Il femminismo ai tempi del Royal Wedding

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Ammettiamolo: lo scorso sabato abbiamo dato tutti almeno una sbirciatina al matrimonio tra il rampollo delle famiglia reale britannica il principe Harry e l’attrice americana Meghan Markle. Persino chi diceva di esserne completamente indifferente non ha resistito a leggere la cronaca dell’evento, anche solo per il gusto di ribadire un deciso “ma chi se ne frega”.

Che ci interessi o meno, l’evento più glamour dell’anno ha però il merito di aver dato nuova luce ad una parola spesso fraintesa, obsoleta, ma della quale c’è ancora bisogno: femminismo.

La sposa Meghan Markle si definisce una fiera femminista e con questo aggettivo è stata inserita nell’albo ufficiale dei membri di casa reale. E non è una definizione casuale, la sua: sin da bambina, Markle ha fatto sentire la sua voce per rivendicare la parità di genere e, da attrice, ne è divenuta ambasciatrice alle Nazioni Unite. Tuttavia, ha poi sposato un principe e per lui rinunciato al suo lavoro di attrice, lasciato il suo Paese, impedito la partecipazione al matrimonio ai suoi parenti imbarazzanti per la casa reale, cancellato il suo seguitissimo blog di moda e costume e cancellato tutti i suoi account sui social network… E così, la graziosa bimba che a 11 anni era riuscita a far modificare alla Procter&Gamble uno spot sessista, divenuta poi un’attrice bellissima che tiene un discorso alle Nazioni Unite sull’importanza di adoperarsi per ottenere una sostanziale parità di genere, a un certo punto indossa un meraviglioso abito bianco e una tiara e sposa il suo principe. D’accordo, Meghan ha messo in pratica uno dei fondamenti del femminismo: esercitare la libera scelta. Se una donna liberamente sceglie di rinunciare a tutto per il matrimonio ed è felice per questo, nessun problema. Il femminismo tutela la libertà di autodeterminazione della donna, qualunque sia la scelta presa.

Tuttavia, Markle è divenuta un’icona per le nozze con un principe e non per le sue battaglie femministe o la sua carriera d’attrice. Le donne di tutto il mondo preferiscono discutere sul suo meraviglioso outfit e sulla reggia dove vivrà, pongono l’accento sulla “fiaba” della vita da duchessa che l’attende. Sorge dunque una domanda spontanea: le donne, anche se hanno tutto, sognano ancora un lieto fine come quello di Meghan per dirsi davvero realizzate?

A quanto pare sì, e la (triste) conferma arriva da un video ironico postato sul sito de “la Repubblica”. Tra il serio e il faceto la giornalista presenta una “guida ragionata allo scapolo d’oro”. Non essendo più disponibile Harry, vengono presentati, con tanto di foto illustrative, quelli che le nostre nonne chiamavano buoni partiti. E’ tutto un florilegio di giovani rampolli di case reali o ricchissime famiglie: James Middleton, fratello della più famosa Catherine futura regina di Inghilterra; Louis Spencer, nipote di Lady Diana; Abdoul Matin del Brunei; il principe di Dubai “se vi piace lo stile di vita appariscente ”, Costantino Alessio detto Tino “principe” di Grecia; Husayn Ibn Abd Allah di Giordania erede al trono; Brooklyn Beckham perché “i Beckham escono fuori sulla distanza”.

Questa guida è senz’altro ironica. Supponiamo, però, che ci sia vero ciò che si dice sugli scherzi: che ogni facezia celi sempre un fondo di verità. Ebbene, in questo caso, farebbe davvero rabbia che anni di lotte per la parità di genere vengano vanificate da una “guida allo scapolo” che ci suggerisce che l’unico scopo nella vita della donna è la ricerca di un marito ricco.

Perché alla fine sembra ridursi tutto a quello: possiamo studiare, trovare un lavoro, essere indipendenti, ma poi arriva sempre il momento in cui dobbiamo trovare marito. Possibilmente ricco e generoso, che ci permetta di non fare nulla tutto il giorno se non strisciare la sua agognata carta di credito.

Ma la donna non è e non deve essere questo. Dobbiamo esortare le bambine a inseguire i loro sogni, ma questi non si riducano a indossare un abito bianco. Insegniamo, invece, alle nostre figlie ad essere libere e indipendenti. Spieghiamo loro che è possibile guadagnarsi da sole, con la propria determinazione e la loro capacità, tutto ciò che vogliono. Aiutiamole a puntare ad essere Presidente della Repubblica piuttosto che Principessa per matrimonio o professionista in ogni campo del sapere o della scienza piuttosto che velina moglie di un calciatore. Mostriamo alle ragazze che il mondo è ai loro piedi e che possono conquistarlo non con il loro corpo, ma con il loro cervello.

Perché noi siamo uguali agli uomini, diceva Meghan Markle alle Nazioni Unite: non migliori o peggiori, ma uguali. E quindi andiamo a prenderci ciò che ci spetta davvero.

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