Il giallo va all’università… quella greca. Grande Markaris!

Un gran bel romanzo, l’ultimo di Markaris, come al solito tradotto magistralmente da Andrea Di Gregorio. Non solo un giallo ma una narrativa che con la sua pacatezza crea una dipendenza

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Quando si dice «noir mediterraneo» vengono in mente tre nomi: Manuel Vazquez Montalban (Barcellona), Andrea Camilleri (Sicilia) e Petros Markaris (Atene). Il primo è morto, il secondo ha i suoi problemi con l’anagrafe e la salute mentre il terzo è pimpante. Ed ora è presente in libreria con l’undicesima avventura del commissario Kostas Charitos: «L’università del crimine». Dopo aver affrontato il mondo corrotto degli appalti, quello drogato del calcio, i sistemi truffaldini delle banche, quello canceroso dell’editoria, il riciclaggio che ha trasformato il sistema turistico del suo Paese, lo scrittore greco affronta ora il malato ambito dei baroni universitari. Tutto inizia con la morte per avvelenamento di un ex-professore diventato ministro. L’omicidio fa scalpore e Charitos, che causa pensionamento del suo diretto superiore si ritrova momentaneamente promosso, è subito nell’occhio del ciclone. Il morto è illustre, il governo è in fibrillazione mentre i media sono affamati. Non bastasse questo, ecco che i cadaveri eccellenti diventano due, poi tre. Sempre professori universitari poi entrati in politica. Riuscirà il nostro eroe a risolvere il gravoso «caso» ? Certo che sì, lo sappiamo tutti, ma a fare la differenza è la cifra espressiva di Markaris, in forma come non mai.

Bazzicando sempre il tono della commedia l’autore riesce a catturare il lettore sviluppando la sua storia su tre binari: quello dell’inchiesta vera e propria (e qui il commissario così poco incline all’informatica ha intuizioni che solo lui…), quello della sua storia familiare (sta per diventare nonno con l’entusiastica agitazione della moglie Adriana) e quello della critica sociale. Che vale per la Grecia, ma non solo, come del resto nei precedenti romanzi. Qui la piaga dove va a ficcarsi il dito di Markaris è quella dello scadimento del mondo universitario. Non ci sono più gli studiosi, ora ci sono gli intellettuali, più propensi ad apparire che non a passare il tempo in ricerche. I primi hanno conoscenze, i secondi opinioni, al posto della pratica del dubbio è subentrata l’ostentazione del sapere assoluto. Questo il cancro intravisto da Charitos, questa la soluzione del caso che non è più di tre morti ma della Scuola tutta.

Un gran bel romanzo, l’ultimo di Markaris, come al solito tradotto magistralmente da Andrea Di Gregorio. Non solo un giallo ma una narrativa che con la sua pacatezza crea una dipendenza. Perché i nuovi lettori di Markaris, è oramai un fatto acclarato, poi vanno a leggersi tutti i suoi titoli precedenti, magari a partire da «Si è suicidato il Che, «Difesa a zona» ecc… . Petros Markaris sarà a Lugano, in Villa Saroli, sabato 12 maggio alle 17,30, grazie all’iniziativa della Libreria «Il Segnalibro», il consolato onorario di Grecia, la Comunità Ellenica Cantone Ticino e Agora Sapori e Cultura. Un’ottima occasione.

«L’università del crimine» , di Petros Markaris, 2018, tr. Andrea Di Gregorio, ed. La nave di Teseo, 2018, pag. 333, Euro 18,00.

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