La rivoluzione silenziosa dell’Irlanda

Ciò che è accaduto in Irlanda è un evento di portata storica. In un Paese in cui l’80% della popolazione si dichiara cattolico, l’aborto costituiva l’ultimo tabù da abbattere, la tappa finale di una silenziosa rivoluzione laica, iniziata oltre trent’anni fa.

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Il 25 maggio 2018 ai cittadini irlandesi è stato chiesto se intendessero abrogare la norma costituzionale che proibisce l’aborto in ogni caso, tranne qualora la salute della donna sia in pericolo. L’affluenza alle urne è stata del 64% e il sì ha vinto con il 66% delle preferenze. Nelle grandi città, come la capitale Dublino, il sì ha raggiunto il 75%, mentre il no è stato sostenuto dalle fasce di popolazione più anziane e provenienti da realtà rurali. La vittoria del sì porterà all’abrogazione dell’art. 40.3.3 della Costituzione e permetterà al Parlamento di legiferare in materia di aborto. Attualmente le donne irlandesi rischiano fino a 14 anni di carcere per un’interruzione di gravidanza, sanzione che riescono ad evitare recandosi all’estero per abortire o ordinando on line la pillola abortiva che assumono senza controllo medico, mettendo a rischio la loro salute.

Ciò che è accaduto in Irlanda è un evento di portata storica. In un Paese in cui l’80% della popolazione si dichiara cattolico, l’aborto costituiva l’ultimo tabù da abbattere, la tappa finale di una silenziosa rivoluzione laica, iniziata oltre trent’anni fa. Nel 1983 un referendum costituzionale aveva infatti introdotto il cosiddetto “ottavo emendamento” , con il quale si permetteva l’interruzione di gravidanza, votato dal 63% degli elettori. Nel 1992 la Corte Suprema aveva stabilito però un’unica eccezione: che l’interruzione fosse praticata solo nei casi in cui ci fosse un reale e sostanziale rischio per la vita della donna. Nel 1995, invece, un referendum aveva portato alla legalizzazione del divorzio e, nel 2015, un’altra consultazione popolare aveva introdotto il matrimonio per le coppie dello stesso sesso.

Mancava dunque solo l’aborto a completare il processo verso la laicità della repubblica irlandese. E si è trattato di un percorso consapevole e pacifico. La campagna elettorale a favore dell’abrogazione del divieto di aborto è stata sostenuta soprattutto da giovani donne, entusiaste e fiere della loro battaglia per rivendicare dei diritti per troppo tempo negati.

Tuttavia, se le donne irlandesi hanno vinto la loro battaglia, ve ne sono molte altre nel mondo alle quali sono ancora negati i loro diritti. I dati raccolti dal Guttmacher Institute, gruppo di ricerca in favore del diritto di aborto, e dal Centre for Reproductive Rights, un’organizzazione no profit sulla salute riproduttiva, sono preoccupanti. In Europa vi è un solo Paese in cui l’aborto è totalmente proibito: Malta. In Polonia, invece, l’interruzione di gravidanza è consentita solo in caso di malformazione del feto, di stupro e di rischio di salute della donna. In Italia l’aborto, legale da 40 anni, è spesso ostacolato dai medici obiettori di coscienza, che hanno ormai raggiunto la preoccupante percentuale del 70%.

In Angola, Egitto, Gabon, Guinea-Bissau, Madagascar, Senegal, Iraq, Laos, Isole Marshall, Filippine, Repubblica Dominicana, El Salvador, Haiti e Nicaragua l’interruzione volontaria di gravidanza non è consentita nemmeno nel caso in cui la vita della donna sia in pericolo.

Nigeria, Somalia, Libia, Sudan, Afghanistan, Bangladesh, Paraguay, Venezuela autorizzano invece l’aborto in caso di pericolo di vita della madre. In Messico, Cile, Panama e Indonesia l’aborto è consentito anche in caso di malformazione del feto, mentre in Nuova Zelanda, Algeria, Eritrea, Gambia, Namibia, Seychelles, Sierra Leone, Israele, Colombia e Giamaica anche per incesto.

A El Salvador è sempre vietato abortire, anche a rischio di vita della madre. Le donne che abortiscono, e persino quelle che hanno un aborto spontaneo, possono rischiare fino a 30 anni di prigione.

Il cammino per la conquista di diritti fondamentali per le donne, come l’aborto, è ancora lungo. L’Irlanda può essere un esempio per il resto del mondo: oggi è un Paese moderno che riesce a conciliare la fede cattolica con la laicità dello Stato, un Paese in cui tutti sono inclusi e tutelati, uomini, donne e omosessuali, religiosi e atei.

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