La pianta bullizzata muore

Un esperimento agghiacciante, per i suoi risultati, e al contempo affascinante, è stato condotto in una scuola di Dubai. L’esperimento è stato promosso dalla casa svedese IKEA, in merito a una giornata contro il bullismo.

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Un esperimento agghiacciante, per i suoi risultati, e al contempo affascinante, è stato condotto in una scuola di Dubai. L’esperimento è stato promosso dalla casa svedese IKEA, in merito a una giornata contro il bullismo.

Protagoniste dell’esperimento due piante di yucca, entrambe ricevevano luce, fertilizzante e acqua nella stessa quantità, solamente che una era coccolata e vezzeggiata, mentre l’altra veniva insultata e bullizzata.

I ragazzini sono stati incoraggiati a registrare le loro performances e anche a trasmetterle sui social, proprio per sensibilizzare sul tema.

Alla fine dell’esperimento, dopo un mese, la pianta stalkerizzata, che era regolarmente coperta di contumelie e cattiverie appariva appassita e moribonda, mentre l’altra era rigogliosa e sana.

Un esperimento un po’ truce da un lato, ci dispiace per la povera yucca che non si meritava tanta cattiveria, dall’altra, ci spaventa per l’effetto che un atteggiamento negativo e ostile riesce ad avere su un vegetale, che dovrebbe, in teoria, ignorare il mondo degli uomini e impipparsene allegramente dei maltrattamenti verbali.

Eppure la natura, nella sua semplicità ci insegna qualcosa. L’università di Firenze, e il suo laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale fa da anni ricerche in questo senso, cercando un approccio meno antropocentrico. Insomma, si avvicina al mondo vegetale senza la pretesa di sovrapporre alle piante dei sentimenti umani. Eppure le piante ascoltano, interagiscono, comunicano, solo che lo fanno con i loro ritmi.

La povera yucca di Dubai lo conferma e ci spiega che i ritmi vegetali sono molto più lenti di quelli animali ma sono anch’essi viventi. Le piante hanno un “naso” e i profumi delle erbe aromatiche sono messaggi. Hanno un gusto, con le radici ricercano nutrienti necessari. Hanno una vista, rifuggono l’ombra e cercano la luce. Sensi strutturati diversamente ma con le stesse nostre motivazioni funzionali.

Quello che ci insegna, però, quella disgraziata Yucca è quanto male, quanto dolore riesce ad assorbire un essere vivente, una persona, un bambino, quando è massacrato dalla cattiveria e dalla crudele ostilità, spesso immotivata dei suoi simili.

Un esperimento incredibile di sicuro, per quei bambini, e che forse ha insegnato molto, o almeno è quello che speriamo, ringraziando con rispetto la povera yucca che è servita da cavia.

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