medica e amministrativa alla fondazione, semplicemente intende controllare i conti, e ci sembra che in fondo non abbia poi tutti i torti, vista la voragine finanziaria.

A parte i debiti, il problema maggiore, a quanto pare da alcune indiscrezioni, è invece il figlio del luminare Cardiologo: Dante Moccetti.

Dante Moccetti, infatti, riveste il ruolo di direttore, con uno stipendio che farebbe gola a un Consigliere di Stato. La sua qualifica? Non si conosce: in un mondo dove ognuno sventola i propri titoli come ventagli di piume di struzzo, il figlio di Moccetti mantiene un profilo nichilista. Se prima Dante Moccetti fungeva da vicedirettore, con Fabio Rezzonico a capo della struttura, oggi ha riassunto nel suo ruolo tutta la direzione del Cardiocentro.

Ribadiamo che tutti i posti di lavoro e i ruoli sono garantiti dall’Ente Ospedaliero, l’unico a ballare, per ovvi motivi, sembrerebbe proprio il poco qualificato figlio di Moccetti.

C’è da dire che giustamente, Moccetti, nel Cardiocentro ha piazzato tutta la famiglia, e ci mancherebbe, siamo in Ticino, si usa così: il figlio Dante direttore, il figlio Marco anche lui medico, nel ruolo di caposervizio, il nipote anch’egli assunto part time.

Come dicevamo, Tiziano Moccetti si dice preoccupato per gli amministrativi (i cui contratti, come ribadiamo, verranno rilevati tutti dall’EOC). In realtà la vera preoccupazione è per un amministrativo solo, il figlio Dante, appunto, profumatamente pagato e anche, da voci di corridoio, non molto amato come direttore. L’unico profilo amministrativo difficile da giustificare al vaglio di un’oculata (e Dio sa se ce n’è bisogno) gestione finanziaria.

Ah, in previsione, nonostante i debiti, c’era da alzare di due piani il Cardiocentro. Di chi è il progetto? Dai, è facile se vi sforzate un attimo. Certo, del Presidente del Consiglio di fondazione Giorgio Giudici, che evidentemente non vede nessun problema nell’autoattribursi l’appalto. D’altronde è una pratica per lui abbastanza usuale. (leggi qui)

Eccoli qua, i veri giochi. La dura realtà, che non ha nulla a che fare con il cuore, le operazioni o salvare vite, che peraltro è il lavoro di ogni medico, è di fronte a tutti: il mantenimento di privilegi; il primo, di mettere chi si vuole dove si vuole, il secondo di gestire senza interferenze i soldi del Cardiocentro. I risultati si vedono, e sono lì sul tavolo: 23 milioni di buoni motivi.

 

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