La mamma è sempre la mamma…o quasi

In occasione della Festa della Mamma, un pensiero particolare alle donne che non possono essere madri, e a quelle che non possono non esserlo. E alla mia, a mille miglia da qui.

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La mamma è sempre la mamma. Potremmo stare ore a parlare della figura materna nella cultura, nella storia, nella natura stessa, ma probabilmente quel proverbio, sentito e risentito, basta a riassumerne la portata. E oggi la figura materna viene celebrata in moltissimi Paesi del mondo, e altri ancora prevedono una ricorrenza simile in altri giorni dell’anno, ma con lo stesso significato. E i social, ovviamente, faranno la loro parte: oggi sarà tutto un fiorire di frasi ad effetto sulla mamma, di foto delle nostre mamme da giovani, rose di qui, baci di là, magari qualche pancia con annesso bebè in arrivo, della serie: mamma in progress. Perchè oggi, diciamolo, nell’epoca social, la maternità diventa, a volte, una specie di status, un titolo da sfoggiare con orgoglio facendo a gara a chi dimostra meglio di incarnare lo spirito stesso dell’Amore Materno. Gruppi Whatsapp di mamme, pagine e gruppi Facebook dedicati, blog a tema, la maternità è esposta, propagata, a volte anche sbattuta in faccia; si arriva all’apoteosi dell’eccesso con il fenomeno social delle “mamme pancine” che ha fatto la fortuna di pagine Facebook come “Il Signor Distruggere”: una vera e propria setta, fatta di rituali, simboli e linguaggi propri, dal “peddy” (il pediatra), ai gioielli fatti con la placenta (giuro, esistono), alle confessioni hot fra mamme (perchè, evidentemente, per molte donne l’esser madre esclude l’avere una vita sessuale). Donne unite nel coro del “cosa ne sai tu che non sei madre,  sono la mamma, so cosa faccio!” di fronte a qualunque obiezione circa le loro scelte. Se lo sanno davvero, quello che fanno, non è dato saperlo, a volte.

Eppure, ci sono donne per cui la maternità è un cruccio, un dramma, a volte persino una condanna. Donne a cui la maternità è negata non dalla Natura, ma dalle leggi dell’uomo. Penso a quelle tante, tantissime donne omosessuali alle quali, in nome del loro orientamento sessuale, è negato il diritto di essere madre, in base al divieto, vigente ad esempio in Italia, di fecondazione assistita per donne single o con partner femminile. Donne a cui la legge vieta di portare in grembo un figlio, di crescerlo, di accudirlo insieme alla persona amata, spesso derise, trattate alla stregua di fanatiche, a cui viene magari consigliato di farsi ingravidare da un uomo, calpestando ogni tipo di rispetto per l’orientamento sessuale. O donne che non hanno nemmeno il diritto di adottare un bambino o una bambina in quanto non unite in una relazione eterosessuale, costrette ad andare altrove, a emigrare per poter realizzare la propria aspirazione alla maternità e a dover poi combattere in patria per il loro riconoscimento come madri, salvo rari casi, come quello recente di Torino in cui due donne sono state entrambe registrate all’anagrafe come madri.

E poi ci sono, dall’altra parte, quelle donne che non hanno il diritto di scegliere se diventare madri o meno, per le quali la maternità a volte non è una gioia, ma un’imposizione, una privazione della libertà di gestire il proprio corpo e il proprio utero come meglio credono. E questo accade anche in Paesi che sono proprio dietro l’angolo, nel nostro mondo occidentale. Come ad esempio in Irlanda, Paese in cui il 25 maggio si terrà per la prima volta un referendum per l’introduzione dell’interruzione volontaria di gravidanza, attualmente assolutamente vietata: l’aborto è consentito solo e soltanto come complicazione di un intervento per salvare la vita della donna. O anche nel vicinissimo Liechtenstein, in cui l’aborto è punito con il carcere per la madre e per il medico, salvo i casi di pericolo per la vita della donna o di minore di 14 anni non sposata. O a Malta o San Marino, che consentono anch’essi l’aborto solo in caso in cui la donna rischi la vita. O in molti Stati degli USA, come di recente l’Iowa, in cui l’aborto è consentito solo entro le prime 6 settimane, sostanzialmente il tempo in cui spesso una donna neanche si accorge di essere incinta.

Ecco, è a queste donne che oggi penso, a quelle che non possono essere madri e quelle che invece non possono non esserlo, persone per le quali la maternità è un tabù o una condanna, poste ai margini di quel fiorito mondo social fatto di rose, mamme giovani e vecchie canzoni.

Ma è pur sempre festa, in fondo, e allora, comunque, auguri a tutte le mamme, a quelle che oggi saranno circondate dall’affetto dei figli e quelle, come la mia, che per gli intrecci della vita quei figli li hanno a migliaia di chilometri, e che oggi gli auguri li riceveranno per telefono o via Skype. Perchè, anche se all’altro capo del mondo, la mamma è sempre la mamma.

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