La politica e il controllo sulle armi (che non c’è)

Una cosa però va detta, sottoscritta e ricopiata almeno cento volte sulla lavagna. Dopo aver sfiorato la strage, per evitare che ci si ritrovi di nuovo a dover gestire un’emergenza identica se non peggiore a quella che ha scosso tutti noi, ora è soprattutto alla politica che spetta il compito di rimboccarsi le maniche e capire, decidere e fare qualcosa. Consci che la dea bendata non va sfidata una seconda volta.

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Non è facile risvegliarsi all’indomani di quello che sarebbe potuto essere il nostro personale 11 settembre, una Columbine tutta rossocrociata, e poi far finta di nulla. Inevitabilmente nella testa i pensieri si affollano, al punto che a ragionarci su troppo c’è il rischio d’impazzire. Certo, non siamo mica gli americani. Eppure, per certi versi, lo siamo eccome.

Siamo i loro cugini più prossimi. Almeno per la relativa facilità con cui si possono acquistare – un tanto al chilo – armi da fuoco e munizioni, a cui si aggiunge il fatto che le si possono tenere in casa, magari in bella mostra sul caminetto della sala di fianco a un maestoso palco di corna di cervo.

Poi, grazie a Dio, Buddha, Allah o a chi diamine volete voi, qui da noi, non siamo ancora ai metal detector nelle scuole medie e neppure al lento e apparentemente interminabile stillicidio di stragi portate a termine – la battuta è pessima, lo so – come fossero ciliegie, che una tira l’altra. Ma purtroppo è davvero questa la realtà di una nazione che ha messo gli interessi di chi vende armi a tutti davanti alla sicurezza dei proprio cittadini.

Una cosa però va detta, sottoscritta e ricopiata almeno cento volte sulla lavagna. Dopo aver sfiorato la strage, per evitare che ci si ritrovi di nuovo a dover gestire un’emergenza identica se non peggiore a quella che ha scosso tutti noi, ora è soprattutto alla politica che spetta il compito di rimboccarsi le maniche e capire, decidere e fare qualcosa. Consci che la dea bendata non va sfidata una seconda volta.

Già. Quali controlli si fanno in Ticino? Cosa sappiamo delle armi disseminate sul nostro territorio e su chi le possiede? Le leggi e gli strumenti di controllo che al momento abbiamo a disposizione sono sufficienti e realmente in grado d’impedire che qualcun altro si trovi nella stessa situazione del diciannovenne arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di voler pianificare una strage alla Commercio di Bellinzona?

Domande che si sono fatte interrogazioni politiche all’indirizzo del Governo, figlie di un’urgenza che riflette lo smarrimento e l’emozione dei cittadini soprattutto di fronte agli inquietanti dettagli finora emersi da tutta questa vicenda. Vicenda i cui contorni, facendosi sempre più nitidi, ci restituiscono il sottobosco, la selva oscura e il buco nero nel quale il ragazzo, che in casa aveva un piccolo arsenale, si è pasciuto. (Leggi qui)

Dall’interrogazione da parte del PS sull’acquisto di armi in Ticino nella quale si legge che “se da un lato è rallegrante sapere che il controllo sociale esercitato dai suoi pari ha permesso di prevenire un fatto di sangue, dall’altro l’alto numero di armi e di munizioni, armi da guerra e kalashnikov, in possesso del giovane ha fatto sorgere molte domande”, a quella della deputata PPD Sabrina Gendotti il cui dubbio legittimo è quello di chiedersi “come mai un diciannovenne era in possesso di una ventina d’armi senza che nessuno si fosse insospettito e avesse preso dei provvedimenti?” E che il merito non sia da attribuire al controllo sulle armi operato dalle autorità lo sottolinea anche il liberale Matteo Quadranti. Le domande, per fortuna, fioccano.

Ma, al di là delle domande, ci auguriamo davvero che un episodio come questo serva da lezione e sia di monito per tutti. vogliamo credere che un incubo di questo genere non possa mai tramutarsi in realtà. Perché sarebbe una sconfitta e una condanna senza appello. Per tutti. Ma in primis per le istituzioni e per chi in questo momento si trova a capo proprio del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino. Quindi niente colpi Gobbi ma, almeno per una volta, una maggioranza compatta in difesa di un Ticino e di una Svizzera che possano rimanere tali, senza diventare la brutta copia della brutta copia di quanto invece già accade Oltreoceano.

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